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venerdì 26 febbraio 2016

Unioni civili: perdiamo tutti, avanzano solo i diritti

Avrei votato senza problemi il ddl Cirinnà, frutto già di una buona mediazione. Alla fine di tutto, però, quello che mi interessa di più è che seppure dopo cronico ritardo e stucchevoli tatticismi, finalmente la legge che istituisce per la prima volta in Italia “l’unione civile tra persone dello stesso sesso” ci sarà. E ci sarà come “specifica formazione sociale” sulla base dell’art. 2 della Costituzione. Insomma: si allarga il campo dei diritti, fino ad oggi colpevolmente rinchiuso nel nostro Paese.

Non mi iscrivo né al partito dell’esaltazione della vittoria, né a quello del piagnisteo continuo che non va bene nulla. Penso che la legge passata al Senato sia la migliore possibile alle condizioni date nel Senato della Repubblica italiano oggi, nell’anno del Signore (è il caso di dirlo…) 2016.

Avrei voluto tutto e di più, il meglio e il bene, lo avrei voluto ben prima e non oggi, e in tal senso ho e abbiamo presentato negli anni scorsi assieme ai colleghi di Sel anche atti politici nel nostro piccolo Consiglio Comunale rivolti al Parlamento perchè intervenisse, di comunque colore esso fosse stato, prima di averne viste di tutti i colori in questi giorni.
Ma se è vero che per me che la politica si nutre di valori e di ideali (smetterei quando non ne trovassi più), ho ben imparato, frequentandola da molto vicino, come essa sia davvero l’arte del possibile. E come spesso il meglio sia nemico del bene.

Credo che dopo quello che si è visto al Senato perdano un po’ tutti gli attori in campo, senza scampo per nessuno. Compreso il mio partito.
Avanzano solo i diritti, almeno e per quanto in ritardo. Meno male.
Perché mi pare che si dimentichi che a breve, dopo il passaggio alla Camera, avremo finalmente l’estensione alle coppie omosessuali di tutti i diritti del matrimonio civile, dalla residenza comune alla reversibilità della pensione, dal diritto di subentrare al contratto di affitto alla possibilità di decidere la comunione dei beni, dalla decisioni da prendere in materia sanitaria all’accesso a congedi matrimoniali, assegni familiari e graduatorie pubbliche. E via così per le convivenze di fatto.
Prima non c’era nulla di tutto questo, tra breve ci sarà. Ho l'amaro in bocca per come ci siamo arrivati.

Certo è che il Parlamento, il Senato in particolare, aveva la possibilità di riappropriarsi di un ruolo e di una centralità, su di un tema che è vero che interessi una piccolissima percentuale della popolazione, così come è altrettanto vero che rappresenti una cartina di tornasole del grado di civiltà e di libertà di un Paese. In questo caso il nostro. Così non è stato. E la responsabilità di questo giro di giostra è principalmente del PD e del M5S. Se la cavano più o meno gli intramontabili democristiani, di opposizione e di governo: ma tanto si sa, loro se la cavano sempre.

Al PD rivendico due responsabilità. Una positiva: quella di aver posto comunque il tema al centro del dibattito, non scansandolo ma affrontandolo, quando invece una tattica molto spicciola suggeriva di tenersi molto più alla larga da questa tematica. Una negativa: ha sbagliato i conti, ha gestito male la costruzione del consenso sul ddl. Non ho capito poi la gestione del gruppo di Zanda, né il suo rapporto con Grasso: ma non si parlano? (curioso poi come Grasso sia passato per i 5S da unico magistrato amico di Berlusca a paladino della democrazia...). I 5S invece avevano per l’ennesima volta la possibilità di determinare qualcosa in questo Paese, ma hanno deciso di portare via il pallone anche stavolta. La democrazia sarà anche salva, ma loro continuano a non essere determinanti in nulla. E’ la differenza che corre tra fare testimonianza e governare le cose.

Resta comunque un senso di frustrazione e di amaro in bocca, per tutto quello che mille volte in Italia potrebbe essere e poi non è. Siamo un Paese che non conosce mezze misure: o vince la palude dell’immobilismo o per fare le cose abbiamo bisogno dello strappo, della forzatura, della prova di forza (ho trovato odiosa la fiducia su di un tema di questa natura, anche se l’ho compresa per come si sono messe le cose. L'unico contento sarà stato l'osceno Diba, che l'ha invocava strumentalmente apposta). Siamo questi ed il Parlamento ne è lo specchio fedelissimo. Purtroppo.

Considerazioni finali e telegrafiche.
Alfano è tristissimo e imbarazzante. Confonde il diritto canonico con la natura... Considera una vittoria da conservatori togliere la fedeltà per legge (io la penso come Vattimo: attiene alla sfera etica, non giuridica e per quanto mi riguarda la toglierei anche dal matrimonio civile in quanto retaggio, sono d’accordo con la Cirinnà, di un’Italia bigotta e oscurantista che su questo elemento basava il delitto d’onore).
L’unico innaturale rischia di essere lui.

Bene che il Parlamento, dopo questa mesta vicenda, discuta quanto prima una legge organica sulle adozioni, che riaffronti anche il tema dell’adozione del figliastro (così ci capisce anche Scilipoti). C’è una possibilità di giocare un ”secondo tempo” e di riabilitarsi parzialmente ai nostri occhi di cittadini. E sono ancora una volta d’accordo con la Cirinnà: si vedrà così chi bleffava e e chi faceva sul serio. Perché alla fine della fiera ci sono sempre le vite delle persone che si aspettano risposte e qualche certezza in più. Un’occasione per non lasciare che di queste vicende si occupino solo i tribunali in questo Paese, perché la politica non sa o non vuole decidere.

Non vedo l’ora di essere al 2018 per votare per un nuovo Parlamento. E a tutti gli schizzignosi dico, vista la situazione, ben venga l’Italicum, con tutti i suoi limiti di cui ho scritto mille volte. Che ci sia una maggioranza chiara, che governi dal “giorno dopo”, che se ne assuma la responsabilità senza portare via il pallone, che ne risponda alla fine del mandato davanti agli elettori. Una roba come quella del 2013 porta ai governi di larghe intese e a questi troiai.

Ribadisco quanto ho scritto più volte: il PD è e resti un partito di centrosinistra. No al partito della nazione, negazione ed esatto opposto della  vocazione maggioritaria di avere un progetto per governare l’Italia. Renzi ha ribadito che è un fantasma e che non insegue i fantasmi. Bene. Verdini si balocchi quanto gli pare, voti cosa gli pare, ma resta un'altra roba.

lunedì 25 maggio 2015

Dal divorzio breve alle unioni civili: ultima chiamata per l'Italia



Il 13 maggio 1974 l'Italia sceglieva il divorzio.
Il 26 maggio 2015, cioè domani, entrano in vigore le nuove norme per il divorzio così detto breve. Da 6 a 12 mesi per dirsi addio. Le norme si applicano anche ai procedimenti già in corso - circa 200mila.

Dopo 41 anni da quel maggio '74 l’istituto si rinnova dunque. Soprattutto si accorcia. Per capirne di più (a chi si applica, quali tempi, come) consiglio questo post di Susanna .

Nel 1974 l’'Unità titolava:"grande vittoria della libertà". Oggi, al tagliando dei 41 anni è giusto parlare di civiltà, oltre che di buon senso. Perché non aveva senso, una volta maturata la scelta consensuale o giudiziale aspettare tutto quel tempo. Soprattutto al tempo della società liquida.

Ma ciò che mi ha più colpito è il dato del largo consenso registrato dalla norma in Parlamento, più esattamente alla Camera: 398 sì, 28 no e 6 astenuti.

Le letture possono essere tante e diverse tra loro. 
Ne dico almeno due.
La prima, più immediata,  è nel segno del tasso di ipocrisia che pervade larga parte della politica italiana, quel “si fa ma non si dice” che caratterizzò anche chi si oppose allora all’introduzione della normativa sul divorzio. In un Paese fortemente caratterizzato ed influenzato dalla religione cattolica, in cui a quasi ogni votazione si invoca la libertà di coscienza (c’è chi l’ha invocata perfino sull’atto più politico che politico non ce n’è, come la legge elettorale…) non ci sarebbe stato da aspettarsi una maggioranza così larga. Ma tant’è, e personalmente non me ne duolgo.

La seconda è che, invece,  il Parlamento più giovane della storia della Repubblica, grazie soprattutto ai massicci innesti di nuove leve operati nel 2013 in particolare dal PD e dal M5S (le principali due forze in Aula) fa sì che a misurarsi su questi temi siano generazioni più aperte e meglio disposte verso queste tematiche.

La prova del nove l’avremo sul tema delle unioni civili. 
Ora che anche la cattolicissima Irlanda ha detto si all’unione tra persone dello stesso sesso… (sì: io preferisco chiamarle così: uinioni civili. Nozze gay non mi piace; anche perché la parola matrimonio ci fa da specchietto per le allodole, ci fa deviare il discorso e ci allontana dall’obiettivo vero al di là della parola utilizzata: allargare concretamente il campo dei diritti).

C’è un ddl in discussione, che a sua volta raggruppa diversi progetti di legge.
A parole siamo tutti (o quasi) d’accordo, segnali di velato progressismo arrivano anche da Papa Francesco. Al di là degli slogan, che sia davvero la volta buona?

Me l’auguro. Anche perché nel nostro piccolo ci abbiamo lavorato, in Consiglio Comunale anche con i compagni di Sel fin dalla passata legislatura, approvando atti politici che, senza la presunzione di avere la verità in tasca, invitavano seriamente il legislatore nazionale, indipendentemente dal colore politico del governo del momento, a provvedere: a colmare la lacuna normativa senza dover ricorrere, cosa che non abbiamo mai fatto passare, ad esempio, qui a San Gimignano, alla presa in giro dell’istituzione dei registri comunali. Che servivano a piantare la bandiera dell’ideologia ma che, purtroppo e nei fatti, non allargavano di un cm il campo dei diritti, non rendevano esigibili ed opponibili a terzi nessun diritto tra coppie dello stesso sesso. Che invece è da sempre quello che ci interessa e per cui, nel nostro piccolo lavoriamo. 

La politica nazionale è chiamata a recuperare sul terreno della propria credibilità non solo sul fronte dell'abbattimento degli odiosi privilegi fuori dal tempo, ma anche se dimostra di essere in grado di registrare e codificare con lungimiranza i cambiamenti sociali in atto, dando certezze, libertà, diritti e doveri per tutti.

giovedì 9 aprile 2015

Sentenza Diaz: la vergona e la non sorpresa



La sentenza della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo nei confronti dell’Italia, per il comportamento tenuto dalle forze dell’ordine durante l’irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001, non mi ha sorpreso.

E la non sorpresa sta nella valutazione oggettiva e documentata che ogni cittadino più o meno ‘medio’, come si usa dire, può aver svolto di quei fatti.
La non sorpresa riguarda anche il fatto che in Italia non esista il reato di tortura.
Lo sapevamo. Purtroppo.  

Non siamo un Paese normale, ancora.
Troppo vorremmo esserlo.
Tanto ancora dobbiamo fare, tutti, per diventarlo.
Siamo ancora un Paese che vive di troppi buchi neri, troppe sospensioni della democrazia, troppe violazioni di diritti umani.  Con una macchia in più: troppe volte quelle stesse forze dell’ordine che combattono sul territorio la criminalità, la mafia e la criminalità organizzata, che catturano boss e latitanti pericolosi, che difendono i cittadini contro la micro criminalità sono anche quelle (non tutte sia ben chiaro e lo sappiamo, senza ipocrisia) che si macchiano di questi atti vergognosi, disumani.
Possibile che chi è preposto alla tutela dell'ordine e alla garanzia della sicurezza, possa essere sovente il primo a non essere garante di sicurezza, rispetto e diritto? Serve più rispetto, più diritto, più giustizia. Serve più Stato in una parola. E lo Stato non è fatto solo di politici, vorrei ricordarlo, tutt’altro!

Ciò che invece mi ha sorpreso, e tanto, è ancora una volta un dibattito piccolo piccolo, tutto all’italiana, tra sostenitori e non delle forze di polizia. Contro le quali, sia chiaro, personalmente non ho niente. Ma messa così è la solita partita tra “tifosi”, gli uni da una parte gli uni dall’altra , tra chi è più o meno cattivo. Che idiozie. Ho sentito addirittura dire, ieri sera in tv da Salvini se non sbaglio, che l’introduzione del reato di tortura nel nostro ordinamento, dopo 30 anni (metteteli in fila 30 anni!) dall’approvazione della Convenzione delle Nazioni Unite del 1984 contro la tortura ed altri trattamenti e pene crudeli inumane e degradanti, ratificata dall'Italia nel 1988, sarebbe addirittura un atto contro le forze di polizia. O come si fa a dire queste boiate?

La discussione e l’esame della proposta di legge per l’introduzione del reato di tortura è in realtà iniziata da qualche settimana in Parlamento. Il testo puntualizza i presupposti per l’esistenza di questo reato recependo le indicazioni della Convenzione ONU del 1984.
La norma prevede che potrà essere incriminato del reato di tortura chi, con violenza o minaccia cagiona intenzionalmente a una persona a lui affidata o sottoposta alla sua autorità acute sofferenze fisiche o psichiche al fine di ottenere informazioni o dichiarazioni.
Se a torturare sarà un pubblico ufficiale, scatterà la pena aggravata fino a 12 anni. 

Qui si renderebbe necessario un “pippone” storico e giuridico, per il quale non c’è spazio.
Ma chi parla di atto contro qualcuno, nell’introdurre questa fattispecie di reato, e non di passo in avanti e di civiltà (come io credo invece che esso sia), dovrebbe almeno conoscere di che si tratta. Ed in particolare del fatto che proprio la discussione alla Camera, rispetto al Senato, stia apportando correttivi per evitare situazioni di strumentalizzazione del reato.

Per farla breve (dalla relazione di maggioranza): alla Camera, anche alla luce delle audizioni svolte, è parso opportuno rivedere l’impostazione del Senato per meglio individuare le specificità di questo nuovo reato, che non deve essere considerato come una sommatoria di reati già esistenti, quanto piuttosto un qualcosa di nuovo e con un disvalore proprio. La tortura è dunque configurata come un reato comune (anziché come un reato proprio del pubblico ufficiale), caratterizzato da un elemento soggettivo rafforzato dall'avverbio «intenzionalmente» e dal dolo specifico. La condotta si esplica attraverso la violenza o minaccia ovvero la violazione degli obblighi di protezione, cura o assistenza. Il reato è di evento dovendo la condotta comportare acute sofferenze fisiche o psichiche.
L'esigenza di specificare in dettaglio la condotta è stata evidenziata anche dal Capo della polizia, il Prefetto Alessandro Pansa, che in audizione ha manifestato preoccupazione per le strumentalizzazioni che potrebbero esservi a danno delle forze di polizia in caso di fattispecie generica. Oltre a rendere più determinata la fattispecie rispetto al testo del Senato e quindi anche per evitare il paventato rischio di strumentalizzazioni, si è introdotta nel testo una clausola di chiusura, che peraltro è prevista espressamente dalla Convenzione ONU, secondo cui la sofferenza deve essere ulteriore rispetto a quella che deriva dall'esecuzione di legittime misure privative o limitative di diritti. L'esigenza di descrivere dettagliatamente le modalità della condotta è stata anche evidenziata dal professore Tullio Padovani, il quale ha sottolineato come non si possa pensare alla fattispecie del reato di tortura puntando solo sull'evento, occorrendo al contrario fare riferimento alla violazione dei propri obblighi di protezione, cura o assistenza. Rispetto al testo del Senato, accogliendo un suggerimento del professore Francesco Viganò, si è eliminata la connotazione di gravità della violenza o della minaccia, in quanto la gravità deve essere propria dell'evento, potendosi configurare una violenza non grave, come, ad esempio, piccole scosse elettriche, alla quale conseguono gravi sofferenze.

Ora, concluso il “pippone”, si capisce bene come si apra bocca e si lasci andare.
E questo fa tristezza. Come fanno tristezza e, aggiungo, rabbia, i fatti di Genova.
Nell’attesa che il Parlamento faccia il suo mestiere (circa 30 anni dopo…), aspetto un Paese normale: dove i processi si dovrebbero fare nelle aule di tribunale e non coi manganelli in mano, dove la giustizia che funziona è quella che mi arresta se sono in flagranza o ho commesso un reato, mi porta in tribunale, mi tutela anche in questa fase e poi mi sottopone a giusto processo; dove  l’ultimo dei poveracci, come siamo noi, abbia le stesse garanzie del notabile di turno; un Paese in cui mi possa fidare senza alcun dubbio di chi è preposto, anche, alla mia sicurezza. Un Paese dove, ogni tanto, anche senza condanne di tribunali, qualcuno chieda scusa, un “forse abbiamo sbagliato”, un “forse c’è stato qualche eccesso” (per usare un eufemismo). Dove sono Silvio, Fini e Scajola che in quei giorni ci raccontavano che era tutto a posto ed i black block erano stati “domati”, mentre in realtà forse furono gli unici che non ne buscarono?

Genova è stata e resta una vergogna clamorosa e gigantesca per l’Italia.
Non serve essere di sinistra o di destra per affermarlo.
Basta essere umani.

mercoledì 14 aprile 2010

La scienza a uso e consumo

Che la Chiesa faccia il suo "mestiere" non mi ha mai scandalizzato e non mi scandalizza. Certo una maggiore attenzione al profilo di cavour del libero Stato in libera Chiesa non guasterebbe...Tuttavia la mia impressione è che la gerarchia stia dando i numeri, come oggi Bertone, effetto (conseguenza?) di una Chiesa in grande difficoltà in questa nostra epoca.
Dire che alla base dei numerosi casi di pedofilia all’interno della chiesa non c'è il celibato dei sacerdoti quanto un problema di omosessualità, collegando quindi omosessualità=pedofilia, mi pare u tantino fuori dal mondo oltre che una cosa, scientificamente parlando, da epoca della clava...
***

Non vado certo pazzo per Sorgi, però, così per riflettere sui referendum.
***

Ohi ohi, mica ripartirà la banda?
Intanto ieri, sul contestato decreto salva liste, il governo è stato battuto. Nessuno ne ha parlato..
***

Vicenda Emergency: mi ritrovo nelle parole acute di Gramellini.

martedì 23 marzo 2010

Che tristezza, qualcuno glielo dica

Pensavo che con la lettera di Verdini agli abruzzesi, invitati (ricattati?) a pagare la loro cambiale sulle case in abruzzo post terremoto si fossero viste/ascoltate tutte. Invece no.

Questa di sabato a Roma me l'ero persa. C'è un limite a tutto, come alla decenza, così alle cose che si dicono in campagna elettorale. Questa è la peggio di tutte. Mi ritrovo nelle parole di Gramellini. Vi invito a leggerle.

Una campagna elettorale, per quanto aspra e/o importante non può giustificare queste affermazioni. Io la penso così. Non è roba di destra o di sinistra. E' questione di decenza, di educazione e di rispetto.

lunedì 22 marzo 2010

USA E SANITA': RIFORMA STORICA

Comunque la si pensi è nei fatti una riforma storica. Ne parlavo proprio col Presidente Obama che ha deciso di scrivermi. Potenza del web... :)

Andrea,
For the first time in our nation's history, Congress has passed comprehensive health care reform. America waited a hundred years and fought for decades to reach this moment. Tonight, thanks to you, we are finally here.

Consider the staggering scope of what you have just accomplished:

Because of you, every American will finally be guaranteed high quality, affordable health care coverage.

Every American will be covered under the toughest patient protections in history. Arbitrary premium hikes, insurance cancellations, and discrimination against pre-existing conditions will now be gone forever.

And we'll finally start reducing the cost of care -- creating millions of jobs, preventing families and businesses from plunging into bankruptcy, and removing over a trillion dollars of debt from the backs of our children.

But the victory that matters most tonight goes beyond the laws and far past the numbers.

It is the peace of mind enjoyed by every American, no longer one injury or illness away from catastrophe.

It is the workers and entrepreneurs who are now freed to pursue their slice of the American dream without fear of losing coverage or facing a crippling bill.

And it is the immeasurable joy of families in every part of this great nation, living happier, healthier lives together because they can finally receive the vital care they need.

This is what change looks like.

My gratitude tonight is profound. I am thankful for those in past generations whose heroic efforts brought this great goal within reach for our times. I am thankful for the members of Congress whose months of effort and brave votes made it possible to take this final step. But most of all, I am thankful for you.

This day is not the end of this journey. Much hard work remains, and we have a solemn responsibility to do it right. But we can face that work together with the confidence of those who have moved mountains.

Our journey began three years ago, driven by a shared belief that fundamental change is indeed still possible. We have worked hard together every day since to deliver on that belief.

We have shared moments of tremendous hope, and we've faced setbacks and doubt. We have all been forced to ask if our politics had simply become too polarized and too short-sighted to meet the pressing challenges of our time. This struggle became a test of whether the American people could still rally together when the cause was right -- and actually create the change we believe in.

Tonight, thanks to your mighty efforts, the answer is indisputable: Yes we can.

Thank you,

President Barack Obama

domenica 10 gennaio 2010

Tolleranza....

Rosarno.
A me pare, purtroppo, una guerra tra poveri.
Mi hanno stupito le parole del ministro Roberto Maroni che ha etichettato gli avvenimenti calabresi come “frutto di troppa tolleranza nei confronti degli immigrati”. Mah...
Qual è la tolleranza di cui parla Maroni? Ah, finalmente abbiamo capito di aver tollerato fin troppo che cittadini italiani (onesti??? e forse, dico forse, malavitosi???) sfruttassero cittadini di colore (neri dicevano in tv tanto per andarci piano) trasformandoli da persone in sfruttati e poi da sfruttati in bestie. Ha ragione il Ministro: siamo stati troppo tolleranti su tutto questo...
Lo Stato, il mitico "ordine", per non parlare della legalità che dovrebbe portarsi con sè diritti, doveri, responsabilità, equità, in quelle terre non esistono. Avrebbe ragione Maroni dicevamo. Peccato che non si riferisse a questo. E lo Stato signor Ministro? Già, era impegnato a consentire di poter svolgere le salvifiche ronde. Ovviamente, a caccia dell'immigrato. Per le forze dell'ordine ci sarà tempo.

venerdì 6 novembre 2009

Giustizia e rispetto.

Non so a voi ma a me questo storia del Cucchi (e di chi sa quanti altri) fa vergognare e provare tanta rabbia. Non è questo lo Stato che voglio. Non è questo lo Stato per cui oltre 60 anni fa persone di tutte le età, sesso e religione, sono morte liberando l'Italia. Per essere chiari: ho rispetto del lavoro delle forze preposte alla nostra sicurezza, nonchè di chi lavora nelle carceri. Qui abbiamo l'esempio vicino di Ranza, dove molti concittadini lavorano in condizioni difficili, sottorganico, e con direzioni ad alto turn over, carenze strutturali, etc... Mi batto anche, nel mio piccolo, che il governo centrale destini loro le risorse e le strutture necessarie a poter svolgere il proprio lavoro nella massima operatività, efficacia e sicurezza loro e nostra.
Tuttavia questo è un paese che vive troppi buchi neri, troppe sospensioni di diritti, troppe violazioni dei diritti umani. Non posso pensare che quelle stesse forze che combattono sul territorio la criminalità, la mafia, etc.. catturano boss e latitanti pericolosi, siano anche quelle che commettono ciclicamente questi atti vergognosi, disumani. Possibile che chi è preposto alla tutela dell'ordine e alla garanzia della sicurezza, possa essere sovente il primo a non essere garante di sicurezza, rispetto e diritto? Possibile che un ragazzo/a, bianco giallo rosso o blu, colpevole o meno (questo lo deve stabilire un giusto promesso non un qualsiasi surrogato di "sommaria giustizia"), muoia tra le mani di chi devo comunque custodirlo ed accompagnarlo ad un giusto processo? NO. Non è possibile. Non è questo il compito di uno Stato. E lo Stato non è fatto solo di politici, vorrei ricordarlo...anzi!

Il video postato è tratto dalle iene ma la produzione è del blog beppe grillo. E' un colpo allo stomaco. Ci dice di come non siamo niente e soprattuto di come, di colpo per l'appunto, possiamo diventare nulla di fronte alla disumanità, all'arroganza, al non rispetto della legge e della persona umana in quanto tale.

Guardate questo video, è un colpo al cuore. Più rispetto, più diritto, più giustizia.

lunedì 31 agosto 2009

venerdì 28 agosto 2009

Una cosa seria

Le persone. Il tema dell'immigrazione è serissimo e da san gimignano c'è il rischio che lo si veda e lo si legga come un qualcosa di lontano. Insomma: c'è il rischio di non riuscirne a definire i tratti, la portata, gli aspetti positivi e quelli negativi (percepiti o reali).
Però, al di là della propoaganda, bisognerebbe ricordarsi che, prima di tutto, comunque, stiamo parlando di persone.

giovedì 27 agosto 2009

Sorpasso a destra...

Dicendo quello che molti pensano e sostengono, anche all'interno del Pd, persino Fini strappa applausi alla Festa Democratica.
Tornano in mente le famose ?) 'linee prevalenti' che ci hanno "scaldato i cuori" ad inizio anno, la Dorina Bianchi etc...
Ci voleva tanto a prendere questa come nostra posizione?

Tralascio il fatto che Sacconi, nelle stesse ore, diceva esattamente il contrario in proposito. Eppure sono nello stesso partito. Eppure anche lì dentro le posizioni sono varie e distanti. Eppure non fanno mai notizia. Eppure... c'entrerà un pò la comunicazione in questa storia?

giovedì 13 agosto 2009

Chi insegna l'etica pubblica?

A proposito di questo leggete qui

Centra un punto essenziale, riassumibile in questa frase: "Gli italiani non sanno a chi affidare l'etica pubblica, di cui l'educazione e formazione scolastica è parte essenziale e fondante".
Indovinate un pò chi è il supplente?

"Il più bieco e negativo risvolto dell'Illuminismo?"

Mah! A dirlo sarebbe stato il Mons Diego Coletti commentando la sentenza del TAR del Lazio sull'ora di religione: "..Perché se per laicità si intende l'esclusione dall'orizzonte culturale, formativo, civile di ogni identità, vuol dire che si è proprio nel più bieco e negativo risvolto dell'Illuminismo; prevede che la pace sociale sia garantita dalla cancellazione delle diversità delle identità".
mettiamola come ci pare a me non sembre un "bieco illuminismo".
Anzi a leggere le prime motivazioni mi sembra una sentenza equilibrata, rispettosa della legge e della costituzione, non discriminatoria verso la religione cattolica e chi la pratica. Purtropppo si è già levato il solito fuoco di sbarramento.
E la Ministra farà ricorso.

Alcune domande:
- Perchè lei? Perche il Ministro della Repubblica? Non sarebbe più corretto (ed opportuno) che fossero associazioni cattoliche o rappresentanti della chiesa o gli insegnanti di religione che si sentono discriminati a farlo?
- se non vogliamo essere ipocriti: dove eravamo tutti quando Fioroni firmava sta roba (era il Governo Prodi!)???
- non avrebbe più senso, fossimo un paese normale e non in perenne amministrazione controllata (una volta dai servizi deviati, l'altra dalla Chiesa, l'altra ancora dalle mafie e via così..) introdurre l'insegnamento della storia delle religioni, tutte, con particolare attenzione per quella cattolica che certametne ha influenzato più delle altre la nostra cultura e la nostra storia?

lunedì 3 agosto 2009

Un piccolo passo avanti

Mi pare utile leggersi questo piccolo DOSSIER
su la pillola Ru486. così detta "del giorno dopo".

Per me non è assolutamente una "crepa nella nostra civiltà", semmai un piccolo passo avanti.

In sintesi: non c'è da giorire o esultare, il tema è delicatissimo e tocca ciò che di più intimo c'è nell'animo umano. (E per favore risparmiateci le solite discussioni dove ci si scanna e poi magari va a finire come al solito: che in tutto questo 'parlarsi addosso' di accuse e contro accuse, ci si scorda, così come niente fosse, di chi poi questa pillola la dovrebbe usare e cioè le donne!)
Tuttavia credo che, almeno questa volta, lo Stato abbia fatto lo Stato, in senso laico e liberale.
La decisione dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) sulla introduzione della pillola abortiva Ru 486 (con le modalità di utilizzo descritte nel DOSSIER di cui sopra) consente un uso libero e ponderato di questo farmaco a chi se ne vorrà servire dopo, io credo in ogni caso, sofferta e ragionata riflessione; lasciando parimenti la libertà agli altri, uomini di fede in primis, di non ricorrervi per convinzioni etiche o religiose.
Che poi la Chiesa faccia sentire la sua voce e stia schierando "le truppe", francamente non mi scandalizza. Del resto fa il proprio "mestiere" e deve essere rispettata.
Il vero scandalo è quando, come spesso accade in Italia, la scelta è condizionata dai, quando non subordinata tout court, dettami della gerarchia ecclesiastica.

giovedì 26 marzo 2009

Le non libertà del non popolo

Addio libertà di cura, addio articolo 32 della Costituzione?
Art. 32.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge.

La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

L'Appello per il diritto alla libertà di cura resta quanto mai attuale.

Leggete questo:
Passa al senato l'emendamento Udc sulla non vincolatività delle Dat.
Marino: "E' il bacio della morte al testamento biologico"

Liberi di scegliere e di rimanere inascoltati. Così potrebbe essere intitolato l’ultimo capitolo dell’ odissea sul testamento biologico.
Con 136 voti favorevoli , 116 contrari e un astenuti passa l’emendamento, proposto dall’Udc, che esclude la vincolatività delle dichiarazioni anticipate di trattamento (Dat). Sparisce così l’unico barlume di coerenza costituzionale, introdotto nel ddl dopo una lunga battaglia del Partito Democratico, ma anche dei dissidenti Pdl.

Il nuovo testo del comma 1 dell'articolo 4 ora recita: "Le dichiarazioni anticipate di trattamento non sono obbligatorie", mentre il testo originario prevedeva: "non sono obbligatorie, ma sono vincolanti".
In buona sostanza, si permette ai cittadini di decidere della propria vita, avvertendoli che i medici saranno liberi di non tener fede al testamento biologico.

Immediate le reazioni all’interno del PD. Anna Finocchiaro, capogruppo PD al Senato, commenta amaramente l’esito della votazione: “Eravamo qui per scrivere un testo sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, ma adesso con l’emendamento approvato che non le rende vincolante parliamo di un oggetto misterioso. Se un individuo scriverà una dichiarazione, non conterà nulla. In questa aula ora di che cosa continuiamo a discutere? C'e' un limite oltre il quale la finzione non si regge più. Agli italiani avete spiegato che questa era una legge per poter scrivere il proprio testamento biologico, ora gli dite che invece non contano più' niente. Mi pare che ormai il contrasto con l'articolo 32 della Costituzione e' solare" e il ricorso ai giudici e alla Consulta sarà inevitabile”.

Ancora più lapidarie le parole di Ignazio Marino, che definisce l’accaduto come il “bacio della morte alla legge sul testamento biologico, da stamane ufficialmente carta straccia. La non vincolatività delle dichiarazioni anticipate di trattamento, decisa con un emendamento approvato dall'aula, va contro il parere espresso su questo testo dalla commissione Giustizia del Senato".
Nelle sue parole c’è la delusione per un risultato che poteva essere diverso e per la retromarcia dei “laici Pdl”, richiamati all’ordine “dal diktat del governo”.
"Se fosse negato il carattere vincolante di una dichiarazione – continua Marino - che, per definizione, non può essere confermata da un soggetto che abbia perso la capacita' di intendere e di volere, tale dichiarazione risulterebbe priva di qualsiasi contenuto giuridico. Evidentemente coerenza e coscienza, per questa destra, non sono requisiti necessari".

venerdì 20 marzo 2009

B-XVI, l'anacronismo e l'Italia giardino (?) del Vaticano

Mi hanno molto colpito le parole di B-XVI che ho trovato anacronistiche e per certi versi stridenti per il luogo in cui sono state pronunciate, l'Africa. Cioè il continente più flagellato dall'aids, dove miseria, sottocultura, analfabestismo e conservatorismo concorrono alla proliferazione della malattia.
Davvero nel 2009, di fronte a questo dramma e per ossequio al dogma si può credere che il preservativo non sia una risposta preventiva efficace per bloccare il contagio da hiv?

B-XVI dixit più o meno così: nella lotta all'aids si rileva l'inutilità dei preservativi. Più cure ai malati e più assistenza.

A parte il principio (discutibile) del "meglio curare che prevenire"....ecco "l'illuminata" quanto appiattita nota di Berlusconi, mentre Frattini non commenta.
Chi stupisce, in bene e ancora una volta, è il nostro segredario Franceschini "cattolico adulto".
Addirittura, poi, si è scomodato Bossi....
Leggete qui:

BERLUSCONI: «SUO RUOLO» - Il premier Silvio Berlusconi, lasciando il vertice del Ppe a Bruxelles, ha rilasciato ai cronisti un lapidario commento sulle nuove dichiarazioni del Pontefice all'indomani delle polemiche sulle parole circa l'inutilità dei preservativi nella lotta all'Aids: «Ciascuno svolge la sua missione ed è coerente con il suo ruolo».
Lancia invece un affondo il leader del Pd Dario Franceschini: «Penso che il profilattico sia indispensabile e da diffondere per combattere l’Aids, la disperazione e la morte in Africa e nei Paesi più poveri del mondo».
Si dice contrario alla posizione del Pontefice anche il leader della Lega Umberto Bossi: «L’Aids è molto diffuso, il preservativo aiuta. Forse il Papa non tiene conto della realtà locale. Dice "astenetevi dal peccato", ma il preservativo può aiutare a limitare l’Aids. Se tutti facessero come me che si tengono la propria moglie e stop, non si porrebbe il problema».
Fonte: corsera

mercoledì 25 febbraio 2009

Una causa di civiltà e libertà

Giorni fa ho firmato con convinzione, dopo averci ragionato sopra un bel pò, l'appello per una legge giusta, equa, di libertà e costituzionalmente rispettosa su quello che viene definito "testamento biologico" o DAT "dichiarazione anticipata di trattamento".
Ho ricevuto questa risposta e questo invito a rendere pubblico ciò che in questi giorni si sta discutendo in Parlamento.
La divulgo soltanto per questo motivo.

Andrea


Per Andrea Marrucci

Carissimo,
grazie per la tua adesione all’appello per il diritto alla libertà di cura sul sito http://www.appellotestamentobiologico.it/ e grazie perché, anche con il tuo contributo, abbiamo già raggiunto quasi 100.000 firme!

Ti scrivo per chiederti un ulteriore sforzo per questa importantissima causa.
Nelle prossime settimane il testamento biologico sarà al centro del dibattito in Parlamento, e la maggioranza intende approvare una legge che limita la libertà di scelta del cittadino imponendo alcune terapie, come l’idratazione e l’alimentazione artificiale. Le dichiarazioni anticipate di trattamento non saranno vincolanti: spetterà sempre al medico l'ultima parola.

Qual è allora l’utilità di questa legge, se non si garantisce al cittadino che la sua volontà sia rispettata?
La verità è che il ddl della destra è stato scritto per rendere inapplicabile il ricorso al testamento biologico.
Oltretutto, la dichiarazione dovrà essere stipulata davanti ad un notaio, e rinnovata con cadenza triennale: vi immaginate cosa significa andare ogni tre anni davanti a un notaio accompagnati dal proprio medico di famiglia?
Al contrario della nostra proposta poi, non è presente nemmeno un cenno alle cure palliative, all’assistenza ai disabili, alla terapia del dolore.
Ti chiedo dunque di diffondere il più possibile l’appello, invitando tutti i tuoi contatti a sottoscriverlo: dobbiamo mobilitarci immediatamente per raccogliere centinaia di migliaia di adesioni e difendere il nostro diritto costituzionale alla libertà di cura. Se saremo tanti, il Parlamento non ci potrà ignorare.
Nel prossimo dibattito in Senato il mio impegno personale è quello di dar voce alla vostra opinione, che credo coincida con quella della maggioranza degli italiani. Che vogliano utilizzare ogni risorsa della medicina o che intendano accettare la fine naturale della vita, i cittadini vogliono essere liberi di scegliere.

Ti ringrazio infinitamente e conto su di te per far circolare il più possibile l’appello,

Ignazio Marino

lunedì 9 febbraio 2009

Un pò di silenzio e più rispetto!

Che vergogna!

Provo disgusto per il carrozzone mediatico e politico che si è voluto imbastire sulla dolorosa vicenda di Eluana.
Ce l'ho anche con la politica, o meglio, con quella parte del ceto politico che ora si affanna a dire la sua, ad ergersi a paladina della vita, ricoprendosi di una coltre di ipocrisia inquantificabile tanta è.

Tutti coloro che adesso si appassionano per Eluana, che si sono accorti (accorti? in tv abbiamo sentito delle bestialità scientifiche attribuite al caso di Eluana fin troppo imbarazzanti!) di questa ragazza che versa nello stato in cui versa, dove erano fino ad ora? Ed ora si sono messi in testa di "salvarla a tutti i costi". Da chi? Da che cosa?

Sono gli stessi che in questi anni non hanno trovato il tempo, il modo e soprattutto la volontà (perchè alla fine non c'è la volontà in Italia di farlo, per mille ragioni!) di scrivere una legge degna di questo nome, costituzionalemtne corretta e rispettosa della dignità umana, sul testamento biologico.

Una materia che si è voluto, last minute, disciplinare con decreto legge, ovviamente e giustamente respinto. Non per ideologia , ma per rispetto e conformità ai principi giuridici sui cui si poggia la nostra comunità di cittadini.

Si è addirittura arrivati allo scontro istituzionale (la separazione dei poteri è un principio, anche di comune convivenza, che oggi conoscono anche i bambini), con il malcelato obiettivo di voler metter mano alla costituzione, con la scusa della tutela della vita. Strumentale è dir poco.

E si scopre anche che quando si vuole, sotto dettatura ideologica, le leggi si possono fare eccome, anche stravolgendo le normali prassi parlamentari. E in soli 3 giorni!
Ecco un piccolo florilegio di quanto sta accadendo col pretsto della povera Eluana: sentenze passate in giudicato-bloccate da ministri e cardinali; decreti legge bloccati dal Presidente della Repubblica, come nei suoi poteri, in quanto privi di fondamento e con una lettera istituzionale che spiega chiaramente le motivazioni di questa scelta, rispettosa solo della Costituzione e scevra da ogni altro condizionamento psicologico, sbandierata ai giornali dal gran capo come "il gran rifiuto"; il Presidente del Consiglio che vuol bloccare il Presidente della Repubblica modificando la Costituzione; il Parlamento "sovrano" che "deve" approvate in tre giorni quello che decide il Governo.....

Si faccia silenzio, si rispetti il dolore di una famiglia già abbastanza straziata da anni di dolore e sofferenza. Si rispetti la volontà di Eluana e della sua famiglia.

Poi però, chi oggi strepita, soprattutto chi è tra i banchi del Parlamento, trovi il tempo per fare il suo dovere (magari impiegando qualche giorno in più per pensarci dei tre "concessi" dal Governo) per fare il suo mestiere: dare all'Italia una legge moderna, civile, dignitosa e rispettosa della Costituzione sul testamento biologico.

Nel farlo, oltre che alla propria coscienza, ascoltino e si leggano anche la nostra Costituzione.

Ecco un piccolo pro memoria.

Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 13.
La libertà personale è inviolabile.Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell'autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.
In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l'autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all'autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.
La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.
Art. 32.
La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.
Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

lunedì 19 gennaio 2009

Un pò di cose...

1.Forse un pò di pace a Gaza. Ma arriva troppo tardi e con troppi morti sul campo. Purtroppo la politica non ha avuto spazio. E' un'opzione residuale di Israele, che ha il diritto sacrop santo di vicere senza la minaccia dei razzi. Purtrtoppo, i raid isarlaeliani generano i morti di oggi e i kamikaze di domani. Il sogno di due popoli in due Stati, così, resterà un miraggio per altri decenni. C'è da starne certi.

2. Week end all'insegna di San Gimignano. Per il teatro e per la politica. I comici Ritrovati hanno festegghiato 10 anni di attività con uno spettacolo esilarante. E Laura è stata bravissima!!!

3. Domani, lunedì, si decide il nostro candidato a Sindaco per le primarie di coalizione. Abbiamo scelto, e mi sono battuto, per un percorso nuovo, inedito, originale e democratico.
Che desse un sengale, una scossa anche alla città.
Domani, ben oltre l'assemblea comunale, soci fondatori e iscritti avranno la possibilità di indicare il nostro candidato Sindaco....
Sarà una giornata importante per la politica a San Gimignano. A parte le solite malelingue e pochi scettici da una vita, resto convinto della mia sensazione iniziale: domani avremo delle sorprese, la più grande, sicuramente, sarà quella della partecipazione.
Resto convitissimo che per lo stato della politica oggi in Italia, noi, a SAn Gimignano, stiamo facendo un percorso serio, leggibile e decifrabile da chi guarda alla politica con sospetto. Utile per il valore della partecipazione ma prezioso anche al fine della responsabilità della decisione politica. Io, per parte mia, ce l'ho messa tutta (e ho girato come una trottola in questi giorni per tutta San Gimignano...) per spiegare l'importanza di questo appuntamento, mettendo al primo posto l'importanza di partecipare e di scrivere un nome non pensando alle simpatie e antipatie, ma al bene di San Gimignano. Prima della conta, è importante il confronto sul futuro di San Gimignano. Ne riparleremo domani notte...

4. Caso Englaro: questo Paese è una vergogna. Allew persone non interessa, forse non ci rendiamo conto davvero come in questa vicenda democrazia e diritti siano stati messi più volte, da chi li dovrebbe difendere e rappresentare, seriamente a rischio. Ho letto un bellismo articolo di S. Rodotà sull'argomento che posterò appena lo trovo.

PS: il Toro ha riperso....

Punto 4.
Eccolo, l'ho trovato.

Il diritto calpestato
Repubblica — 17 gennaio 2009

Questo povero paese è ormai prigioniero di continue rotture della legalità, che decompongono un tessuto civile sempre più debole, e violano gli stessi diritti fondamentali delle persone. Vittima sacrificale, una volta di più, è Eluana Englaro, alla quale la prepotenza governativa nega quel diritto di morire con dignità che le era stato definitivamente riconosciuto da limpidissime e rigorose decisioni della magistratura.Prepotenza è la parola giusta, e lo conferma il sincero comunicato con il quale la clinica di Udine ha fatto sapere di non poter dare a Eluana Englaro l' assistenza necessaria per l' interruzione dei trattamenti che da diciassette anni la mantengono in uno stato vegetativo persistente. E' il timore della revoca della convenzione, minacciata dal ministro della Salute, ad aver determinato la decisione della clinica, che dice francamente di non poter correre il rischio della perdita del posto di lavoro per centinaia di suoi dipendenti e di quanti collaborano con essa dall' esterno. Il ricatto dell' occupazione, mai forte come in questi tempi, dà forza ad una brutale imposizione politica. Eluana Englaro è vittima di un accanimento ideologico che nega la sua umanità, incrina la fiducia con la quale i suoi familiari hanno sempre creduto nello Stato di diritto, non si preoccupa della stessa grammatica giuridica. All' origine vi è quel nebuloso provvedimento del ministro Sacconi, «un atto di indirizzo» rivolto alle regioni senza sufficiente base giuridica, specchio fedele di una politica che si mette al servizio di insostenibili posizioni ideologiche. La rottura della legalità è netta. Vi è una sentenza passata in giudicato di cui il governo impedisce l' attuazione. Il fatto già in sé grave, lo diviene ancora di più alla luce di un precedente: il tentativo delle Camere di bloccare l' esecuzione della sentenza, sollevando un conflitto di attribuzione tra il Parlamento e la magistratura respinto duramente dalla Corte costituzionale. Dove aveva fallito il Parlamento, che pure aveva cercato un simulacro di rispettabilità giuridica, rischia l' aver successo un governo che impugna come una clava un puro potere di intimidazione. Così è, perché gli argomenti giuridici alla base dell' atto di indirizzo del ministro sono praticamente inesistenti. Si fa riferimento a un parere del Comitato nazionale di bioetica privo di ogni valore giuridico vincolante e per di più approvato a maggioranza. Si invoca la convenzione dell' Onu sui diritti dei disabili che, da una parte, non è ancora pienamente operativa in Italia e, dall' altra, dice cose che non riguardano il caso di Eluana Englaro. L' articolo 25 di quella convenzione infatti dice che non si possono interrompere i trattamenti di idratazione e alimentazione forzata, ma questo divieto riguarda solo il fatto che non si può imporre l' interruzione. Cosa ovvia, ma assolutamente diversa dal fatto che quei trattamenti possono sempre essere rifiutati, come ha riconosciuto la Cassazione nel caso di Eluana Englaro, dando attuazione ad un principio presente nella nostra Costituzione in vari documenti internazionali, che attribuiscono alla persona il potere di disporre liberamente della propria vita. E non si dica che la vita è un bene indisponibile. Ancora pochi giorni fa una donna ha rifiutato un' amputazione, ed è morta. «Contro la forza, la ragion non vale», dice un rassegnato proverbio. Oggi dobbiamo concludere che non vale neppure il diritto dichiarato nelle sedi e nelle forme proprie. In Italia, come sta accadendo in Francia, si sta consolidando l' orientamento secondo il quale la sola legittimazione politica può cancellare ogni altro potere o garanzia. I familiari di Eluana dovranno continuare la loro civile lotta, e nei prossimi giorni il Tar dovrà pronunciarsi sulla legittimità della decisione della Regione Lombardia che ha vietato alla clinica di dare esecuzione alla sentenza della Cassazione. Ma, di fronte ad una prepotenza che è tutta politica, bisogna chiedersi se da chi non condivide l' orientamento del governo, e ha precisi ruoli e responsabilità politiche, sia stato fatto tutto quello che era necessario per difendere diritto umanità civiltà. L' opposizione si è espressa solo attraverso prese di posizione personali, prigioniera solo di paure interne, visto che più di un' indagine ha dimostrato che l' opinione pubblica è nella maggioranza a favore dell' interruzione dei trattamenti, anche in significativi ambienti cattolici. Una opposizione silenziosa, che non comprende il senso della difesa dei diritti e della civiltà giuridica, ha poco futuro davanti a sé. -
STEFANO RODOTà
Repubblica — 17 gennaio 2009

giovedì 23 ottobre 2008

C.V.D.

Della serie "come volevasi dimostrare". Anche se della cosa c'è poco da essere allegri, anzi ci sarebbe da riflettere e parecchio.. Nel mio post dell'11 agosto parlavo della vicenda Eluana e della presa di posizione (che non condividevo) del Parlamento italiano rispetto alla scelta di sollevare conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale.

Lunedì 11 agosto 2008
4. Caso Eluana Englaro. Confesso che la vicenda mi dà i brividi e in punta di piedi per rispetto alla famiglia e a lei provo a dire l'idea che mi sono fatto sul conflitto di attribuzione tra poteri dello sStato sollevato dalla camera. La dico subito chiara: personalmente credo che abbiamo assistito ad una prova di ipocrisia della politica da fare paura! E mi è piaciuti a metà il PD. Ci torno subito. Prima però due considerazioni. La prima. Trovo scandaloso, nel metodo, che un parlamento, eletto per legiferare e per dare un corpus normativo moderno e efficiente al popolo, sollevi conflitto di attribuzione contro un altro potere dello stato (la magistratura) per il fatto che questa si sia espressa su di una materia (certo delicata) sulla base di principi giuridici generali dell'ordinamento, in mancanza di una specifica legge che il parlamento stesso, in tutti questi anni, non ha trovato il tempo (o non l'ha voluto trovare) per approvare. Sta qui l'ipocrisia. Io penso che una legge sul testamento biologico sia urgente e necessaria. penso anche che il Pd al Senato abbia fatto meglio che alla camera, non paretcipando alla votazione e uscendo dall'Aula ma impegnando con un ordine del giorno il SEnato ad affrontare il tema alla riopresa dei lavori. Eppure il PD non ci ha fatto una bella figura. Avrei preferito che i miei parlamentari fossero stati lì e avessero votato no! Tanto più che si votava sul metodo e non sul merito! Per maggiore chiarezza sul tema cito Cuperlo e soprattutto, a sua volta, una sua interessantissima citazione di una sentenza della Corte costituzionale: "Non c’erano, anche a mio parere, gli estremi perché il Parlamento sollevasse il conflitto di attribuzione. E a stabilirlo è stata una sentenza della Corte Costituzionale. Per la precisione la n° 347 del 1998 che così recita: in “materie prive di una disciplina specifica il giudice, lungi dall’omettere di pronunciarsi, deve adottare un bilanciamento tra beni giuridici contrapposti, legittimando quindi, laddove manchi una normativa una estensione maggiore della discrezionalità giudiziaria (che solo il Parlamento potrebbe limitare con l’adozione di una specifica disciplina”. E la Corte prosegue infatti con queste parole: “l’individuazione di un ragionevole punto di equilibrio tra i diversi beni costituzionali coinvolti, nel rispetto della dignità della persona umana, appartiene primariamente alla valutazione del legislatore. Tuttavia (vi prego fate attenzione a questo “tuttavia” ndr) nell’attuale situazione di carenza legislativa (la sentenza in questione riguardava la fecondazione medicalmente assistita ndr), spetta al giudice ricercare nel sistema normativo l’interpretazione idonea ad assicurare la protezione degli anzidetti beni costituzionali”. Tuttavia il tema che questa vicenda pone alla nostra bottega PD è questo: fino a quando ci poteremo permettere di fuggire di fronte a questi temi. Il PD è per vocazione (ed è un bene!) un partito plurale, con tanti voci. Odio i monoliti. Ma ci dovrà pur essere un momento in cui il partito prenderà posizione, anche a maggioranza su alcuni temi e su quella posizione farà la sua battaglia? oppure no? A volte si starà inminoranza a volte in maggioranza, a volte saremo d'accordo, altre volter un pò meno. Ma quando, la prima volta che succederà, prenderemo una decisione in questo modo, come si conviene, allora saremo un partito. Per l'esattezza Partito Democratico. Ha scritto bene Pasquino e cito: "Su un argomento di tale rilevanza, un grande partito elabora una posizione propria oppure concede a ciascuno dei suoi parlamentari di argomentare la sua posizione in «scienza e coscienza» (come ha fatto, in maniera eccellente, Barbara Pollastrini) comunicando in questo modo a tutti gli elettori informazioni di notevole importanza e anticipando una propria posizione legislativa, sperabilmente capace di ampliare gli spazi di libertà delle persone."
La seconda considerazione. Penso che nel merito l'Italia e gli Italiani abbiamo bisogno di una normativa certa e risepttosa della libertà e dell'autodeterminazione di ciascuno. Io non mi permetto di giudicare il babbo Englaro ma altro non fa che riportare la volontà della figlia manifestata in vita, quando era coscente. Rispetto anche le posizioni di chi professa una fede religiosa e l'idea che la vita è degna di essere vissuta sempre e che, quindi, anche Eluana vive. Io non credo, non penso e non voglio dire che ci sia una vita più degna e una menio degna da vivere: quella del povero è meno degna del ricco? Quella dell'uomo è meno degna di quella della donna? Quella della star televisiva è più degna dell'insegnante o dell'impiegato delle poste? Quella dell'invalido o del malato è meno degna di quella della persona sana? Non ne faccio una questione in questi termini. Mi chiedo, laicamente, se vita nel senso di vita vissuta da una persona nel pieno delle proprie facoltà e responsabilità possa essere considerata quella di Eluana. Per come intendo io la politica. penso che la potica non possa più fare finta di niente. Dica come la pensa, agisca di conseguenza e si assuma le proprie responsabilità. Ma se niente cambierà, ci risparmi l'ipocrisia del conflitto di attribuzione.

L'8 ottobre 2008 la Corte giudica inammissibil i ricorsi di Camera e Senato dicendo no all'annullamento delle sentenze sull'interruzione del trattamento di alimentazione di Eluana. Era ampiamente prevedibile. I motivi erano secondo me già chiari allora. E per questi rimando al post "ripostato" sopra.
Domande: era necessario tutto questo? Cosa dovrebbe pensare il babbo di Eluana? Cosa dice il Parlamento e soprattutto cosa dicono quei parlamentari, di una parte soprattutto, che avevano sostenuto questa scelta?