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venerdì 2 ottobre 2009
domenica 30 agosto 2009
Videocracy
Già il fatto che nessuna rete Mediaset e Rai lo voglia trasmettere (e ancora non l'hanno fatto) è, di per sè, un incentivo ad andare a vederlo.
E allora, spazio dalla rete al trailer del film che, a quanto pare, nessuno vuole.
http://www.mymovies.it/film/2009/videocrazia/
E allora, spazio dalla rete al trailer del film che, a quanto pare, nessuno vuole.
http://www.mymovies.it/film/2009/videocrazia/
lunedì 13 luglio 2009
giovedì 14 agosto 2008
Tra senso del limite e ridicolo...
1. In questi giorni penso al senso del limite che dovremmo avere, e a volte non abbiamo, penso come questa modernità, certe sue sfaccettature, delle quali la principale è quella tecnologica, ci porti ad essere ridicoli senza, spesso, accorgersene.
«Una volta Alberto Sordi mi disse che l'arte della commedia era sempre più in crisi. Secondo lui il motivo era che tra la gente era sparito il senso del ridicolo. Nessuno si stupiva più per nulla. Aveva perfettamente ragione.»
Carlo Verdone
2. martedì sera incontro Sindaco e giunta comunale, alla festa per il Pd.
Serata mi sembra riuscita a metà. La metà presente coincide sul "che cosa abbiamo fatto": bravo Marco e bravo Simone nel ripercorrere in poco tempo 10 anni di impegno. Il Sindaco è stato molto onesto, riconoscendo e riconoscendosi (tanto per stare in tema) un senso del limite, oltre il quale non è stato posisbile andare. La metà che è mancata è stata quella che sarebbe dovuta coincidere con "che cosa non va attualmente", compito che spetta gioco forza ai cittadini.
Positivo mi è sembrato invece il fatto che tutti, a partire dal sottoscritto, abbiamo ribadito pubblicamente e chiaramente che noi siamo per un centrosinistra unito anche nel 2009 e per quello lavoreremo. Avendo presente due cose: San Gimignano e i Sangimignanesi, pensando a che città ci immaginiavo per i prox 10 anni, quali progetti e soprattuto quali idee.Spero che anche gli altri siano interessati a questa prospettiva. I primi segnali sono poco incoraggianti se è vero ciò che mi dicono e che il segretario di PRC locale ha convocato il primo direttivo di quel partito con il seguente (o giù di lì) odg: dopo il congresso di PRC è ancora opportuno restare in Giunta? (A proposito di ridicolo...)
3. stasera non potrò andare a Siena per ascoltare Gianni Cuperlo. peccato! Ma non posso lasciare la festa stasera. Troppa gente, troppe cose da fare (tra cui l'assemblea dei cacciatori con cui provereemo ad aprire un canale di dialogo..), tensione e stanchezza da terza settimana di festa.
In bocca al lupo a Niccolò che, invece, sarà sul palco!
Il tempo è l'unico vero capitale che un essere umano ha, e l'unico che non può permettersi di perdere.
(Thomas Alva Edison)
«Una volta Alberto Sordi mi disse che l'arte della commedia era sempre più in crisi. Secondo lui il motivo era che tra la gente era sparito il senso del ridicolo. Nessuno si stupiva più per nulla. Aveva perfettamente ragione.»
Carlo Verdone
2. martedì sera incontro Sindaco e giunta comunale, alla festa per il Pd.
Serata mi sembra riuscita a metà. La metà presente coincide sul "che cosa abbiamo fatto": bravo Marco e bravo Simone nel ripercorrere in poco tempo 10 anni di impegno. Il Sindaco è stato molto onesto, riconoscendo e riconoscendosi (tanto per stare in tema) un senso del limite, oltre il quale non è stato posisbile andare. La metà che è mancata è stata quella che sarebbe dovuta coincidere con "che cosa non va attualmente", compito che spetta gioco forza ai cittadini.
Positivo mi è sembrato invece il fatto che tutti, a partire dal sottoscritto, abbiamo ribadito pubblicamente e chiaramente che noi siamo per un centrosinistra unito anche nel 2009 e per quello lavoreremo. Avendo presente due cose: San Gimignano e i Sangimignanesi, pensando a che città ci immaginiavo per i prox 10 anni, quali progetti e soprattuto quali idee.Spero che anche gli altri siano interessati a questa prospettiva. I primi segnali sono poco incoraggianti se è vero ciò che mi dicono e che il segretario di PRC locale ha convocato il primo direttivo di quel partito con il seguente (o giù di lì) odg: dopo il congresso di PRC è ancora opportuno restare in Giunta? (A proposito di ridicolo...)
3. stasera non potrò andare a Siena per ascoltare Gianni Cuperlo. peccato! Ma non posso lasciare la festa stasera. Troppa gente, troppe cose da fare (tra cui l'assemblea dei cacciatori con cui provereemo ad aprire un canale di dialogo..), tensione e stanchezza da terza settimana di festa.
In bocca al lupo a Niccolò che, invece, sarà sul palco!
Il tempo è l'unico vero capitale che un essere umano ha, e l'unico che non può permettersi di perdere.
(Thomas Alva Edison)
lunedì 11 agosto 2008
Varie, ma non eventuali...
Sono stati - e sono- giorni intensi. Provo a riassumerli. Necessariamente a ritroso.
1. Non ho visto la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Mi dicono molto bella. Appariscente. Grandiosa, come lo è la Cina. Una dimostrazione da regime, dunque perfetta. Non lo so, ma oggi, penso, dello spirito olimpico vi è ben poca traccia. Si sta facendo avanti, anche nello sport, l'idea malsana che conti più apparire (dalle scenografie di grandi manifestazioni agli atleti) che non essere. La vicenda di Riccò e di Emanuele Sella, scivolati sulla "cera" a me è dispiaciuta. Attenzione! Non è un probela solo del ciclismo, lo è, più o meno di quasi tutti gli sport. Già le olimpiadi lo stanno dimostrando. Eppure, tornando alla vicenda Riccò, a me è dispiaciuta perchè avevo provato la sensazione, per un attimo, di un ritorno al passato. Del campione forte quanto irriverente. Attimo svanito, breve e fugace come non poteva essere altrimenti. Anche Riccò ha tradito. Se stesso, lo sport e il ciclismo. Che è carneficie e vittima di se stesso. Uno sport bellissimo. ma che da un pò di tempo, quando lo guardo mi puzza di falso.
2. Dov'è lo spirito olimpico? Si è perso nella notte dei tempi, al periodo classico. Neppure la tradizione della "tregua olimpica" riesce a concretizzarsi nell'epoca moderna. A me questo fatto ha impressionato molto. nel giorno di apertura dei giochi, bombe tra Russia e Georgia. la guerra, ancora lei, quella vera, quella delle bombe, dei roghi, della miseria, delle vittime civili, cui nessuno ridarà mai niente se non aver contribuito ad instillare in quei cuori sentimenti certo poco nobili: rabbia, voglia di vendetta, sfiducia nel prossimo. Soprattutto questo, qualsiasi guerra, si lascia alle spalle. Anche quando è "regionale", come è stata definita. Quasi come se regionale facesse meno male di guerra e basta. Questa cosa mi fa imbestialire. Ho visto la foto dell'uomo accasciato per terra che teneva tra le braccia la testa del suo parente, sdraiato a terra senza vita. Non ho pianto, ma ho provato un dolore tremendo e un senso di impotenza che, purtroppo, rispetto a questa come altre vicende, mi capita sempre più spesso di provare. Il dolore più forte l'ho provato quando ho immaginato di esserci io lì, per terra, con la casa distrutta da un razzo e un parente morto tra le braccia senza sapere chi l'abbia ucciso e soprattutto perchè...
3. Ho letto una serie di commenti in merito alla vicenda caucasica, di cui confesso sapevo poco o niente. Alcuni aspetti mi sembrano netti: la Russia è una nazione controversa, pericolosa, incapace di fare i conti con il presente, stretta tra il suo passato e l'incapacità di pensare al suo futuro mettendo al centro quel popolo martoriato e l'idea stessa di una democrazia degna di questo nome. L'America non è ormai più credibile. Avendo per anni, e non solo lì, pensate all'Afghanistan..., addestarto e finanziato truppe georgiane in chiave antirussa. Spero in Obama e in un cambio della strategia americana in politica estera. L'America non è più, da tempo, il faro della democrazia e un esempio di coerenza! L'Europa, in mancanza di una politica estera comune, si affida alla iniziativa della presidenza di turno francese ed ha una grande occasione nella mediazione per un immediato cessate il fuoco. Con Russia e USA parti in causa, può e deve giocare un ruolo forte, questa volta sì, per la pace nel Caucaso.
4. Caso Eluana Englaro. Confesso che la vicenda mi daà i brividi e in punta di piedi per rispetto alla famiglia e a lei provo a dire l'idea che mi sono fatto sul conflitto di attribuzione tra poteri dello sStato sollevato dalla camera. La dico subito chiara: personalmente credo che abbiamo assistito ad una prova di ipocrisia della politica da fare paura! E mi è piaciuti a metà il PD. Ci torno subito. Prima però due considerazioni.
La prima. Trovo scandaloso, nel metodo, che un parlamento, eletto per legiferare e per dare un corpus normativo moderno e efficiente al popolo, sollevi conflitto di attribuzione contro un altro potere dello stato (la magistratura) per il fatto che questa si sia espressa su di una materia (certo delicata) sulla base di principi giuridici generali dell'ordinamento, in mancanza di una specifica legge che il parlamento stesso, in tutti questi anni, non ha trovato il tempo (o non l'ha voluto trovare) per approvare. Sta qui l'ipocrisia. Io penso che una legge sul testamento biologico sia urgente e necessaria. penso anche che il Pd al Senato abbia fatto meglio che alla camera, non paretcipando alla votazione e uscendo dall'Aula ma impegnando con un ordine del giorno il SEnato ad affrontare il tema alla riopresa dei lavori. Eppure il PD non ci ha fatto una bella figura. Avrei preferito che i miei parlamentari fossero stati lì e avessero votato no! Tanto più che si votava sul metodo e non sul merito!
Per maggiore chiarezza sul tema cito Cuperlo e soprattutto, a sua volta, una sua interessantissima citazione di una sentenza della Corte costituzionale: "Non c’erano, anche a mio parere, gli estremi perché il Parlamento sollevasse il conflitto di attribuzione. E a stabilirlo è stata una sentenza della Corte Costituzionale. Per la precisione la n° 347 del 1998 che così recita: in “materie prive di una disciplina specifica il giudice, lungi dall’omettere di pronunciarsi, deve adottare un bilanciamento tra beni giuridici contrapposti, legittimando quindi, laddove manchi una normativa una estensione maggiore della discrezionalità giudiziaria (che solo il Parlamento potrebbe limitare con l’adozione di una specifica disciplina”. E la Corte prosegue infatti con queste parole: “l’individuazione di un ragionevole punto di equilibrio tra i diversi beni costituzionali coinvolti, nel rispetto della dignità della persona umana, appartiene primariamente alla valutazione del legislatore. Tuttavia (vi prego fate attenzione a questo “tuttavia” ndr) nell’attuale situazione di carenza legislativa (la sentenza in questione riguardava la fecondazione medicalmente assistita ndr), spetta al giudice ricercare nel sistema normativo l’interpretazione idonea ad assicurare la protezione degli anzidetti beni costituzionali”.
Tuttavia il tema che questa vicenda pone alla nostra bottega PD è questo: fino a quando ci poteremo permettere di fuggire di fronte a questi temi. Il PD è per vocazione (ed è un bene!) un partito plurale, con tanti voci. Odio i monoliti. Ma ci dovrà pur essere un momento in cui il partito prenderà posizione, anche a maggioranza su alcuni temi e su quella posizione farà la sua battaglia? oppure no? A volte si starà inminoranza a volte in maggioranza, a volte saremo d'accordo, altre volter un pò meno. Ma quando, la prima volta che succederà, prenderemo una decisione in questo modo, come si conviene, allora saremo un partito. Per l'esattezza Partito Democratico.
Ha scritto bene Pasquino e cito: "Su un argomento di tale rilevanza, un grande partito elabora una posizione propria oppure concede a ciascuno dei suoi parlamentari di argomentare la sua posizione in «scienza e coscienza» (come ha fatto, in maniera eccellente, Barbara Pollastrini) comunicando in questo modo a tutti gli elettori informazioni di notevole importanza e anticipando una propria posizione legislativa, sperabilmente capace di ampliare gli spazi di libertà delle persone."
La seconda considerazione. Penso che nel merito l'Italia e gli Italiani abbiamo bisogno di una normativa certa e risepttosa della libertà e dell'autodeterminazione di ciascuno. Io non mi permetto di giudicare il babbo Englaro ma altro non fa che riportare la volontà della figlia manifestata in vita, quando era coscente. Rispetto anche le posizioni di chi professa una fede religiosa e l'idea che la vita è degna di essere vissuta sempre e che, quindi, anche Eluana vive. Io non credo, non penso e non voglio dire che ci sia una vita più degna e una menio degna da vivere: quella del povero è meno degna del ricco? Quella dell'uomo è meno degna di quella della donna? Quella della star televisiva è più degna dell'insegnante o dell'impiegato delle poste? Quella dell'invalido o del malato è meno degna di quella della persona sana? Non ne faccio una questione in questi termini. Mi chiedo, laicamente, se vita nel senso di vita vissuta da una persona nel pieno delle proprie facoltà e responsabilità possa essere considerata quella di Eluana. Per come intendo io la politica. penso che la potica non possa più fare finta di niente. Dica come la pensa, agisca di conseguenza e si assuma le proprie responsabilità. Ma se niente cambierà, ci risparmi l'ipocrisia del conflitto di attribuzione.
5. Sono giorni di Festa de l'unità per il Pd a San Gimignano. Più che una festa, per me come per molti altri è..un lavoro. Ci sono, in particolare, alcune persone che si fanno il mazzo in modo indicibile a costo di sacrificare interessi e famiglia. Gli ammiro e so che per una serie di ragioni spingersi fin dove fanno loro mi sarà quasi impossibile. Ho molta stima di loro. Sono soddisfatto per come sono andati gli incontri che vengono definiti "politici". Il dibattito, si sarebbe detto una volta. Stiamo provando a ragionare su alcuni temi e l'abbiamo fatto sul PD a San Gimignano, parlado di noi, sullo stato dell'economia in Valdelsa, sulle opportunità offerte ai nostri agricoltori dal piano di sviluppo rurale, parlemo stasera di donne e politica, domani di 10 anni di governo di San Gimignano. E abbiamo parlato anche di Europa. sicurezza e difesa con Roberta Pinotti, senatrice Pd e ministro ombra per la difesa. L'incontro intervista organizzato con lei è stato, mi pare, un successo. Molta gente, domande "sul pezzo" come si dice in gergo, su temi come quelli citati non proprio facilemtne digeribili. Roberta è stata bravissima. Il Pd ha bisogno di persone in questo modo. Genuine, competenti, con i piedi per terra e decise del fatto loro. Ho avuto la possibilità di conoscerla anche nel privato in due giorni che è stata nostra ospite a San Gimignano e devo dire che ho scoperto una famiglia unita, moderna si direbbe, molto poco patinata ma molto vera, ed una donna che si barcamena tra l'impegno politico e la famiglia con grande coraggio e grande spirito, peraltro occupandosi di una materia, come lo è la difesa, tipicamente di tradizione (e di cultura...) maschilista! Sono felice, perchè capita di rado di incontrare il volto buono della politica.
6. Abbiamo parlato anche di giovanile di partito, con Niccolò, alberto, fausto, andrea e gli altri in una bella chiaccherata alla festa. L'associazione generazione democratica si è costituita a San Gimignano e mi fa piacere. Più che una cinghia di trasmissione, questo grosso modo quello che ho detto, abbiamo bisogno di ripartire dai fondamentali. La GD sia luogo aperto, non necessariamente del politically correct, libero da pregiudizi e capace di dare senso alle cose che facciamo e per cui ci impegniamo.
7. Il Toro ha pareggiato 2-2 col Fulham..incredibile. E ancor più incredibile è che ha fatto gol Abbruscato....stai a vedere che quest'anno...Resto della mia idea. Siamo poco! Ma sempre e comunque forza vecchio cuore granata.
8. Ieri sera (lunedì 11) abbiao parlato di donne e politica, donne e famiglia donne e lavoro. E' stato piacevole e, dal mio punto di vista maschile, istruttivo partecipre a questa chiaccherata sul mondo femminile. Nel mio intervento ho detto più o meno queste cose: tra i tanti problemi che ci sono in Italia due sono anche l'assenza di ricambio generazionale e la condizione femminile nella società italiana; notizia del 6 agosto sul sole24ore è stata quella che le donne imprenditrici hanno più difficoltà ad ottenere linee di credito (siamo nel 2008!); tema della sicurezza e delle donne: nella propagandistica discussione sulla sicurezza c'è un convitato di pietra, la donna appunto; sicurezza non solo intesa come possibilità di uscire una sera dopo cena in un piccolo centro così come nella grasnde città a passeggiare ma anche come percezione di sicurezza attorno e sulla propria vita; tema legato alla condizione precaria del lavoro (che colpische soprattutto e prevalentemente le donne), alla possibilità di poter assicurare alla famigli e i figli istruzione etc...; due cose da fare: agire sulla legislazione (come fatto dalla Regione Toscana con la legge sulla cittadinanza di genere e sulla conciliazione vita - lavoro che indica i principi, le azioni e gli strumenti per dare concreta realizzazione ad una piena parità fra uomini e donne) e sui servizi; servizi, badate, (e in questi secondo me l'intervento di Lorella è stato il più centrato) non solo e soltanto per e verso la donna ma per la famiglia (gli asili nido non si fanno per le mamme e per le donne e basya!); ho detto anche della difficoltà per un'amministrazione (tra finanziaria, tetti di spesa, tagli etc..) nel reperire le risorse per sopperire ai costi di questi servizi (anche a San Gimignano); su questo tema sono stato equivocato, ho parlato di costi in senso spicciolo ma è chiaro che è un investimento spendere in questi servizi: tuttavia l'attenzione ai costi è decisiva e lo sa bene chi amministra una città!; infine ho detto delle quote rosa e del PD; le quote non mi esaltano ma servono e sono servite a sbloccare le cose, anche se il rischio è che la meritocrazia vada a farsi benedire (vale anche per gli uomini sia chiaro!); sul PD penso che abbimo fatto bene a porre la questione del 50% negli oroganismi; ne terremo di conto anche nel riorganizzare l'esecutivo del PD, ma so che non sarà facile. Nei piccoli centri non è mai facile. Ma anche in questo caso, si tratta di essere coerenti. Ci proveremo.
1. Non ho visto la cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Mi dicono molto bella. Appariscente. Grandiosa, come lo è la Cina. Una dimostrazione da regime, dunque perfetta. Non lo so, ma oggi, penso, dello spirito olimpico vi è ben poca traccia. Si sta facendo avanti, anche nello sport, l'idea malsana che conti più apparire (dalle scenografie di grandi manifestazioni agli atleti) che non essere. La vicenda di Riccò e di Emanuele Sella, scivolati sulla "cera" a me è dispiaciuta. Attenzione! Non è un probela solo del ciclismo, lo è, più o meno di quasi tutti gli sport. Già le olimpiadi lo stanno dimostrando. Eppure, tornando alla vicenda Riccò, a me è dispiaciuta perchè avevo provato la sensazione, per un attimo, di un ritorno al passato. Del campione forte quanto irriverente. Attimo svanito, breve e fugace come non poteva essere altrimenti. Anche Riccò ha tradito. Se stesso, lo sport e il ciclismo. Che è carneficie e vittima di se stesso. Uno sport bellissimo. ma che da un pò di tempo, quando lo guardo mi puzza di falso.
2. Dov'è lo spirito olimpico? Si è perso nella notte dei tempi, al periodo classico. Neppure la tradizione della "tregua olimpica" riesce a concretizzarsi nell'epoca moderna. A me questo fatto ha impressionato molto. nel giorno di apertura dei giochi, bombe tra Russia e Georgia. la guerra, ancora lei, quella vera, quella delle bombe, dei roghi, della miseria, delle vittime civili, cui nessuno ridarà mai niente se non aver contribuito ad instillare in quei cuori sentimenti certo poco nobili: rabbia, voglia di vendetta, sfiducia nel prossimo. Soprattutto questo, qualsiasi guerra, si lascia alle spalle. Anche quando è "regionale", come è stata definita. Quasi come se regionale facesse meno male di guerra e basta. Questa cosa mi fa imbestialire. Ho visto la foto dell'uomo accasciato per terra che teneva tra le braccia la testa del suo parente, sdraiato a terra senza vita. Non ho pianto, ma ho provato un dolore tremendo e un senso di impotenza che, purtroppo, rispetto a questa come altre vicende, mi capita sempre più spesso di provare. Il dolore più forte l'ho provato quando ho immaginato di esserci io lì, per terra, con la casa distrutta da un razzo e un parente morto tra le braccia senza sapere chi l'abbia ucciso e soprattutto perchè...
3. Ho letto una serie di commenti in merito alla vicenda caucasica, di cui confesso sapevo poco o niente. Alcuni aspetti mi sembrano netti: la Russia è una nazione controversa, pericolosa, incapace di fare i conti con il presente, stretta tra il suo passato e l'incapacità di pensare al suo futuro mettendo al centro quel popolo martoriato e l'idea stessa di una democrazia degna di questo nome. L'America non è ormai più credibile. Avendo per anni, e non solo lì, pensate all'Afghanistan..., addestarto e finanziato truppe georgiane in chiave antirussa. Spero in Obama e in un cambio della strategia americana in politica estera. L'America non è più, da tempo, il faro della democrazia e un esempio di coerenza! L'Europa, in mancanza di una politica estera comune, si affida alla iniziativa della presidenza di turno francese ed ha una grande occasione nella mediazione per un immediato cessate il fuoco. Con Russia e USA parti in causa, può e deve giocare un ruolo forte, questa volta sì, per la pace nel Caucaso.
4. Caso Eluana Englaro. Confesso che la vicenda mi daà i brividi e in punta di piedi per rispetto alla famiglia e a lei provo a dire l'idea che mi sono fatto sul conflitto di attribuzione tra poteri dello sStato sollevato dalla camera. La dico subito chiara: personalmente credo che abbiamo assistito ad una prova di ipocrisia della politica da fare paura! E mi è piaciuti a metà il PD. Ci torno subito. Prima però due considerazioni.
La prima. Trovo scandaloso, nel metodo, che un parlamento, eletto per legiferare e per dare un corpus normativo moderno e efficiente al popolo, sollevi conflitto di attribuzione contro un altro potere dello stato (la magistratura) per il fatto che questa si sia espressa su di una materia (certo delicata) sulla base di principi giuridici generali dell'ordinamento, in mancanza di una specifica legge che il parlamento stesso, in tutti questi anni, non ha trovato il tempo (o non l'ha voluto trovare) per approvare. Sta qui l'ipocrisia. Io penso che una legge sul testamento biologico sia urgente e necessaria. penso anche che il Pd al Senato abbia fatto meglio che alla camera, non paretcipando alla votazione e uscendo dall'Aula ma impegnando con un ordine del giorno il SEnato ad affrontare il tema alla riopresa dei lavori. Eppure il PD non ci ha fatto una bella figura. Avrei preferito che i miei parlamentari fossero stati lì e avessero votato no! Tanto più che si votava sul metodo e non sul merito!
Per maggiore chiarezza sul tema cito Cuperlo e soprattutto, a sua volta, una sua interessantissima citazione di una sentenza della Corte costituzionale: "Non c’erano, anche a mio parere, gli estremi perché il Parlamento sollevasse il conflitto di attribuzione. E a stabilirlo è stata una sentenza della Corte Costituzionale. Per la precisione la n° 347 del 1998 che così recita: in “materie prive di una disciplina specifica il giudice, lungi dall’omettere di pronunciarsi, deve adottare un bilanciamento tra beni giuridici contrapposti, legittimando quindi, laddove manchi una normativa una estensione maggiore della discrezionalità giudiziaria (che solo il Parlamento potrebbe limitare con l’adozione di una specifica disciplina”. E la Corte prosegue infatti con queste parole: “l’individuazione di un ragionevole punto di equilibrio tra i diversi beni costituzionali coinvolti, nel rispetto della dignità della persona umana, appartiene primariamente alla valutazione del legislatore. Tuttavia (vi prego fate attenzione a questo “tuttavia” ndr) nell’attuale situazione di carenza legislativa (la sentenza in questione riguardava la fecondazione medicalmente assistita ndr), spetta al giudice ricercare nel sistema normativo l’interpretazione idonea ad assicurare la protezione degli anzidetti beni costituzionali”.
Tuttavia il tema che questa vicenda pone alla nostra bottega PD è questo: fino a quando ci poteremo permettere di fuggire di fronte a questi temi. Il PD è per vocazione (ed è un bene!) un partito plurale, con tanti voci. Odio i monoliti. Ma ci dovrà pur essere un momento in cui il partito prenderà posizione, anche a maggioranza su alcuni temi e su quella posizione farà la sua battaglia? oppure no? A volte si starà inminoranza a volte in maggioranza, a volte saremo d'accordo, altre volter un pò meno. Ma quando, la prima volta che succederà, prenderemo una decisione in questo modo, come si conviene, allora saremo un partito. Per l'esattezza Partito Democratico.
Ha scritto bene Pasquino e cito: "Su un argomento di tale rilevanza, un grande partito elabora una posizione propria oppure concede a ciascuno dei suoi parlamentari di argomentare la sua posizione in «scienza e coscienza» (come ha fatto, in maniera eccellente, Barbara Pollastrini) comunicando in questo modo a tutti gli elettori informazioni di notevole importanza e anticipando una propria posizione legislativa, sperabilmente capace di ampliare gli spazi di libertà delle persone."
La seconda considerazione. Penso che nel merito l'Italia e gli Italiani abbiamo bisogno di una normativa certa e risepttosa della libertà e dell'autodeterminazione di ciascuno. Io non mi permetto di giudicare il babbo Englaro ma altro non fa che riportare la volontà della figlia manifestata in vita, quando era coscente. Rispetto anche le posizioni di chi professa una fede religiosa e l'idea che la vita è degna di essere vissuta sempre e che, quindi, anche Eluana vive. Io non credo, non penso e non voglio dire che ci sia una vita più degna e una menio degna da vivere: quella del povero è meno degna del ricco? Quella dell'uomo è meno degna di quella della donna? Quella della star televisiva è più degna dell'insegnante o dell'impiegato delle poste? Quella dell'invalido o del malato è meno degna di quella della persona sana? Non ne faccio una questione in questi termini. Mi chiedo, laicamente, se vita nel senso di vita vissuta da una persona nel pieno delle proprie facoltà e responsabilità possa essere considerata quella di Eluana. Per come intendo io la politica. penso che la potica non possa più fare finta di niente. Dica come la pensa, agisca di conseguenza e si assuma le proprie responsabilità. Ma se niente cambierà, ci risparmi l'ipocrisia del conflitto di attribuzione.
5. Sono giorni di Festa de l'unità per il Pd a San Gimignano. Più che una festa, per me come per molti altri è..un lavoro. Ci sono, in particolare, alcune persone che si fanno il mazzo in modo indicibile a costo di sacrificare interessi e famiglia. Gli ammiro e so che per una serie di ragioni spingersi fin dove fanno loro mi sarà quasi impossibile. Ho molta stima di loro. Sono soddisfatto per come sono andati gli incontri che vengono definiti "politici". Il dibattito, si sarebbe detto una volta. Stiamo provando a ragionare su alcuni temi e l'abbiamo fatto sul PD a San Gimignano, parlado di noi, sullo stato dell'economia in Valdelsa, sulle opportunità offerte ai nostri agricoltori dal piano di sviluppo rurale, parlemo stasera di donne e politica, domani di 10 anni di governo di San Gimignano. E abbiamo parlato anche di Europa. sicurezza e difesa con Roberta Pinotti, senatrice Pd e ministro ombra per la difesa. L'incontro intervista organizzato con lei è stato, mi pare, un successo. Molta gente, domande "sul pezzo" come si dice in gergo, su temi come quelli citati non proprio facilemtne digeribili. Roberta è stata bravissima. Il Pd ha bisogno di persone in questo modo. Genuine, competenti, con i piedi per terra e decise del fatto loro. Ho avuto la possibilità di conoscerla anche nel privato in due giorni che è stata nostra ospite a San Gimignano e devo dire che ho scoperto una famiglia unita, moderna si direbbe, molto poco patinata ma molto vera, ed una donna che si barcamena tra l'impegno politico e la famiglia con grande coraggio e grande spirito, peraltro occupandosi di una materia, come lo è la difesa, tipicamente di tradizione (e di cultura...) maschilista! Sono felice, perchè capita di rado di incontrare il volto buono della politica.
6. Abbiamo parlato anche di giovanile di partito, con Niccolò, alberto, fausto, andrea e gli altri in una bella chiaccherata alla festa. L'associazione generazione democratica si è costituita a San Gimignano e mi fa piacere. Più che una cinghia di trasmissione, questo grosso modo quello che ho detto, abbiamo bisogno di ripartire dai fondamentali. La GD sia luogo aperto, non necessariamente del politically correct, libero da pregiudizi e capace di dare senso alle cose che facciamo e per cui ci impegniamo.
7. Il Toro ha pareggiato 2-2 col Fulham..incredibile. E ancor più incredibile è che ha fatto gol Abbruscato....stai a vedere che quest'anno...Resto della mia idea. Siamo poco! Ma sempre e comunque forza vecchio cuore granata.
8. Ieri sera (lunedì 11) abbiao parlato di donne e politica, donne e famiglia donne e lavoro. E' stato piacevole e, dal mio punto di vista maschile, istruttivo partecipre a questa chiaccherata sul mondo femminile. Nel mio intervento ho detto più o meno queste cose: tra i tanti problemi che ci sono in Italia due sono anche l'assenza di ricambio generazionale e la condizione femminile nella società italiana; notizia del 6 agosto sul sole24ore è stata quella che le donne imprenditrici hanno più difficoltà ad ottenere linee di credito (siamo nel 2008!); tema della sicurezza e delle donne: nella propagandistica discussione sulla sicurezza c'è un convitato di pietra, la donna appunto; sicurezza non solo intesa come possibilità di uscire una sera dopo cena in un piccolo centro così come nella grasnde città a passeggiare ma anche come percezione di sicurezza attorno e sulla propria vita; tema legato alla condizione precaria del lavoro (che colpische soprattutto e prevalentemente le donne), alla possibilità di poter assicurare alla famigli e i figli istruzione etc...; due cose da fare: agire sulla legislazione (come fatto dalla Regione Toscana con la legge sulla cittadinanza di genere e sulla conciliazione vita - lavoro che indica i principi, le azioni e gli strumenti per dare concreta realizzazione ad una piena parità fra uomini e donne) e sui servizi; servizi, badate, (e in questi secondo me l'intervento di Lorella è stato il più centrato) non solo e soltanto per e verso la donna ma per la famiglia (gli asili nido non si fanno per le mamme e per le donne e basya!); ho detto anche della difficoltà per un'amministrazione (tra finanziaria, tetti di spesa, tagli etc..) nel reperire le risorse per sopperire ai costi di questi servizi (anche a San Gimignano); su questo tema sono stato equivocato, ho parlato di costi in senso spicciolo ma è chiaro che è un investimento spendere in questi servizi: tuttavia l'attenzione ai costi è decisiva e lo sa bene chi amministra una città!; infine ho detto delle quote rosa e del PD; le quote non mi esaltano ma servono e sono servite a sbloccare le cose, anche se il rischio è che la meritocrazia vada a farsi benedire (vale anche per gli uomini sia chiaro!); sul PD penso che abbimo fatto bene a porre la questione del 50% negli oroganismi; ne terremo di conto anche nel riorganizzare l'esecutivo del PD, ma so che non sarà facile. Nei piccoli centri non è mai facile. Ma anche in questo caso, si tratta di essere coerenti. Ci proveremo.
giovedì 10 luglio 2008
Show-business sul palco
Trovo e posto questo commento di Curzio Maltese. Curzio è una mente lucida e brillante, a volte caustica. Lo posto perchè mi sembra contenga alcune verità. Forse, però, pur non condividendo toni e modalità della manifestazione di piazza Navona, una cosa non mi convince: sì, è vero, se inviti Grillo, il massimo che ti puoi aspettare è un "vaffa", il suoi "marchio" di fabbrica. Tuttavia, a volte, da qualche parte si dovrà pur cominciare...Concordo sul finale, è uno dei motivi del mio impegno. "È la politica che cambia le cose, e quella non c'è più". Giusto! A noi ritrovarla. Buona lettura.
Manifestazioni come quella di Piazza Navona dell'altro giorno sono show business. Servono a sfogare i sentimenti di un pubblico di spettatori, servono ai protagonisti a vendere merci sul mercato: libri, dvd, spettacoli teatrali. Non servono a cambiare le cose. Quindi non sono politica. I guai cominciano se si scambia lo show business per politica e lo si prende sul serio. Quando Beppe Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno di dover intervenire a una manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono un "pezzo" efficace. Un testo per una riunione politica è diverso da un testo comico per il teatro, ma segue regole rigide. Non dev'essere serio ma neppure troppo divertente: sarebbe un errore. Si bruciano belle battute del repertorio, che è giusto riservare al pubblico pagante dei teatri e dei palazzetti. Oltretutto, se la gente ride troppo, pensa. E se pensa non si scalda abbastanza, non urla. Bisogna dunque tenere alto il livello dell'emozione e "spararle grosse". Contro un bersaglio non scontato. Altrimenti non si fa notizia. Occorre anche valutare se alla manifestazione parteciperanno altri comici, come nel caso di piazza Navona. In tal caso il livello di fuoco aumenta, perché si corre il rischio di essere oscurati dalla concorrenza, in gergo televisivo "impallati". La logica è simile a quella che si segue per lanciare un film o un libro in una comparsata televisiva importante, uno show del sabato sera o il festival di Sanremo. È inutile parlare del prodotto in sé, perché il pubblico se lo aspetta e si perde l'effetto sorpresa. Benigni, quando doveva lanciare un film, non andava a parlare del film da Baudo o dalla Carrà ma s'inventava memorabili performances, tipo toccare gli attributi di Baudo o palpare le curve della Raffaella nazionale, con gran successo di promozione. Non tutti naturalmente, parlando di sesso o di altri temi "bassi" - penso al magnifico "Inno del corpo sciolto" - mostrano il talento di poeta contadino di Roberto. Le allusioni sessuali comunque funzionano sempre, soprattutto in Italia. Un altro trucco è attaccare un bersaglio imprevisto e in teoria intoccabile. Insomma, se Grillo o la Guzzanti si fossero limitati ad attaccare Berlusconi, nessuno ne avrebbe parlato. Per questo, hanno spostato l'obiettivo sul presidente della Repubblica e sul Papa.
Nulla è lasciato al caso. Si tratta di strategie calcolate, testi scritti e riscritti, trucchi del mestiere di grandi teatranti. Stiamo parlando di professionisti. Dello spettacolo. Scambiati per professionisti della politica. Da un punto di vista morale saranno discutibili. Ma che c'entrano la morale o la politica? In Italia, nel volgere di pochi secoli, si è finalmente capito che etica e politica sono separate. Per la verità, lo si è capito fin troppo. Un giorno si capirà che anche politica e spettacolo sono campi separati. Per ora, il giorno è lontano. Gli eventi creati di Beppe Grillo, dai Vaffa Day in poi, non sono azioni politiche. Il fine non è cambiare le cose, ma accrescere la popolarità del protagonista. Basterebbe un po' di lucida attenzione per comprenderlo. Purtroppo, chi vi partecipa e chi li osteggia non brilla in lucidità. La maggior parte dei bersagli di Grillo sono irrilevanti, innocui oppure marginali. Che importanza volete che abbia la presenza di diciotto parlamentari condannati in Parlamento, su mille, quando ce ne sono stati in passato due, tre, cinque volte tanti e 200 inquisiti? D'altra parte se la presenza in politica di un pregiudicato fosse un tema così importante, i seguaci di Grillo non si affiderebbero a lui, che ha una condanna definitiva e ricopre un ruolo politico, per quanto improprio, assai più importante dei diciotto messi assieme. Lo stesso discorso vale per altri obiettivi, come il doppio mandato, l'ordine dei giornalisti, i finanziamenti ai giornali di partito. Tutte storture, tutte battaglie condivisibili, s'intende, ma quisquilie. Nel caso del referendum sulla legge Gasparri non si tratta di una quisquilia, ma è ancora peggio. È un suicidio politico. Se si votasse oggi, quel referendum sarebbe una catastrofe per l'opposizione e un trionfo per Berlusconi. Ma la cosa più probabile è che il referendum non si faccia, per fortuna. Nessuna delle altre proposte avrà poi uno sbocco politico. Che senso ha dunque sbattersi tanto? Senso politico, nessuno. Ma il comico ha enormemente aumentato il proprio seguito, pubblico, clientela. Dico subito che trovo indegno e ridicolo ogni moralismo in proposito. Grillo è un uomo di spettacolo, è grottesco giudicarlo sulla base di un metro politico o etico. In più, se guadagna tanto, se lo merita. Ha fatto scelte coraggiose che gli hanno impedito di accedere alla principale fonte di arricchimento degli attori, la televisione pubblica e privata. È giusto che si cerchi altre audience. Il blog è la principale alternativa e lui lo ha intuito fra i primi. Ma se fosse un po' più sincero, dovrebbe ammettere che il suo blog non è tanto uno strumento di lotta politica e confronto di opinioni (peraltro, sono tutti d'accordo) quanto un fenomenale punto vendita di merci autoprodotte. O quanto meno è l'uno e l'altro. Grillo è dotato di un altro talento tipico dei comici, la scelta dei tempi. I suoi interventi sono ottimamente calibrati. Non frequenti, non distanti. Appena calano l'attenzione e le vendite, ecco l'evento, il vaffanculo col botto mediatico. Nelle settimane successive, le vendite e la popolarità schizzeranno di nuovo alle stelle. Gli altri hanno capito e lo imitano. Oggi la frase che gli agenti di spettacolo si sentono ripetere più spesso dagli attori, ma ormai perfino da registi, scrittori e professori di diritto comparato col saggio in uscita, è "facciamo una cosa alla Grillo, facciamo un gran casino". S'intende, per lanciare il prodotto. I più avveduti o i più aristocratici, come Nanni Moretti, si sono sottratti per tempo alla trappola. L'interesse delle persone di spettacolo a usare eventi politici a fini di popolarità e commerciali è insomma piuttosto evidente. Come dovrebbero essere chiare le analogie di meccanismo e di linguaggio fra queste tecniche e il populismo berlusconiano. Misteriosa è invece la ragione per cui i politici e gli organizzatori si prestino a queste operazioni di marketing, dalle quali hanno tutto da perdere. Paolo Flores ha il grande merito di aver avviato con la manifestazione del Palavobis del 2002 la stagione dei movimenti che, negli anni successivi, riempì le piazze italiane di milioni di persone. Da storico e filosofo di valore, può stimare lui stesso l'abissale distanza che separa la sobria e feconda forza politica del Palavobis di allora con la sguaiata impotenza di Piazza Navona. L'ultima adunata non avvierà una stagione di protesta. Al contrario, può aver contribuito a stroncarla sul nascere. I toni, i modi, l'eco mediatica per quanto parziale e magari ingiusta dell'evento, hanno contribuito a rafforzare il disegno del "nemico" berlusconiano. Il quale da anni cerca di rovesciare la questione centrale della criminalità delle classi dirigenti italiane nel suo contrario, l'emarginazione fra gli estremisti di chi difende la magistratura e i valori della Costituzione. Con gli insulti di piazza Navona gli si è reso un enorme favore. Quanto ad Antonio Di Pietro, non gode forse degli stessi strumenti culturali di Flores, ma ha di sicuro fiuto politico. Capirà prima o poi che la strada in cui si è messo porta a un finale scontato: Grillo in cima alle classifiche dei best sellers e l'Italia dei Valori allo 0,5 per cento dei voti. Perché prima o poi gli toccherà dissociarsi, anzi ha già cominciato, e sarà bollato come codardo e venduto. Ma in questo scambio di favori ed equivoci fra primedonne, l'unico aspetto che davvero intristisce è l'inganno del pubblico. Le persone che sono andate a Piazza Navona da cittadini e si sono ritrovati spettatori, come sempre. Hanno applaudito un idolo che attaccava un altro idolo. Portando a casa la sera il tacito, amaro dubbio che le cose non cambieranno. E come potrebbero? A colpi di eventi? Gli show servono a consolare, non a cambiare la realtà. Lo show di Berlusconi, che rimane l'inventore del metodo, si rappresenta da quindici anni e l'Italia è il paese meno cambiato al mondo. Soltanto ogni giorno un po' più volgare, ignorante e incattivito. È la politica che cambia le cose, e quella non c'è più. (10 luglio 2008)
Manifestazioni come quella di Piazza Navona dell'altro giorno sono show business. Servono a sfogare i sentimenti di un pubblico di spettatori, servono ai protagonisti a vendere merci sul mercato: libri, dvd, spettacoli teatrali. Non servono a cambiare le cose. Quindi non sono politica. I guai cominciano se si scambia lo show business per politica e lo si prende sul serio. Quando Beppe Grillo o Sabina Guzzanti o altri comici sanno di dover intervenire a una manifestazione pubblica, riuniscono i loro autori e chiedono un "pezzo" efficace. Un testo per una riunione politica è diverso da un testo comico per il teatro, ma segue regole rigide. Non dev'essere serio ma neppure troppo divertente: sarebbe un errore. Si bruciano belle battute del repertorio, che è giusto riservare al pubblico pagante dei teatri e dei palazzetti. Oltretutto, se la gente ride troppo, pensa. E se pensa non si scalda abbastanza, non urla. Bisogna dunque tenere alto il livello dell'emozione e "spararle grosse". Contro un bersaglio non scontato. Altrimenti non si fa notizia. Occorre anche valutare se alla manifestazione parteciperanno altri comici, come nel caso di piazza Navona. In tal caso il livello di fuoco aumenta, perché si corre il rischio di essere oscurati dalla concorrenza, in gergo televisivo "impallati". La logica è simile a quella che si segue per lanciare un film o un libro in una comparsata televisiva importante, uno show del sabato sera o il festival di Sanremo. È inutile parlare del prodotto in sé, perché il pubblico se lo aspetta e si perde l'effetto sorpresa. Benigni, quando doveva lanciare un film, non andava a parlare del film da Baudo o dalla Carrà ma s'inventava memorabili performances, tipo toccare gli attributi di Baudo o palpare le curve della Raffaella nazionale, con gran successo di promozione. Non tutti naturalmente, parlando di sesso o di altri temi "bassi" - penso al magnifico "Inno del corpo sciolto" - mostrano il talento di poeta contadino di Roberto. Le allusioni sessuali comunque funzionano sempre, soprattutto in Italia. Un altro trucco è attaccare un bersaglio imprevisto e in teoria intoccabile. Insomma, se Grillo o la Guzzanti si fossero limitati ad attaccare Berlusconi, nessuno ne avrebbe parlato. Per questo, hanno spostato l'obiettivo sul presidente della Repubblica e sul Papa.
Nulla è lasciato al caso. Si tratta di strategie calcolate, testi scritti e riscritti, trucchi del mestiere di grandi teatranti. Stiamo parlando di professionisti. Dello spettacolo. Scambiati per professionisti della politica. Da un punto di vista morale saranno discutibili. Ma che c'entrano la morale o la politica? In Italia, nel volgere di pochi secoli, si è finalmente capito che etica e politica sono separate. Per la verità, lo si è capito fin troppo. Un giorno si capirà che anche politica e spettacolo sono campi separati. Per ora, il giorno è lontano. Gli eventi creati di Beppe Grillo, dai Vaffa Day in poi, non sono azioni politiche. Il fine non è cambiare le cose, ma accrescere la popolarità del protagonista. Basterebbe un po' di lucida attenzione per comprenderlo. Purtroppo, chi vi partecipa e chi li osteggia non brilla in lucidità. La maggior parte dei bersagli di Grillo sono irrilevanti, innocui oppure marginali. Che importanza volete che abbia la presenza di diciotto parlamentari condannati in Parlamento, su mille, quando ce ne sono stati in passato due, tre, cinque volte tanti e 200 inquisiti? D'altra parte se la presenza in politica di un pregiudicato fosse un tema così importante, i seguaci di Grillo non si affiderebbero a lui, che ha una condanna definitiva e ricopre un ruolo politico, per quanto improprio, assai più importante dei diciotto messi assieme. Lo stesso discorso vale per altri obiettivi, come il doppio mandato, l'ordine dei giornalisti, i finanziamenti ai giornali di partito. Tutte storture, tutte battaglie condivisibili, s'intende, ma quisquilie. Nel caso del referendum sulla legge Gasparri non si tratta di una quisquilia, ma è ancora peggio. È un suicidio politico. Se si votasse oggi, quel referendum sarebbe una catastrofe per l'opposizione e un trionfo per Berlusconi. Ma la cosa più probabile è che il referendum non si faccia, per fortuna. Nessuna delle altre proposte avrà poi uno sbocco politico. Che senso ha dunque sbattersi tanto? Senso politico, nessuno. Ma il comico ha enormemente aumentato il proprio seguito, pubblico, clientela. Dico subito che trovo indegno e ridicolo ogni moralismo in proposito. Grillo è un uomo di spettacolo, è grottesco giudicarlo sulla base di un metro politico o etico. In più, se guadagna tanto, se lo merita. Ha fatto scelte coraggiose che gli hanno impedito di accedere alla principale fonte di arricchimento degli attori, la televisione pubblica e privata. È giusto che si cerchi altre audience. Il blog è la principale alternativa e lui lo ha intuito fra i primi. Ma se fosse un po' più sincero, dovrebbe ammettere che il suo blog non è tanto uno strumento di lotta politica e confronto di opinioni (peraltro, sono tutti d'accordo) quanto un fenomenale punto vendita di merci autoprodotte. O quanto meno è l'uno e l'altro. Grillo è dotato di un altro talento tipico dei comici, la scelta dei tempi. I suoi interventi sono ottimamente calibrati. Non frequenti, non distanti. Appena calano l'attenzione e le vendite, ecco l'evento, il vaffanculo col botto mediatico. Nelle settimane successive, le vendite e la popolarità schizzeranno di nuovo alle stelle. Gli altri hanno capito e lo imitano. Oggi la frase che gli agenti di spettacolo si sentono ripetere più spesso dagli attori, ma ormai perfino da registi, scrittori e professori di diritto comparato col saggio in uscita, è "facciamo una cosa alla Grillo, facciamo un gran casino". S'intende, per lanciare il prodotto. I più avveduti o i più aristocratici, come Nanni Moretti, si sono sottratti per tempo alla trappola. L'interesse delle persone di spettacolo a usare eventi politici a fini di popolarità e commerciali è insomma piuttosto evidente. Come dovrebbero essere chiare le analogie di meccanismo e di linguaggio fra queste tecniche e il populismo berlusconiano. Misteriosa è invece la ragione per cui i politici e gli organizzatori si prestino a queste operazioni di marketing, dalle quali hanno tutto da perdere. Paolo Flores ha il grande merito di aver avviato con la manifestazione del Palavobis del 2002 la stagione dei movimenti che, negli anni successivi, riempì le piazze italiane di milioni di persone. Da storico e filosofo di valore, può stimare lui stesso l'abissale distanza che separa la sobria e feconda forza politica del Palavobis di allora con la sguaiata impotenza di Piazza Navona. L'ultima adunata non avvierà una stagione di protesta. Al contrario, può aver contribuito a stroncarla sul nascere. I toni, i modi, l'eco mediatica per quanto parziale e magari ingiusta dell'evento, hanno contribuito a rafforzare il disegno del "nemico" berlusconiano. Il quale da anni cerca di rovesciare la questione centrale della criminalità delle classi dirigenti italiane nel suo contrario, l'emarginazione fra gli estremisti di chi difende la magistratura e i valori della Costituzione. Con gli insulti di piazza Navona gli si è reso un enorme favore. Quanto ad Antonio Di Pietro, non gode forse degli stessi strumenti culturali di Flores, ma ha di sicuro fiuto politico. Capirà prima o poi che la strada in cui si è messo porta a un finale scontato: Grillo in cima alle classifiche dei best sellers e l'Italia dei Valori allo 0,5 per cento dei voti. Perché prima o poi gli toccherà dissociarsi, anzi ha già cominciato, e sarà bollato come codardo e venduto. Ma in questo scambio di favori ed equivoci fra primedonne, l'unico aspetto che davvero intristisce è l'inganno del pubblico. Le persone che sono andate a Piazza Navona da cittadini e si sono ritrovati spettatori, come sempre. Hanno applaudito un idolo che attaccava un altro idolo. Portando a casa la sera il tacito, amaro dubbio che le cose non cambieranno. E come potrebbero? A colpi di eventi? Gli show servono a consolare, non a cambiare la realtà. Lo show di Berlusconi, che rimane l'inventore del metodo, si rappresenta da quindici anni e l'Italia è il paese meno cambiato al mondo. Soltanto ogni giorno un po' più volgare, ignorante e incattivito. È la politica che cambia le cose, e quella non c'è più. (10 luglio 2008)
domenica 6 luglio 2008
Robin Hood a chi???
SCRIVO IN VERDE, VERDE SPERANZA...
E' incredibile come un uso sapiente dei media possa far passare messaggi banali quanto efficiaci e convincre le persone che quel che si dice è assolutamente vero.
In questo, diciamoci la verità, Silvio è il più bravo di tutti e un pò di mestiere l'ha passato anche agli altri. Per esempio a Giulio Tr. Il famoso Robin Hood. Alla rovescia però. Come hanno dimostrato economisti ed esperti, per esempio, sulla "tassa" ai petrolieri. Una bufala. Eppure domandate in giro: rubano ia ricchi per dare ai poveri.
Tanto per stare alla cronaca ecco un altro speldido splendente esempio di Robin Hood alla rovescia.
Il Governo ha rinnovato le concessioni stradali.
Guarda un pò per le autostrade le tariffe vengono ancorate all'inflazione effettiva (circa il 3 e passa per cento) così come è stato recentemente fatto con gli autotrasportatori...
Domandona spontanea: perchè 2 pesi e 2 misure???
Vale a dire, perchè alle autostrade, alle aziende, si restituisce tutto e invece per i lavoratori si chiede e si pratica l'ancoraggio all'inflazione programmata (intorno al 2%)?
REBUS SIC STANTIBUS...
E' incredibile come un uso sapiente dei media possa far passare messaggi banali quanto efficiaci e convincre le persone che quel che si dice è assolutamente vero.
In questo, diciamoci la verità, Silvio è il più bravo di tutti e un pò di mestiere l'ha passato anche agli altri. Per esempio a Giulio Tr. Il famoso Robin Hood. Alla rovescia però. Come hanno dimostrato economisti ed esperti, per esempio, sulla "tassa" ai petrolieri. Una bufala. Eppure domandate in giro: rubano ia ricchi per dare ai poveri.
Tanto per stare alla cronaca ecco un altro speldido splendente esempio di Robin Hood alla rovescia.
Il Governo ha rinnovato le concessioni stradali.
Guarda un pò per le autostrade le tariffe vengono ancorate all'inflazione effettiva (circa il 3 e passa per cento) così come è stato recentemente fatto con gli autotrasportatori...
Domandona spontanea: perchè 2 pesi e 2 misure???
Vale a dire, perchè alle autostrade, alle aziende, si restituisce tutto e invece per i lavoratori si chiede e si pratica l'ancoraggio all'inflazione programmata (intorno al 2%)?
REBUS SIC STANTIBUS...
venerdì 4 luglio 2008
Internet, informazione e pluralismo
Mi sembra molto interessantre questa indagine svolta dal sito lavoce.info. Emerge un quadro di una nota verità e di una mezza verità.
La prima è che la tv resta il principale mezzo per gli Italiani. Questo la dice lunga su chi sia oggi ad esercitare la vera egemonia culturale. Le tv e..soprattutto chi le possiede. Ma va?
La seconda è che però essi si rivolgono ad internet per avere maggiori approfondimenti (perchè i bassi costi di inrnet sono considerati garanzia di maggiore indipednenza e libertà dai grandi finaziatori). Sono solo in parte d'accordo. E' vero. Sulla rete si trova di tutto, sempre in maggior dettaglio e con lenti di ingrandimento vi via più grandi. Questo è un bene. Resta però ancora il problema della veridicità delle fonti, spesso non citate, e della fraudolenza di certe info o di certi dati. Un aspetto su cui ancora lavorare.
Un dato per me importante: "iIl 63 per cento degli intervistati pensa che il pluralismo sia molto importante". Ok. Salvo scordarcelo quando andiamo a votare.
Come dire: vengo dopo il tg!
Sono sempre di più gli italiani che navigano in Internet, 26 milioni dicono le stime.
E se la televisione resta il mezzo da cui si attingono le notizie, è in rete che si cercano fonti di approfondimento attendibili e non faziose.
Perché i bassi costi sono una garanzia di minore dipendenza dai finanziatori. Lo dicono i risultati del nostro sondaggio su "Internet, informazione e pluralismo".
Sta davvero diventando un popolo di navigatori, quello italiano. Navigatori su Internet, ovviamente. Si stima che siano 26 milioni, 60 per cento dei cittadini da 14 a 80 anni di età. L’indagine è stata effettuata su un campione di mezzo migliaio (per l’esattezza 493) di queste persone. Non è rappresentativo della popolazione italiana, ma degli internauti. C’è in proporzione il doppio di giovani tra i 14 e i 24 anni rispetto alla popolazione italiana.
NOTIZIE DALLA TV, APPROFONDIMENTI IN RETE
Saranno pure internauti, ma gli intervistati in questo sondaggio considerano comunque la televisione il mezzo principale da cui attingono notizie (77,1 per cento delle risposte). Internet arriva al secondo posto ma con enorme distacco (7,7 per cento).
Tuttavia, a fronte di un’esigenza di approfondimento, il ricorso a Internet sale oltre il 20 per cento, quello alla Tv scende al 37 per cento.
C’è da supporre che la televisione sbaragli il campo quando si vuole un’informazione facilmente fruibile (il linguaggio comprensibile, tipico della Tv, è il criterio di scelta del medium per il 41,8 per cento degli interrogati), ma che passi in secondo piano quando si è alla ricerca di fonti attendibili e non faziose. In tal caso Internet batte tutti i media con il 70 per cento e la televisione rimane confinata a un 19 per cento. Sono pochi (meno di 5 su 100) gli internauti che cercano un’informazione partigiana, “in affinità con le proprie idee”.
Il 63 per cento degli intervistati pensa che il pluralismo sia molto importante. Tra questi, il 41 per cento ritiene di trovare un’informazione più seria e obiettiva su Internet, solo il 12 per cento sulla televisione.
Ed è interessante vedere perché ai siti web venga attribuita una maggiore credibilità. Quasi la metà delle risposte indicano i bassi costi e perciò la minore dipendenza dai finanziatori.
Fonte: www.lavoce.info
La prima è che la tv resta il principale mezzo per gli Italiani. Questo la dice lunga su chi sia oggi ad esercitare la vera egemonia culturale. Le tv e..soprattutto chi le possiede. Ma va?
La seconda è che però essi si rivolgono ad internet per avere maggiori approfondimenti (perchè i bassi costi di inrnet sono considerati garanzia di maggiore indipednenza e libertà dai grandi finaziatori). Sono solo in parte d'accordo. E' vero. Sulla rete si trova di tutto, sempre in maggior dettaglio e con lenti di ingrandimento vi via più grandi. Questo è un bene. Resta però ancora il problema della veridicità delle fonti, spesso non citate, e della fraudolenza di certe info o di certi dati. Un aspetto su cui ancora lavorare.
Un dato per me importante: "iIl 63 per cento degli intervistati pensa che il pluralismo sia molto importante". Ok. Salvo scordarcelo quando andiamo a votare.
Come dire: vengo dopo il tg!
Sono sempre di più gli italiani che navigano in Internet, 26 milioni dicono le stime.
E se la televisione resta il mezzo da cui si attingono le notizie, è in rete che si cercano fonti di approfondimento attendibili e non faziose.
Perché i bassi costi sono una garanzia di minore dipendenza dai finanziatori. Lo dicono i risultati del nostro sondaggio su "Internet, informazione e pluralismo".
Sta davvero diventando un popolo di navigatori, quello italiano. Navigatori su Internet, ovviamente. Si stima che siano 26 milioni, 60 per cento dei cittadini da 14 a 80 anni di età. L’indagine è stata effettuata su un campione di mezzo migliaio (per l’esattezza 493) di queste persone. Non è rappresentativo della popolazione italiana, ma degli internauti. C’è in proporzione il doppio di giovani tra i 14 e i 24 anni rispetto alla popolazione italiana.
NOTIZIE DALLA TV, APPROFONDIMENTI IN RETE
Saranno pure internauti, ma gli intervistati in questo sondaggio considerano comunque la televisione il mezzo principale da cui attingono notizie (77,1 per cento delle risposte). Internet arriva al secondo posto ma con enorme distacco (7,7 per cento).
Tuttavia, a fronte di un’esigenza di approfondimento, il ricorso a Internet sale oltre il 20 per cento, quello alla Tv scende al 37 per cento.
C’è da supporre che la televisione sbaragli il campo quando si vuole un’informazione facilmente fruibile (il linguaggio comprensibile, tipico della Tv, è il criterio di scelta del medium per il 41,8 per cento degli interrogati), ma che passi in secondo piano quando si è alla ricerca di fonti attendibili e non faziose. In tal caso Internet batte tutti i media con il 70 per cento e la televisione rimane confinata a un 19 per cento. Sono pochi (meno di 5 su 100) gli internauti che cercano un’informazione partigiana, “in affinità con le proprie idee”.
Il 63 per cento degli intervistati pensa che il pluralismo sia molto importante. Tra questi, il 41 per cento ritiene di trovare un’informazione più seria e obiettiva su Internet, solo il 12 per cento sulla televisione.
Ed è interessante vedere perché ai siti web venga attribuita una maggiore credibilità. Quasi la metà delle risposte indicano i bassi costi e perciò la minore dipendenza dai finanziatori.
Fonte: www.lavoce.info
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