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venerdì 26 febbraio 2016

Ecco le nostre scelte sul progetto del nuovo Villaggio Scolastico



Una scelta politica. Diciamoci la verità: il nuovo villaggio scolastico nel programma di legislatura scritto dal PD e da SEL, quello che ha ottenuto oltre il 70% dei consensi dei Sangimignanesi, non c’era. Perché, allora, un progetto così complesso di rifacimento ed ammodernamento delle scuole comunali? La risposta è perché sulle scuole non si scherza, così come non si scherza sulla sicurezza. Per noi sono una priorità. E lo sono da sempre, a San Gimignano, per le forze di sinistra e di centrosinistra che hanno governato la nostra città e che hanno investito nella formazione e nell’educazione scolastica: non solo per rispondere ad un obbligo di legge, ma nella consapevolezza che è dalla scuola, dai suoi insegnanti, dai suoi programmi e dalle sue strutture che si formano i cittadini di domani. E con la convinzione che accanto ad insegnanti capaci e preparati, a piani dell’offerta formativa completi servissero anche strutture adeguate, moderne, efficienti e soprattutto sicure. Fu così negli anni Settanta, lo è anche oggi.

Una scelta in continuità con l’attenzione di questi anni. A riprova di quanto appena detto ecco alcuni esempi di investimenti effettuati nella passata legislatura 2009-2014: A) ristrutturato/ammodernato l’Asilo Nido; B) realizzata la pista ed il campo d’atletica anche ad uso scolastico; C) realizzata la nuova Scuola Materna di Ulignano; D) ristrutturata la Scuola Elementare di Ulignano per l’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

Una scelta di responsabilità. E’ sulla base di questa premessa che il Comune di San Gimignano ha deciso di commissionare a dei professionisti specializzati uno studio che verificasse se i fabbricati scolastici fossero o meno coerenti con le nuove norme costruttive in materia di sicurezza dell'edilizia scolastica. Oggetto dello studio sono state le scuole realizzate negli anni '70 con la tipologia "a pannelli prefabbricati": la Scuola Media, la Scuola Materna e la Scuola Elementare di Ulignano. I risultati dell’indagine sono stati consegnati al Comune a fine estate 2014. Ecco perché l’intero progetto non era nel programma di legislatura. E soprattutto questi risultati hanno evidenziato un fatto inedito e preoccupante: le tre scuole, per la loro tipologia costruttiva e per la loro concezione strutturale, pur essendo state costruite a regola d'arte in base alla normativa vigente in quegli anni, oggi non rispondono ai requisiti realizzativi richiesti dall'attuale normativa.

I problemi si affrontano, non si scansano. E’ per questo che è nato il progetto delle nuove scuole. Perché non abbiamo voluto far finta di non vedere. A lasciarle così, beninteso, non sarebbe stato compiuto nessun reato. Ma abbiamo scelto, pur in condizioni di bilancio comunale molto rigide, di affrontare il problema che il Sindaco e la Giunta ha correttamente evidenziato, di non restare fermi e di trovare delle soluzioni per dare una prospettiva ai nostri edifici scolastici nella piena sicurezza e con la massima modernità.

Le soluzioni scelte. Le soluzioni non potevano essere che due: una manutenzione spinta degli edifici o il loro totale rifacimento. Perché la seconda ipotesi? Perché la Giunta comunale ha correttamente incaricato anche una altro soggetto, l’Università di Firenze, affinché analizzasse anch’essa quanto prodotto dai professionisti incaricati dal Comune, così da avere la massima garanzia del quadro emerso. Le analisi condotte e le prime valutazioni hanno fatto emergere la non economicità di un intervento di adeguamento. Questo il dettaglio: A) per la Scuola Media, l'unica costruita su vari piani, un intervento di adeguamento alle normative vigenti ed un miglioramento dell’efficienza energetica ed ambientale sarebbe risultato più oneroso rispetto ad un edificio totalmente nuovo con tali caratteristiche; B) per la Scuola Materna è risultata la convenienza di una nuova realizzazione in quanto i costi avrebbero eguagliato quelli della manutenzione necessaria; C) per la Scuola Elementare di Ulignano, invece, è risultato più conveniente l’intervento di manutenzione. Anche perché, come abbiamo appena visto, già nella passata legislatura il Comune era intervenuto su questa scuola con la messa a norma dell’impianto antincendio ed altre ristrutturazioni, quando l’Amministrazione è intervenuta con i lavori di costruzione della nuova Scuola Materna di Ulignano connessa a quella Elementare.

Interventi previsti su Materna, Media del capoluogo e su Elementare di Ulignano. E per quella di San Gimignano? Anche la Scuola Elementare di San Gimignano è stata oggetto di un’indagine approfondita dell’Università di Firenze. Da questa indagine è emerso che la scuola può essere utilizzata a condizione che nell’arco di alcuni anni siano effettuati alcuni lavori di miglioramento dell’edificio. Nell’estate 2015, intanto, sono stati fatti i primi lavori per ospitare nella scuola elementare del capoluogo, separando accessi e spazi didattici, anche gli alunni della Scuola Media che è stata dichiarata inagibile. Intanto sono già stati stanziati gli 80mila euro per il Progetto Preliminare della Scuola Elementare che dovrà essere redatto e che ci dirà, sulla base dell’indagine dell’Università di Firenze, quale sarà l’esatto costo degli interventi di adeguamento da fare.

Nuove scuole, gli interventi da realizzare: un progetto complesso e completo.  Alla fine di queste indagini il quadro è risultato chiaro ed abbiamo capito subito di essere di fronte ad un’opera eccezionale per le nostre forze, per il nostro bilancio e per la nostra macchina comunale. Servono, infatti: 1) una nuova Scuola Media; 2) una nuova Scuola Materna; 3) una nuova palestra al posto della vecchia palestra delle elementari.
A questi interventi andranno aggiunti, come detto, i lavori per la manutenzione della Scuola Elementare di Ulignano, per la manutenzione della Scuola Elementare di San Gimignano, i lavori per la sistemazione delle aree esterne alle scuole e quelli per gestire la fase transitoria (alcuni già realizzati per consentire, ad esempio, il trasloco dalle media alle elementari del capoluogo).
Tutti gli interventi hanno le seguenti caratteristiche: a) rispondenza alle più recenti normative in materia di sicurezza; b) attuazione delle migliori pratiche in materia di qualità ambientale e prestazioni energetiche; c) riqualificazione e riorganizzazione urbanistica delle aree interessate, soprattutto nel capoluogo; d) la creazione di un nuovo impianto sportivo costituito dalla nuova palestra che sarà costruita al posto di quella della elementari.

Un progetto grande e dunque costoso. Ecco il dettaglio. I costi del progetto non sono indifferenti per le casse di un Comune come il nostro. Ecco il dettaglio dei quadri economici:
A) la nuova Scuola Media: € 2.930.000, di cui 2 mln da Regione e Governo e 930mila dal Comune; B) la nuova Scuola Materna € 2.240.000 di cui 1.950.000 mln da Regione e Governo e 290mila dal Comune; C) la nuova palestra € 1.110.000 di cui 950mila da Regione e Governo e 160mila euro dal Comune, per un totale complessivo di € 6.280.000.
A questi costi si sommano 200mila euro per le sistemazioni degli spazi esterni, gli 800mila euro per la sistemazione della Scuola Elementare di Ulignano, i circa 300.000 euro per la gestione della fase transitoria, gli 80mila euro del Progetto Preliminare della Scuola Elementare. Quindi un grande progetto, dal costo complessivo di quasi 8 milioni di euro.

Da dove arrivano le risorse? Dei 6.280.000 milioni di euro di costo per i tre nuovi edifici, circa 4.900.000 milioni di euro sono venuti da un contributo della Regione Toscana a valere su risorse del Governo Renzi, che finanzia un piano triennale di interventi strutturali sugli edifici scolastici in tutta Italia. Il Comune ha partecipato al bando della Regione che è scaduto a fine marzo 2015 ed ha intercettato più risorse di tutti in provincia di Siena, vedendosi finanziati 3 progetti su 4. Il quarto è quello della Scuola Elementare di Ulignano che è però risultato ammissibile e in buona posizione, così che non appena la graduatoria scorrerà potrà anch’esso beneficiare dei finanziamenti. Un risultato per nulla scontato, di cui andare orgogliosi e che rende oggi tutta l’operazione sostenibile anche dal punto di vista finanziario, anche per un altro motivo. La Legge di Stabilità per il 2016 ha da un lato considerato questi contributi comunque fuori dai vincoli dei limiti di spesa imposti agli Enti Locali ed ha di fatto superato il vecchio funzionamento del Patto di Stabilità interno. Per cui, per farla breve, un Comune può spendere i soldi che ha. Sembra una banalità dirlo, ma non era così fino all’anno scorso. E San Gimignano ne era un esempio, purtroppo.

Gira questa storiella: “si rifanno le scuole perché sono arrivati i soldi””… Si tratta di una bufala che più bufala non si può. L’arrivo dei finanziamenti dalla Regione/Governo rendono certo il cammino più agevole. Ma da un punto di vista di scelte politiche le scuole si sarebbero fatte comunque. Come Consiglieri comunali, ad esempio, abbiamo fin da subito apprezzato la decisione della Giunta di affrontare il problema e di risolverlo. Tuttavia, mentre da un lato abbiamo fatto tutti i passi necessari e ci siamo assunti tutte le responsabilità del caso votando deliberazioni pesantissime in Consiglio Comunale, dall’altra, nelle more degli esiti del bando, abbiamo chiesto alla Giunta di lavorare anche ad un “piano b”: cioè ad uno scenario che contemplasse anche la possibilità di non ricevere nemmeno un euro o pochissime risorse esterne di finanziamento e di trovarci nelle condizioni di non reggere il peso degli investimenti necessari con il solo bilancio comunale. Ci sarebbe voluto più tempo, ancora più disagi probabilmente, con un eventuale “piano b”, ma l’obiettivo e la determinazione di risolvere il problema della sopravvenuta inadeguatezza delle nostre scuole lo avremmo affrontato comunque e senza tergiversare.

Tutti bravi! Ora che sono arrivate le risorse… Leggiamo e sentiamo qua e là che ora tutte le forze politiche si dichiarano d’accordo con il progetto, che tutti si prodigano nel voler dare informazioni di qualunque tipo, qualcuno vorrebbe sostituirsi alla Giunta Comunale, altri rivendicano a sé tutti i meriti e via discorrendo. Bene. A noi non fa altro che piacere che finalmente ci sia convergenza. Quello che però ci preme ricordare, per onestà intellettuale e rispetto verso il lavoro svolto dal Gruppo Consiliare del Centrosinistra per San Gimignano (di cui fino ad inizio del 2015 faceva parte anche SEL) è che quando il 28 novembre 2014 c’era da votare la variazione di bilancio per consentire al Comune di partecipare ai bandi della Regione per intercettare le risorse, i voti a favore sono venuti soltanto dal nostro gruppo. Mentre hanno votato contro i gruppi M5S e Lista Civica. Con quel voto abbiamo di fatto rivoluzionato il bilancio comunale nella parte degli investimenti, fermando tantissime opere pubbliche, dichiarandoci disponibili a vendere anche una buona parte del patrimonio disponibile del nostro Comune pur di partecipare a quel bando per fare le scuole. Un voto pesantissimo, che cambiava le priorità di spesa dell’Amministrazione, che impegnava patrimonio pubblico e che cadeva in una fase politico-amministrativa in cui il Patto di Stabilità era pienamente vigente e non c’era nessuna certezza che gli eventuali contributi che avremmo ricevuto sarebbero stati fuori dal conteggio del Patto, o che il Patto di Stabilità sarebbe poi stato superato (come di fatto è avvenuto solo dal gennaio 2016). E sempre per onestà intellettuale va ricordato anche quanto successo a giugno 2015. Cioè quando c’è stato bisogno di finanziarie, una volta avuta la certezza dei 4,9 milioni della Regione/Governo, la quota parte a carico del Comune per completare il finanziamento dei tre nuovi interventi, per un totale di 1,7 milioni di euro, così da poter bandire la gara di appalto, oltre all’ipotesi di intervento sulla Scuola Elementare di Ulignano. Ebbene, anche in questo caso, i voti a favore per questa operazione sono arrivati ancora una volta e solamente dal Gruppo Consiliare Centrosinistra per San Gimignano. Mentre si sono astenuti M5S e Lista Civica. Ora tutte le forze politiche si dicono favorevoli al progetto delle nuove scuole. Bene, ci fa piacere che finalmente sia così. Ma almeno si raccontino le cose per come sono andate. Quel nostro voto è stato importantissimo: perché il rischio era di non fare in tempo a bandire le gare di appalto e perdere così le risorse assegnate.

Una volta completato il finanziamento non si poteva partire subito con i lavori della nuova Scuola Materna? E’ stata una domanda legittima che molti hanno fatto. Iniziare subito i lavori della nuova materna senza doverla liberare per abbatterla per creare lo spazio per la nuova Scuola Media e la nuova palestra. Ma purtroppo come abbiamo sempre detto la struttura del bando regionale non ci consentiva differenziazioni tra progetto e progetto e obbligava l’Amministrazione ad impiegare le risorse immediatamente e tutte insieme. Aggiungere altre risorse dal solo bilancio comunale per anticipare i tempi, avrebbe voluto dire non rispettare il disegno del nuovo villaggio e aggravare ancora di più il bilancio comunale, oltre a spendere due volte.

Ecco perché è stata scelta Ulignano per i bambini della scuola materna del capoluogo. Una volta ottenuti i finanziamenti e appaltati i lavori in questi primi mesi del 2016, si è posto il tema di come svolgere il prossimo anno scolastico 2016-2017 senza la materna del capoluogo. Su questo punto come consiglieri abbiamo suggerito che l’opzione di non fare l’anno scolastico per la materna non era una opzione all’altezza del nostro Comune e della nostra storia. Il servizio andava garantito. Anche se, a termini di legge, la scuola materna non è scuola dell’obbligo ed il Comune non sarebbe stato sanzionabile di nulla. Tuttavia la scelta politica è stata molto chiara. Un minuto dopo abbiamo caldeggiato, seppure a fronte di qualche evidente disagio, la soluzione che i bambini trovassero ospitalità in una struttura nata e progettata con la funzione di scuola, anziché pensare a soluzioni temporanee di pre-fabbricati o di altre strutture che non sono nate per ospitare delle scuole. Questo perché nel primo caso i costi sarebbe stati alla fine quasi come quelli di un’altra scuola nuova (e chi l’avrebbe pagata non si sa…), nel secondo caso perché siamo convinti che un edificio progettato per le funzioni scolastiche, seppure con spazi più ristretti, sia comunque ed in ogni caso più idoneo ad ospitare le attività didattiche di ogni giorno. E’ quello che alla fine è accaduto.  

Deciso il “se” fare le nuove scuole, ora va gestito il “come”: con il maggior dialogo possibile e con la massima trasparenza. Con le scelte che abbiamo descritto ora il progetto è entrato nella fase realizzativa. E per quanto ci riguarda, come consiglieri comunali di maggioranza, abbiamo chiesto e concordato con la Giunta, che già si era attivata in tal senso, che questa fase sia ora gestita con la più ampia disponibilità al dialogo e la massima trasparenza possibile. Noi siamo consapevoli che la fase esecutiva creerà alcuni disagi alle famiglie che hanno i figli nelle scuole coinvolte dal progetto. Inutile nascondersi. Al tempo stesso siamo consapevoli che non una massiccia, costante e chiara informazione alle famiglie tutti questi problemi non solo possono essere affrontati ma, soprattutto, gestiti.
In proposito pensiamo che: a) sia positivo il lavoro già avviato dal Sindaco e della Giunta con i genitori e col neo costituito Comitato dei genitori; b) sia positiva la costituzione del Comitato dei genitori, perché contribuisce a semplificare i canali di informazione, contribuisce a dare certezza alle informazioni che circolano, evita inutili e fastidiose distorsioni delle informazioni stesse, rappresenta un soggetto ed un luogo per un confronto costruttivo nel merito dei problemi; c) che le informazioni ufficiali al Comitato, alle famiglie ed alla cittadinanza non possono che venire dall’organo esecutivo dell’Amministrazione, cioè dal Sindaco e dalla Giunta Comunale, che tutti i giorni hanno rapporti con le imprese, le direzioni lavori, la direzione scolastica e con la struttura tecnica del Comune che soprintende ai lavori.
Noi consiglieri comunali siamo naturalmente a disposizione dei Sangimignanesi per tutto il tipo di segnalazioni, suggerimenti, considerazioni del caso ma non potranno essere confusi i ruoli. A noi spetta un ruolo di indirizzo e lo abbiamo già esercitato, dicendo sì al bilancio e al progetto per fare il nuovo villaggio scolastico.

Intanto: che cosa ha comportato la chiusura della Scuola Media? L’ordinanza di chiusura della Scuola Media ha comportato alcune conseguenze: dolorose ma necessarie. Vediamole, nell’ordine: 1) la chiusura della cucina e quindi della mensa in gestione diretta con conseguente appalto esterno della fornitura di pasti (non sono cambiati i requisiti quali-quantitativi richiesti dal Comune) ; 2) lo spostamento a Colle Val d’Elsa dell’Istituto Enogastronomico. Scelta molto sofferta ma obbligata, anche perché la Provincia di Siena si è dichiarata indisponibile a costruire un nuovo fabbricato a San Gimignano, preferendo la soluzione già pronta nel plesso dei Licei a Colle; 3) l’accorpamento dentro la Scuola Elementare di tutte le classi della Scuola Media; 4) il trasferimento per l’anno scolastico 2016/2017 di tutti bambini della Scuola Materna presso la Scuola di Ulignano; 5) l’acquisto di un capannone industriale a Fugnano per la delocalizzazione del magazzino comunale; 6) la prossima chiusura degli spogliatoi del Palazzetto dello sport con la costruzione di nuovi spogliatoi e altri volumi esterni di tipo prefabbricato.

E dopo che saranno realizzati i 3 nuovi edifici? Andranno necessariamente fatti alcuni interventi. Eccoli: A) il completamento della sistemazione degli spazi esterni con l’appalto del progetto di costruzione del parcheggio e della nuova viabilità (circa 200.000 euro); B) la sistemazione antisismica ed efficientamento energetico, oltre ad una ristrutturazione globale, della Scuola Elementare di Ulignano (800.000 euro); C) la realizzazione del Progetto per gli interventi da fare nella Scuola Elementare del Capoluogo (come abbiamo visto è stato finanziata la progettazione preliminare per 80.000 euro).

Una opportunità di riqualificazione urbanistica, non solo un nuovo villaggio scolastico. E’ quello che pensiamo sia, e abbiamo voluto che fosse assieme alla Giunta comunale, questo progetto: non solo un’operazione per le nuove scuole ma un’operazione urbanistica. Infatti l’abbattimento dell’attuale Scuola Materna e dell’attuale Palestra delle Elementari, la costruzione della nuova Scuola Media e della nuova Palestra e la costruzione della nuova Scuola Materna accanto all’attuale Asilo Nido, configurano la creazione di due nuovi poli, collegati dalle infrastrutture sportive del campo d’atletica e dell’attuale palazzetto dello sport. Ma tutte queste azioni sono anche l’occasione per sistemare e migliorare l’attuale viabilità e sosta di fronte e nelle vicinanze di questi due nuovi poli, con interventi per la circolazione veicolare, la sicurezza stradale, la gestione/separazione dei flussi di traffico e una nuova dotazione di parcheggi. Se poi i lavori della circonvallazione riprendessero presto (come speriamo), la realizzazione di questa fondamentale opera consentirebbe di attuare pienamente le previsioni del Piano Strutturale. Piano che già oggi prevede una viabilità che, costeggiando l’attuale campo di calcio di Belvedere per intenderci, si riconnette con il tracciato della circonvallazione. Questo consentirà di gestire meglio il traffico, di evitare imbottigliamenti e istituire sensi unici per fluidificare la circolazione.

Una operazione urbanistica ed un’idea per il dopo scuole medie. Nel mentre abbiamo affrontato l’emergenza della chiusura della Scuola Media, una volta trovate le soluzioni per la collocazione delle classi in altri edifici, abbiamo iniziato anche a ragionare su cosa vogliamo farne di questo edificio non più utilizzabile. La nostra volontà politica è chiara fin da adesso: non vogliamo che resti una “cattedrale nel deserto”. Abbiamo delle idee. Così come le abbiamo avute per la ricollocazione del cantiere comunale che da lì se ne andrà. Abbiamo infatti condiviso la proposta della Giunta e datole mandato di partecipare ad un’asta fallimentare per l’acquisto di un fabbricato in località Fugnano. Vediamo quali saranno gli esiti. Ma se saranno positivi questi consentiranno all’Amministrazione di collocare in un’unica sede tutti i vari magazzini comunali sparsi qua e là nel nostro territorio e avremo un luogo dove poter ricollocare anche alcuni servizi pubblici vicini alla circonvallazione (come, ad esempio, la Polizia Municipale o l’Urp) rivedendo così anche altre previsioni urbanistiche che ipotizzavano questi servizi in località Santa Chiara, quindi con la stessa funzionalità ma con minore consumo di suolo.
Per il futuro della Scuola Media (che andrà demolita) pensiamo anche di cogliere l’occasione della revisione degli strumenti urbanistici prevista dalla legge e che affronteremo già nei prossimi mesi (in particolare la redazione del POC – Piano Operativo Comunale, quello che si chiamava prima RU – Regolamento Urbanistico e l’adeguamento alle normative sopraggiunte del PS – Piano Strutturale). Ebbene, noi pensiamo che sia necessario fin da subito prevedere la destinazione futura del fabbricato. E pensiamo che queste possano essere due: o il mantenimento di una destinazione formativa (se ad esempio, ulteriori indagini sulle nostre scuole richiedessero ancora nuovi spazi, cosa che oggi non possiamo sapere), oppure una destinazione ad usi civici, in coerenza con quanto scritto nel nostro programma di legislatura. San Gimignano ha un tessuto ricchissimo di associazionismo, di impegno civico che noi pensiamo meriti una sua casa. Una “Casa per il nostro senso civico”, dove le nostre associazioni possano trovare una sede e spazi funzionali alle attività sociali, culturali, ricreative, con spazi idonei ed attrezzati, sale polivalenti. Insomma, un luogo per tutti i Sangimignanesi.


Febbraio 2016 - A cura del Gruppo Consiliare Centrosinistra per San Gimignano -

martedì 16 giugno 2015

Arte contemporanea e Centro Storico: dove devono stare le opere d'arte?

Raffaello Razzi mi scrive, a me come a tutti i consiglieri comunali, chiedendomi la mia opinione sul tema che ho più o meno sintetizzato nel titolo di questo post.
Questo è quello che gli ho risposto.
***

San Gimignano 16/06/2015

Caro Raffaello,
ho ricevuto la tua lettera ed intendo risponderti sia come cittadino, nato e cresciuto qui, sia come Sangimignanese chiamato, pro tempore, a svolgere il ruolo di Consigliere nel nostro Consiglio  Comunale.

Per il ruolo istituzionale che mi compete ti assicuro che quanto da te segnalato sarà per parte nostra portato all’attenzione di tutto il Gruppo consiliare a cui appartengo (“Centrosinistra per San Gimignano”), così come siamo abituati a fare con ogni segnalazione che ci arriva dai nostri concittadini. Del resto anche questo è uno dei nostri compiti di amministratori pubblici.

Nel merito intendo però dirti come la penso.
Penso che la nostra città “sogno del medioevo” e oggi patrimonio dell’Unesco non possa e non debba ridursi ad icona stanca del passato, oppure alla sua caricatura. Che sarebbe pure peggio.
Così come credo che, specialmente in rapporto alla e con l’arte contemporanea, la nostra città non debba piegarsi ad essere terreno di conquista di soli criteri e gusti globalizzati.
Occorre equilibrio. Mi verrebbe da dire un equilibrio “complesso”, per fare una battuta e rimanere in tema se penso all’opera di Eliseo Mattiacci nella Rocca, la ‘mitica’ longarina per noi Sangimignanesi.

Penso, seriamente, che San Gimignano vada difesa e valorizzata nella sua contemporaneità.
Mi spiego meglio: ci piaccia o no non siamo ‘solo’ medioevo”. Anche se, evidentemente, siamo ‘soprattutto’ medioevo.
Se non accettassimo questa visione rinnegheremo, a mio avviso, l’idea stessa di città.
Che non è mai un qualcosa di statico, di fisso, di immutabile. Tutt’altro! E neppure San Gimignano, con la sua storia, sfugge a questa regola del tempo.
Pertanto penso e vorrei una città in cui antico e contemporaneo possano convivere, confrontarsi e, perché no?, confrontarsi e scontrarsi. La storia degli ultimi 20 anni circa, quelli che per capirci  hanno sostanzialmente visto installarsi in spazi aperti della città opere, sculture, ceramiche ed installazioni varie ci dicono proprio questo.
Personalmente vorrei che fosse ancora così in futuro.

Vorrei una città in cui, pur non condividendo sempre gusti, tendenze, criteri e scelte di quella che per convenzione chiamiamo arte contemporanea, ci si possa comunque incuriosire per un’opera moderna o contemporanea. Insomma: preferisco il movimento alla staticità, la possibilità di vedere/conoscere qualcosa di nuovo, anche nel suo rapporto con il passato, rispetto alla sola celebrazione medievale. Poi va da sé, non potrebbe essere altrimenti del resto, che la nostra storia deve essere tutelata e mantenuta nella sua monumentalità, mantenuta efficiente non solo per le foto dei milioni di turisti, graditissimi, ma anche per le esigenze di vita quotidiana di noi sangimignanesi, nonché indagata sotto il profilo degli studi medievali.

E tuttavia: se è vero, come è vero che il Palazzo Comunale, la Pinacoteca e la Torre Grossa rappresentano ciò che siamo stati, i Musei civici di Santa Chiara, ad esempio, rappresentano ciò che siamo. Proprio ciò che tu segnali, semmai, consolida una convinzione che ho maturato da tempo: quella della necessità di disegnare, oltre alle più o meno apprezzabili iniziative private nella nostra Città - di cui ciascuno può avere la propria opinione -, una politica pubblica anche per l’arte contemporanea a San Gimignano. Occorre porsi il tema della contemporaneità e della promozione dell’arte contemporanea anche nella città delle torri. E non lo dico a caso. A dirlo, direi meglio a chiedercelo, è il nostro straordinario patrimonio, intendo dire in relazione alle dimensioni del nostro Comune, di opere d’arte moderna e contemporanea. In parte custodito nella Galleria “De Grada”, di recente arricchitasi con le donazioni oggetto della collezione “Novecento” (tuttora in esposizione presso la Galleria stessa), in parte esposto nella nostra città. Per non parlare dell’interesse che suscita e fisicamente movimenta questo settore dell’arte, portando a San Gimignano flussi che forse, e dico forse, qua non verrebbero.
Ma, a ben leggere la tua lettera, su questo punto potremmo trovarci d’accordo.

Quanto all’altra questione che tu poni, quella del Centro storico a supporto irreversibile di opere contemporanee, è certamente un tema concreto su cui si potrebbe discutere a lungo. E le opinioni moltiplicarsi all’ennesima potenza. Per quanto mi riguarda non sono contrario a prescindere, anzi. Quello che condivido della tua segnalazione, su cui ragionerei seriamente, è semmai se tutti i luoghi di tutto il Centro Storico possano o debbano ospitare permanentemente opere di questa natura. Su questo si può discutere e credo che troveremmo anche una soluzione condivisa. Sono molto disponibile a farlo, è un tema da non banalizzare.
Così come non avrei nulla in contrario a discutere o a ri-discutere con i privati, proprietari dell’opera, condizioni per l’esposizione delle loro opere nella nostra Città. Anche se va da sé che, nella stragrande maggioranza dei casi, queste opere non sono di privati ma del patrimonio pubblico, dunque di noi tutti. Ci sono poi molti fattori da tener di conto. C’è chi, ad esempio, sostiene che non sempre la città che ospita o, meglio, il luogo prescelto per la collocazione dell’opera, dia lustro all’opera scelta ma che anzi, spesso, avvenga esattamente il contrario. Anche se si tratta di città importanti come la nostra. Così come va ricordato come, in molti casi, l’opera stessa nasca e sia  pensata/ideata/progettata/realizzata proprio per ‘un luogo’, anzi nel nostro caso per ‘quel luogo specifico’. (Per fare un esempio a San Gimignano basti pensare all’intervento di Anish Kapoor e la sua “Underground” all’interno dello spazio di quello che chiamiamo “torrino dei frati” in Sant’Agostino, ma che proprio un torrino non lo è. Lo conosco bene perché il mio nonno Foscaro lì teneva l’orto dei frati e fin da ragazzo non l’ho mai visto utilizzato. Oppure potremmo pensare agli altrettanto famigerati “omini di ferro”, che anche a San Gimignano hanno fatto una sporadica apparizione, per quanto suggestiva a mio giudizio. Si tratta delle opere di Antony Gormley che, recentemente oggetto anche di una bella installazione al forte di Belvedere a Firenze, pur non essendo pensate solo per San Gimignano, avevano trovato collocazione temporanea in luoghi specifici del Centro Storico, “strategici” per il messaggio che l’artista e le stesse opere intendevano lanciare. E che a me, lo dico sinceramente, avrebbe fatto piacere se almeno una avesse trovato pianta stabile in un luogo altrettanto “strategico” del nostro Centro una volta terminata la mostra).

Su una cosa sarò invece più netto. Non credo che ci sia da parte di nessuno, da parte mia senza alcun dubbio nella duplice veste di cittadino-amministratore, così come penso da parte di chi esprime oggi il governo delle città nessuna volontà di “vendere in qualche modo San Gimignano”, nessuna “arrendevolezza compiacente delle autorità locali”, tantomeno un “inqualificabile modo di cedere l’immagine dei monumenti di San Gimignano”, per citare testualmente la tua lettera.
Io vedo, semmai, un continuo impegno a trovare un giusto equilibrio tra più esigenze. Non ci sono libretti di istruzione per queste cose e si deve riuscire ad essere tutto fuorché settari, trovando invece mediazioni rispettose delle varie sensibilità. Cosa oggettivamente non facile, lo riconosco, che può portare anche a qualche scivolone. E sopra ho spiegato come si possa e di debba discutere se ogni luogo di tutto il Centro storico possa o debba ospitare installazioni. La discussione si può fare e sono pronto a farla.
Tuttavia l’idea che San Gimignano sia preda o alla mercé di qualche potente di turno, gallerista o artista che sia, credo non corrisponda alla realtà. E’ un rischio che ci può essere, voglio essere chiaro, come può sempre esserci, ad esempio, quello dei continui appetiti speculativi per le nostre campagne. Ma credo che oggi, questa non sia la realtà. Prova ne sia la vicenda dell’opera di Kosuth, “La sedia davanti alla porta”, che oggi trova collocazione nella piazza del Bagolaro davanti al centro diurno in via Folgore da San Gimignano, ma che l’artista aveva collocato sotto la Loggia coperta, per capirci, in piazza del Duomo ma che poi da lì è stata spostata, secondo me giustamente, proprio al “Bagolaro”.

Infine e per concludere, in relazione all’ipotesi di inserimento di ulteriori opere in un “torrino” della Rocca, nessuna oscura trama. Nessun sotterfugio o operazione al buio, alla faccia magari degli ignari cittadini, noi compresi. Da quel che mi risulta, so e mi ricordo, le ultime acquisizioni al patrimonio pubblico del Comune di San Gimignano sono:
- le 13 opere, tra i massimi esponenti della pittura italiana del Novecento, oggetto della donazione della famiglia Pacchiani, che trovano collocazione stabile nella Galleria “De Grada” (oggi sono esposte all’interno della mostra “Novecento: una donazione” aperta fino al 30 agosto);
- l’opera di Kiki Smith (Clare L. Smith) di New York dal titolo“Yellow girl”, ceramica, tempera, vetro, luci e legno. Quest’ultima è stata acquisita al patrimonio pubblico con deliberazione del Consiglio Comunale del 28/01/2014, in seguito alla proposta di donazione dell’artista. Valore commerciale dell’opera quasi 100.000 euro. Lo stesso atto, pubblico, trasparente, preso dal massimo organo di rappresentanza cittadina tra l’altro all’unanimità, prevede tra le altre cose la “collocazione permanente presso il “torrino” situato all’interno della Rocca di Montestaffoli, previa autorizzazione in tal senso da parte delle competenti Commissione comunale per il paesaggio e competente Soprintendenza, o ad altro eventuale luogo comunque convenuto fra donatore e donatario”. Non conosco a che punto sia l’iter per la collocazione dell’opera, so però per certo che la competente Soprintendenza è già stata interessata per il parere. Immagino che tu ti riferisca a questa opera nella tua lettera.
Nel caso specifico, e certo non per una ottusa difesa di una scelta che ho votato, trovo che la collocazione non sia affatto disastrosa, anzi più che dignitosa per l’opera e per lo stesso “torrino” che la ospiterà al suo interno (per capirci: non “il torrino della Rocca” che siamo abituati a conoscere ed a chiamare così a San Gimignano, quello con le scale, ma quello in fondo a sinistra dello schermo del cinema una volta, sempre per intenderci. Se ci ricordiamo come era tenuto e a cosa serviva il torrino in questione credo che converrai con me che il miglioramento e la valorizzazione anche di quella piccola porzione della Rocca sia tangibile, oltre ad un inserimento non “invasivo” dell’opera stessa).

Questo è quel che penso, è la mia opinione. Da amministratore pubblico, invece, so bene che si deve andare oltre le opinioni personali e trovare metodo e criteri condivisi. E, come credo di aver spiegato, questo è un ragionamento che si può fare.
Spero di averti risposto su tutto e resto naturalmente a disposizione per ulteriori chiarimenti o confronti.
Andrea
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lunedì 16 marzo 2015

Salvare la Pro Loco, senza sproloquio



In questi giorni si discute del futuro della Pro Loco e, soprattutto, della capacità/possibilità di continuare a gestire l’ufficio turistico tramite la turrita associazione.
Non sono d’accordo con chi dice che questo stia avvenendo nell’indifferenza generale. C’è chi se ne sta occupando (l’Amministrazione comunale, qualche associazione di categoria, alcuni associati alla stessa Pro Loco) cercando di trovare una soluzione.
Semmai, a me pare, quello che non c’è ancora è una consapevolezza piena e diffusa, soprattutto nel mondo turistico e del commercio, delle opzioni in campo con le relative conseguenze.
Non è il problema di andare a gara. Di gare se ne fanno tante, anche per aspetti e servizi forse più importanti.

Il tema su cui discutere semmai, e su cui poi decidere, non è tanto se avremmo ancora un ufficio turistico, ma come lo vorremmo anche in futuro e gestito da chi.
Ebbene, tra il modello della gara con offerta del servizio ad un soggetto miglior offerente, ed il modello attuale, quello gestito dalla locale associazione  Pro Loco, non ho dubbi: ad oggi preferisco il secondo. 
Cioè quello che garantisce due caratteristiche importanti: quella della pubblicità (si risponde all’interesse pubblico che, nel caso di specie, è fare l’interesse dell’intero settore turistico locale e non solo di quello che “tira” di più) e dell’universalità (la Pro Loco serve a tutti, ci si accede tutti, collabora con tutti e non solo con chi paga ed offre di più).

Sulla base di queste due caratteristiche ed in considerazione della natura del servizio offerto a San Gimignano ed agli operatori (in larga parte gratuito), ed in considerazione della grandissima dispersione sia numerica sia in termini di interessi contrapposti dei privati che operano a San Gimignano nel turismo, una gestione esterna vedrebbe concretizzarsi il rischio di un soggetto volto più a promuovere ciò che può generare profitto, che ciò che davvero serve alla nostra città. Così come una gestione tra soli privati, oltre a prestarsi alla medesima possibile distorsione rischia di fallire, laddove nel recente passato altre esperienze hanno già fallito. 
In più: la crisi ha dimostrato che è tempo di unire le forze, pubbliche e private, perché il “fai da te”, ognuno per il suo settore, oltre a non pagare non è più sostenibile.  Serve dunque continuare con l’impegno pubblico per la promozione di San Gimignano, a prescindere dal tipo di collaborazione e dalla forma giuridica.
Così come occorre, non ci giriamo intorno, che le partita iva e gli operatori turistici, dall’alberghiero all’extra alberghiero, dall’agriturismo al commercio al dettaglio concorrano alla sostenibilità della gestione dell’ufficio turistico. I dati sull’adesione alla Pro Loco del nostro sistema sono a dir poco imbarazzanti. Se va bene, appena un terzo degli operatori. Nonostante ciò la Pro Loco, al netto della contribuzione massima possibile del Comune, recupera con i propri servizi e le attività associative oltre l’85% dei propri costi. Possibile che non si riesca (voglia) a coprire con il mondo imprenditoriale quel 15% di costi?  Basterebbe una quota associativa sottoscritta da parte di tutti per colmare già di molto il divario. Impossibile farlo?

Si dice, correttamente, che non tutti gli operatori hanno le stesse esigenze. Lo sappiamo.
Così come sappiamo delle diverse tipologie di attività che costituiscono il variegato mondo turistico sangimignanese: l’esigenza dell’albergo non può essere quella del negoziante di souvenir. Ri-siamo d’accordo. Così come non sfugge la richiesta di un ulteriore salto di qualità degli operatori della Pro Loco, che pure già oggi fanno un gran lavoro e che, da qualche mese, sono anche part-time a causa delle difficoltà economiche. Ma risiamo lì. Senza la contribuzione di tutti, mondo turistico sangimignanese compreso, ri-siamo punto e a capo. Senza colmare le (tutto sommato relative) difficoltà economiche causate soprattutto dalla fine di diverse attività a pagamento che l’ufficio predisponeva (es: il cambio valuta, la pubblicità sulle carte cittadine), ri-siamo al cane che si morde la coda: niente sostenibilità, niente salto di qualità, meno servizi, orari di apertura ridotti e più danni all’immagine e all’intero settore.

E invece, per finire, dovrebbe essere proprio ora il momento di dimostrare che a questa città si può anche dare, invece di prendere e basta (come spesso accade in verità). Proprio ora che anche la legge regionale di riordino delle competenze delle province (in attuazione della Legge “Del Rio”), affida ai Comuni “le funzioni in materia di turismo, a esclusione della formazione professionale degli operatori turistici e della raccolta dei dati statistici” e che tali “funzioni …sono trasferite ai Comuni, che le esercitano obbligatoriamente in forma associata, negli ambiti di dimensione adeguata di cui all’allegato A alla l.r. 68/2011. La funzione è esercitata mediante convenzione tra tutti i Comuni dell’ambito di dimensione territoriale adeguata ovvero mediante unione di comuni”.
Cioè, per uscire dal burocratese, proprio quando si riapre la possibilità di una promozione/valorizzazione/gestione turistica in capo ai comuni, seppure in forma associata.
Ora: se pensiamo alla Val d’Elsa, con tutto il rispetto per i nostri comuni limitrofi, chi volete che possa candidarsi, anche forte dell’esperienza sviluppata in questi lunghi anni dall’ufficio turistico gestito dalla Pro Loco, a fare il capo fila di una simile evoluzione? Chi volete che abbia capacità, competenze, esperienza, numeri e anche la voglia (oltre all'interesse) di tirare le fila di questo discorso? Tocca a noi, a San Gimignano, mettere le proprie competenze a disposizione della Val d'Elsa. Per essere la porta della Val d’Elsa ed il soggetto che tiene a sistema la nostra area. Non si tratta di farci pagare dagli altri comuni il gap di cui abbiamo detto. A quello dobbiamo pensarci da soli, come ho provato a spiegare: il pubblico (che già lo fa per intero) e il privato (che lo fa in parte, come abbiamo visto dai numeri). Si tratta, ancora una volta, di unire le forze, per il bene della promozione turistica di San Gimignano e della Val d’Elsa.

***

PS: per la cronaca sono in conflitto di interessi. Sono socio Pro Loco, ho un affittacamere con ditta individuale dal 1999, pago da sempre la quota associativa all’associazione, così come da sempre pago il canone alla Pro Loco per essere ospitato sul portale sangimignano.com (che fa migliaia di contatti e che è l’unica forma di promozione che ho lasciato in piedi quando ho ridotto ad una sola camera con bagno la mia attività), così come ho sempre pagato, ad esempio, la quota associativa per le luminarie natalizie, per dirne una, anche quando sotto casa mia le luci non ce le mettevano, nemmeno nella piazza in cui svolgo l’attività. Certo un po' dspiaciuto, ma senza lamentarmi troppo. Anzi con l’orgoglio e la convinzione che, almeno finché è sostenibile l'operazione, si debba ogni tanto anche dare a questa città, senza prenderne soltanto.

sabato 10 gennaio 2015

Mister "manetto": un maestro non solo di sport a 10 anni di distanza

Oggi bella iniziativa per ricordare Mister Piero Bigazzi, Manetto per tutti i Sangimignanesi, nel decennale della sua scomparsa.
Oltre che un grande mister e quindi maestro di calcio anche maestro di vita: Piero era mio vicino di casa, babbo del mio miglior amico Filippo e da ragazzi, nelle estati passate nel suo campo a fare i balocchi, di sgridate e di consigli se n'è presi tanti!!
La partita di calcio è stato il miglior modo per ricordare il nostro Mister, con il calcio di inizio dato dal grande Ranieri.
A cena poi tutti noi ragazzi dal '74 al '78 abbiamo consegnato una targa in ricordo di Piero a Filippo e Cristina (fisicamente ed idelamente anche a Milena che non se l'è sentita di venire a cena, troppe emozioni) e raccolto qualche centinaio di euro da devolvere in beneficenza, al progetto casa Sara.
Una serata unica, che ha rimesso insieme più generazioni di Sangimignanesi nel ricordo di Piero, nello spirito vero del calcio e dei suoi valori. 


Ciao Piero!

lunedì 15 settembre 2014

Una splendida giornata! 13/09/2014


Nella città del cuore, a due passi da dove sono nato, nel centro storico in cui vivo nella piazza a cui sono più legato, nella chiesa con cui vo più d'accordo, tra gli affetti più cari e vecchie e nuove amicizie, con la persona che più amo
Dopo un mesetto, ancora non c'era stato modo, grazie a questa meravigliosa città, e a tutti gli amici e conoscenti che in vario modo hanno dimostrato sentimento, stima e sincero affetto.
E grazie a chi, zitto zitto, ha "curato la parte tecnica".

http://vimeo.com/110198821

giovedì 21 agosto 2014

Da Erwitt a Pintoricchio, passando per San Gimignano

Per intendersi: vanno bene le mostre alla Elliot Erwitt che, attenzione, si posson fare in tutto il mondo. 
Penso però anche che i musei non possano vivere di soli “eventi”, ma della relazione quotidiana col loro territorio, che li ha espressi e che li deve alimentare.
Perchè i musei, per vivere, devono saper restituire al nostro territorio quel che il territorio ha fornito loro nei secoli. 

Dunque luoghi di sapiente conservazione, certo, ma anche luoghi che sappiano coinvolgere la nostra comunità (e le comunità valdelsane) dalle quali hanno tratto le opere i beni/materiali che espongono. 
Arriveranno così anche i visitatori da tutto il mondo. Che non son pochi giò ora, in verità.
Serve dialogo e rapporto permanente con il pubblico e con il suo territorio. Con i suoi cittadini e con le sue istituzioni scolastiche.
In Consiglio Comunale, la passata legislatura, mi son battuto nell'Atto di indirizzo del CC per la gestione museale perchè fosse un po' più così ed un pochino meno nell'altro modo.
Ben venga, quindi, questo progetto di conoscenza e di valorizzazione dello straordinario patrimonio delle collezioni civiche di San Gimignano.


giovedì 12 giugno 2014

Primo Consiglio comunale, prima volta di un Presidente, la politica ed un pensiero per Stefano e Silvio

Martedì 10 c'è stata la prima seduta del nuovo Consiglio Comunale a San Gimignano.
I miei colleghi mi hanno chiesto di fare il capo gruppo consiliare, rappresentando così la coalizione Centrosinistra per San Gimignano. Ho accettato e li ringrazio per la fiducia.
Come si dovrebbe convenire nella prima seduta, dopo le linee programmatiche (le cose da fare per capirci) esposte dal Sindaco, a nome del gruppo ho provato a sintetizzare il senso politico che dovrà caratterizzare le nostre scelte nei prossimi 5 anni.
Mi sembrava giusto fare così, non la lista della spesa nella classica formula (da porta a porta, intese come S.Giovanni e S.Matteo) come ho sentito fare, ad esempio, alla lista civica.
Ma tant'è.
La prima seduta ci ha portato anche una novità: abbiamo proposto alle opposizioni di istituire la figura del Presdiente del Consiglio non coincidente con quella del Sindaco.
Proposta accettata da tutti, è la prima volta nella storia del Consiglio Comunale.
Alla presidenza abbiamo eletto all'unanimità Leonardo Fiaschi (Ulignano impera...) che, oltre ad avere il physique du rôle ha soprattutto l'esperienza e la capacità per svolgere questo ruolo, inedito per il nostro Consiglio. Il Vice Presidente è andato alle opposizioni, nella figura di Massimo Pietroni (M5S).
Abbiamo già concordato che la figura del Presidente del Consiglio non comporterà nessuna indennità, per quanto minima, che sia prevista dalla Statuto e dal Regolamento.
Su un po' di politica che ci dovremo mettere nei prossimi 5 anni ho detto, più o meno, queste cose.

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Grazie ai Sangimignanesi!

perchè è un onore essere consigliere comunale della città in cui si è nati e cresciuti.
Ed è un onore esserlo tanto più se questa, come San Gimignano, è città patrimonio dell’umanità intera.

Già questo primo dato ci carica di una responsabilità che va oltre la nostra dimensione e che va oltre i nostri numeri da paese di provincia.
Proprio per questo, come abbiamo imparato in questi anni, guai se la politica locale si limitasse a fissare il proprio orizzonte alle sole, per quante nobili ed antiche, mura cittadine.

La nostra storia infatti, ricca di traffici e di commerci con tutto il mondo, ci impone uno sforzo in più, ci impone di amministrare questa città non solo con la responsabilità verso i nostri concittadini, ma anche verso il mondo che ci guarda.

E che noi guardiamo.

E se lo guardiamo bene ci accorgiamo, nella Sala che rappresenta tutta la comunità sangimignanese,  come ancora il valore universale della democrazia e della libertà in tutte le sue forme non siano patrimonio di tutti gli esseri umani.
E questo aspetto ci deve fare apprezzare ancora di più il valore prezioso delle istituzioni democratiche come questo Consiglio.

E se pensiamo a questo Consiglio Comunale, non possiamo non riflettere sulle nostre istituzioni democratiche che oggi ci appaiono scontate, ma che sono state conquistate con il sacrificio di donne e di uomini che allora, come oggi purtroppo in tante parti del mondo, lottarono per quei valori di democrazia e di libertà che sono oggi sanciti nella nostra Costituzione.

Proprio quella su cui, non a caso, ha giurato il Sindaco poco fa.

Per questo, se mi fosse chiesto a chi vada oggi il nostro primo pensiero, all’insediarsi di questo nuovo Consiglio Comunale, noi risponderemo che va a tutti quei sangimignanesi che allora combatterono nella guerra di Liberazione per queste istituzioni.
San Gimignano ne è piena di esempi: dai martiri di Citerna e Montese ai caduti di San Donato, dai Martiri di Montemaggio a tutti i partigiani, fino anche all’impagabile esempio dei detenuti politici liberati dai nostri partigiani dal carcere di San Domenico tra cui si distinse Oclide Roatta che, invece di riparare in Francia una volta liberato, preferì unirsi a loro e combattere, trovando poi la morte al “Piano” in seguito al rastrellamento nazifascista di San Donato-Poggiosecco.
E ricordali oggi ha ancora più senso, proprio oggi che si ricordano i 90 anni dell'uccisione di Giacomo Matteotti.

Per noi, per me, questa non è retorica.
E’ la nostra storia.
Quella che ci permette di essere oggi qui, liberi e democratici, ad occuparci delle sorti della nostra gente e delle nostre terre. Un compito bellissimo.

Ed è per noi un messaggio preciso: di impegno, di rigore morale e di civismo straordinario a cui siamo stati formati e che vogliamo portare in questo Consiglio Comunale.

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Il voto del 25 maggio a San Gimignano è stato chiaro, in tempi di antipolitica e di toni beceri.
Il Centrosinistra per San Gimignano (formato dal Pd e da Sel che qui rappresento) ottiene il 74,8% dei consensi, oltre 3.200 voti (l’8,8% in più del 2009).

Si tratta di un risultato straordinario e per nulla scontato alla vigilia del voto, dopo 5 anni di legislatura tra i più travagliati della storia della Repubblica per effetto della crisi economica, dei tagli ai trasferimenti statali e dei ripetuti attacchi all’autonomia degli enti locali. 
Sfido chiunque a dire “me lo aspettavo”.

Perché in effetti è un risultato frutto di tanti fattori, che però ci ripaga dell’impegno e dello sforzo fatto in questi 5 anni per tenerla unita San Gimignano e per proteggerla il più possibile dalla crisi. Ne voglio citare alcuni:

La conferma di una forte presa sulla realtà sangimignanese che ha dimostrato di avere la coalizione in generale, che si è presentata omogenea con il contributo di Sel, e del Partito Democratico in particolare, se è vero come è vero, che a livello locale il 74,8% ottenuto dal “Centrosinistra per San Gimignano” è la terza miglior percentuale della provincia di Siena e la più alta tra i comuni sopra i 5.000 abitanti. A fronte di un arretramento complessivo delle proposte delle opposizioni, che è il dato politico, più evidente sotto le torri.

Ma siamo convinti che tanta differenza l’abbia fatta soprattutto la proposta per San Gimignano: il modo di costruirla e poi di porla.
Abbiamo messo in campo questa visione: la volontà di governarla tutta questa città e tutto insieme questo territorio con proposte e progetti, da Badia a Elmi a Castelsangimignano, oltre ogni settarismo e visione parziale, senza pensare ad una San Gimignano da vetrina e ad una dimenticata.
I Sangimignanesi hanno capito questa proposta, frutto di conoscenza del territorio, concreta e rivolta a tutta la comunità, anche perché costruita in modo aperto, con metodi partecipativi, attraverso tavoli tematici che hanno ulteriormente arricchito l’esperienza di buongoverno della coalizione uscente. 
E sulla partecipazione siamo disposti a confrontarci con le opposizioni, convinti che questo non sia un tema in esclusiva ad un movimento o ad un partito.

Infine le persone: a partire dal nostro candidato Sindaco con il suo impegno di questi anni da primo cittadino, oltre ad una lista di candidati con professionalità, competenze e spirito di servizio che si è dimostrata capace di intercettare molti consensi.

E’ un risultato importante che testimonia come, ancor più di 5 anni fa, i sangimignanesi non sono alla ricerca di improvvisazione, quanto semmai di un progetto concreto, completo, che guardi a tutto il territorio, che spieghi loro come stanno le cose in un rapporto di estrema franchezza e trasparenza.

Il consenso non è per sempre. Lo sappiamo bene.
La differenza però la fanno i valori di riferimento, le proposte costruite con la partecipazione dei cittadini, le persone sulla cui serietà corrono queste proposte.
Con questa consapevolezza noi consiglieri continueremo a coltivare questo consenso, alla luce del sole, con l’impegno, l’ascolto, l’analisi, la proposta e l’azione, come noi abbiamo fatto e continueremo a fare stando tra i sangimignanesi su tutto il territorio comunale.

Lo faremo perché sappiamo che quando si vince con questi risultati è più difficile saper gestire le proporzioni di una tale vittoria del fatto stesso di vincerle le elezioni.
Per questo rimaniamo con i piedi per terra, al servizio di San Gimignano, convinti che i nostri concittadini non ci abbiamo voluto dare un lasciapassare, ma caricare di maggiore responsabilità a fare e a fare bene.

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Quello che vogliamo fare per San Gimignano e la Valdelsa è scritto chiaramente nel nostro programma.
Spetta alla Giunta attuarlo, al netto dei mutamenti che ci potranno capitare intorno.
A noi Consiglieri spetta determinare gli indirizzi politici, facilitare le scelte, controllare che questi siano rispettati.

Voglio allora ricordare solo quelli che saranno i 5 punti fondamentali della nostra azione politica, nel percorso che inizia questa sera.

  1. Al di là dei numeri del voto, siamo consapevoli della domanda di cambiamento che attraversa i nostri tempi. E’ una domanda non solo di cambio di colori politici, ma più larga e diciamolo pure, spesso indistinta e generica, che si percepisce nel nostro Paese. Bene, a questa domanda vogliamo dare una risposta, una declinazione anche in sangimignanese. Per me, per noi, significa tradurre questa domanda in  tre risposte guida: innovazione, trasparenza, partecipazione.

  1. San Gimignano città patrimonio dell’Unesco, conosciuta e guardata da tutto il mondo resta territorio per appetiti. Dai più nobili a quelli più speculativi.   La crisi ha soltanto sopito il fenomeno, ma non dobbiamo abbassare la guardia. Ebbene, bisogna continuare a battersi perché a prevalere sia l’interesse generale, che è il fondamento del governo della cosa pubblica, contro il privilegio e la   speculazione.

  1. Garantire l’equilibrio tra tutela e sviluppo del nostro territorio, con tutto ciò che esso porta con sé dal punto di vista architettonico, artistico, culturale, storico e paesaggistico.Un unico grande territorio da governare cui prestare attenzioni, interventi ed offrire risposte che traggono insegnamento dalla nostra storia, recente e passata ma siano all’altezza della modernità che stiamo vivendo. Oggi ci è richiesta una maggiore responsabilità e capacità di discernimento tra chi vuol fare e chi, invece, vuol solo sfruttare/approfittare. I primi dovranno essere aiutati, a partire da una determinata lotta dal basso alla burocrazia che dipende da noi, i secondi dovranno essere messi nelle condizioni di rivolgersi altrove. La stagione di riforma e revisione degli strumenti di governo del territorio, sarà decisiva su questo fronte.

  1. Prioritario sarà il tema di continuare a tenere unita la nostra comunità, con la concretezza delle cose da fare e manutenere, per esempio, per le nostre frazioni e di chi le vive, facendo sì che si possa continuare a vivere bene a San Gimignano, sia possibile trovarvi un lavoro, qui come in Valdelsa, sia possibile trovarvi una casa a prezzi accessibili vivendo in sicurezza come sempre accaduto in queste terre, dove sia possibile continuare a godere di servizi di qualità a cui tutti, residenti e turisti, contribuiscano, rendendo più facile la vita dei cittadini nel rapporto con le istituzioni.

  1. Ma anche, se mi è permesso, insistere con la determinazione delle politiche da pensare perché San Gimignano resti comunità unita e luogo di qualità: cultura, formazione, ambiente dovranno essere un assillo: a) nella cultura, che è la nostra storia ma anche il nostro futuro, per mantenere forte l’indirizzo pubblico nelle politiche culturali a San Gimignano; b) nella scuola, per ribadire quanto crediamo nella formazione e nella scuola, mettendola al passo coi tempi, nel momento in cui l’OCSE ci dice che gli italiani leggono poco, quel che leggono non lo capiscono e non sanno interpretare i numeri; c) nell’ambiente, scegliendo definitivamente la via della sostenibilità ambientale ed energetica, rendicontando gli sforzi fatti ed i risultati prodotti, nel momento in cui il Panel Internazionale sui Cambiamenti Climatici ci conferma il riscaldamento globale.
  

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Siamo per larghissima parte un Consiglio tutto nuovo, lo sono le opposizioni lo è per oltre metà il nostro Gruppo.

E’ importante partire bene, pur nella diversità delle opinioni, con il reciproco rispetto delle prerogative di maggioranza e minoranza

In questo senso va la nostra proposta, per la prima volta nella storia di questo Consiglio, di istituire la figura del Presidente non coincidente con quella del Sindaco, a garanzia della migliore funzionalità del Consiglio e nel rispetto democratico del ruolo delle opposizioni.
Leonardo sarà senz'altro all'altezza del compito e ringrazio il Sindaco per la sua disponibilità.

Questo Consiglio era e resta una casa di vetro (la diretta streaming è ormai un dato da cui non si torna indietro), la casa dei sangimignanesi, luogo di confronto per trovare le risposte più efficaci alle questioni che il tempo e i processi politici ci metteranno di fronte.
Come i temi che attraversano la nostra Città e la nostra Valdelsa.
I Sangimignanesi potranno così sentire e vedere ciò che qui si dice e si fa, senza ricorrere al chiacchiericcio politico cittadino.

Se siamo qui lo dobbiamo ai nostri concittadini, che ci hanno chiesto di rappresentarli. L’obiettivo resta di farlo tutti al meglio delle nostre possibilità, migliorando la politica oggi vituperata a partire dai nostri comportamenti individuali e dai nostri esempi.

Come quelli che ci hanno dato, e che oggi ci mancano, persone che abbiamo potuto apprezzare e vedere al lavoro per San Gimignano in questo Consiglio come Stefano Giusti e Silvio Troiani nella passata legislatura.

Per questo garantiremo impegno e serietà.
Come loro ci hanno insegnato, come ci richiede la nostra storia politica, come meritano i Sangimignanesi.

Buon lavoro a tutti.
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venerdì 23 maggio 2014

San Gimignano c’è! (qualche risposta, lunga, al Montanari)



Caro Montanari,
mio nonno ha combattuto per liberare San Gimignano e l’Italia dai tedeschi e dai fascisti perché ci fosse, anche, la libertà di parola per tutti.
Anche oggi, fortunatamente, dopo 69 anni.
L’importante, però, sarebbe non approfittarsene.

Mi congratulo per la sua scoperta dell’acqua calda: il fenomeno del turismo di massa nella nostra città. 
Benvenuto, se ne discute da vent’anni.
Così come non ho trovato per nulla originale la ormai (anch’essa) stucchevole litania su quanto è bello il turismo di sola qualità. 
Senza dire cosa significa, senza dire come si riconosce la qualità, senza proporre, soprattutto, una soluzione che sia una.

Quanto a rispolverare la chiusura del centro Storico (che sia l’Unesco o altri a chiederlo è comunque una bischerata), lasciamo stare.
Il Centro Storico va governato, né abbandonato né chiuso.

E governare è un po’ più complesso che scrivere un articolo.  
E lo si governa mantenendo servizi (non tutti) ed attività tra le sue mura; lo si governa con un citybus che consenta di raggiungerlo, a tutti, in modo pubblico, da tutti i quartieri; lo si governa pensando che non ci sono i residenti da una parte e i visitatori dall’altra, ma trovando soluzioni che contemperino le esigenze di chi qui ci viene e di chi qui ci vive (un esempio: i parcheggi riservati ai residenti, gratuiti, grazie anche ad un forte uso della tecnologia.); lo si governa attraverso un regolamento dell’arredo urbano che vieti di far diventare il centro storico un ombrellonaio continuo, che eviti le insegne luminose da metropoli ed una irrazionale occupazione del suolo pubblico di vie e piazze; lo si governa facendolo pulire con 3 turni di pulizia e spazzamento al giorno; lo si governa con l’idea di riportare alla fruizione pubblica zone oggi nascoste della città, come il parco dietro al S.Fina e come il complesso del San Domenico (questa robina, che rappresenta oltre il 10% del centro storico patrimonio Unesco rischiava, questa sì, di essere privatizzata e di essere sottratta per sempre all’uso pubblico! Lei dove era?); lo si governa immaginando una grande ZTL dietro i fossi come previsto nel Piano Strutturale; lo si governa investendo denari pubblici nel restauro dei palazzi e dei monumenti pubblici (teatro, logge nuove, ammattonati e piazze tanto per citare alcuni interventi degli ultimi 5 anni); e potrei continuare…

Basta tutto questo? Probabilmente no. 
Ma almeno è un'idea di dove vogliamo andare e di cosa vogliamo fare.
La qualità, se proprio si vuol ragionare seriamente, la si prova a fare con scelte di questo tipo.
Non con gli articoletti che grattano la pancia al pubblico amico.
Se poi lei ha soluzioni più brillanti ce le dica. E ci confrontiamo.

In più, lei spara nel mucchio (giochino facile facile), facendo però il danno più grosso proprio ai tanti commercianti, artigiani, albergatori, operatori ricettivi, ristoratori che invece fanno della qualità il loro paradigma: accoglienza, cortesia, professionalità, scontrini sempre, lingue estere conosciute e parlate, sforzo di far conoscere le bellezze della nostra arte e cultura, etc…
Chieda scusa a questi.
Che sono proprio quelli che a diventare una “Disneyland del Medioevo”, “un otulet della storia”, un “mall della cultura” (ma quanto si è sbizzarrito nella ricerca della vecchia retorica turistica eh?!?!), non ci pensano proprio!
Perché sono i primi a sapere che questa sarebbe la loro morte.

Le dico poi che a me il turismo non mi mette per nulla in fuga.
Ma chi gliele racconta queste balle?
Sono nato e cresciuto qui.
Ho un bel mutuo sul groppone che ho preso per ristrutturare la casa dei nonni per tornare proprio (pensi un po’) a vivere nel Centro storico.
E qui (udite udite) voglio continuare a vivere e qui voglio fare la mia famiglia.
Perché mi creda Montanari, non è vero che tutto è per i turisti.
E (non so lei con chi abbia parlato) dire che “l’unico posto pubblico in cui fare 4 chiacchiere è la lavanderia a gettoni”, dimostra che lei di San Gimignano, mi permetta, non ne sa proprio nulla.
In Centro storico ci abitiamo in 1503, sarebbe bastato chiedere a chi ci sta…

Lei dice che la soluzione sarebbe coltivare un turismo di qualità, diversificare l’economia.
Ma lo sa, ad esempio, che nel nostro programma di governo siamo gli unici che parlano anche di manifatturiero (mentre altri si scordano che siamo in Val d’Elsa) e più diffusamente di agricoltura? 
In questo secondo caso non per farne un museo delle cere, ma un fattore dinamico di manutenzione del territorio e fattore di reddito perché i nostri imprenditori agricoli continuino a lavorare ed a vivere qui.
Lo sa che prima della crisi il primo settore per addetti dei lavoratori sangimignanesi era il manifatturiero e non il turismo?

Lei scrive su di un giornale che invita a non omologarsi.
Bene, faccia uno sforzo anche lei che sul quel giornale ci scrive,a non omologarsi ad una retorica sul turismo a San Gimignano vecchia e inconcludente.

Sulla scelta della gestione esterna dei Musei Civici per 5 anni (la proprietà era e resta del Comune, cioè nostra), con me non attacca.
Parla a uno che si è battuto in Consiglio e con i colleghi affinché l’operazione non fosse soltanto un’operazione economicistica, perché dentro a quei Musei c’è la nostra storia ed il nostro futuro.
Grazie a questa chiave di lettura, ed al concetto del mantenimento del forte indirizzo pubblico, avevo pure strappato l’astensione di una parte delle opposizioni sull’atto di indirizzo del Consiglio Comunale.
Mi domando però, se vogliamo essere onesti intellettualmente, cosa avrebbe fatto lei a fronte dei tagli imposti dal DL 78/2010, art. 6 comma 8 (lo conosco bene perché siamo stati costretti a discuterne a lungo). 
Si tratta di quella cosina che dal 2011 ti impone di spendere non oltre del 20% di quello che spendevi nel 2009 in convegni, mostre, promozione, pubbliche relazioni.
Tradotto in sangimignanese:  dagli oltre 100mila euro del 2009 si è passati ad appena 21mila euro nel 2011...

Erano i tempi del “con la cultura non si mangia..”, se li ricorda?
E non ci sono più nemmeno i tempi delle “vacche grasse”, per capirci, della fondazione MPS e della Fondazione Musei Senesi.
Quelli che forse lei avrà conosciuto.
Ricordo poi che per la gestione esterna si è svolta con una regolare gara ad evidenza pubblica. 
Così, giusto per ricordarlo, senza ricorsi degli altri partecipanti.
Come si chiamino i gestori a me interessa poco.
Mi interessa invece che siano dei professionisti, questo sì, e che corrispondano all’indirizzo pubblico.
Per questo mi sono impegnato e mi impegno.

Dunque che fare? Cosa deve fare un museo oggi?
Cosa devono fare, in particolare, i Musei Civici di San Gimignano, soprattutto dopo la scelta della gestione esterna, maturata a seguito dei vincoli di spesa e della spending review imposti dalle normative nazionali?
Per noi e per me la risposta è nel dialogo permanente fra musei e territorio.
I musei non possono e non devono vivere di soli “eventi”, ma della relazione quotidiana col nostro territorio.
In mancanza di risorse locali e nazionali serve un rapporto profondo fra i nostri Musei Civici ed i suoi potenziali frequentatori/visitatori/cultori, l’associazionismo che il nostro Comune esprime – anche per la valorizzazione dei tanti “tesori minori” oggi non fruiti – e, aggiungo, le nostre istituzioni scolastiche.
E’ decisiva la relazione tra museo e territorio, tra patrimonio culturale e comunità, e dunque è importante investire nella valorizzazione delle nostre collezioni permanenti; rivisitare in chiave storica e tematica le opere di cui disponiamo;  mettere in campo allestimenti innovativi; mettere in campo percorsi didattici (costanti) con le scuole (nell’atto di indirizzo del Consiglio Comunale c’è!) e le nostre associazioni

A me e a noi dell’"intrattenimento di cassetta" non importa proprio nulla.
Ci interessa invece, oltre la nostra storia dare  un indirizzo anche per il futuro.
 E questo non può, per me, che essere un forte indirizzo pubblico, secondo i criteri e gli obiettivi che ho descritto e che sono nell’Atto di indirizzo del Consiglio.
Questo sì che sarà uno dei compiti più impegnativi e delicati della nuova Giunta comunale.

Infine, siccome sono abituato a rispondere a tutto e, se ci riesco, ad argomentare, le dico al volo anche cosa penso della ForGood.
Personalmente "a pelle", l’idea mi fa venire i brividi…pensare di riprodurre l’unicità è un’idea antica quanto  perdente. Ma che ha, purtroppo dico io, pure un suo mercato...
E tuttavia: se ha da essere (nel senso che se l'Amministrazione comunale non ha strumenti giuridici per evitare/condizionare in alcun modo iniziative del genere, come sembra), avevo e ho suggerito molta prudenza. Per intenderci e telegraficamente: credo infatti che il Comune non debba metterci "il cappello" sopra, nel senso di una iniziativa intesa come di una qualche valenza pubblica, considerato che il tutto muove, comunque, da un interesse privato (e per me discutibile per quel che ne so ad oggi).
Detto questo, le rispondo tranquillamente alla sua domanda: i Cinesi hanno preso un abbaglio e non hanno proprio capito nulla di San Gimignano.

A San Gimignano, quando uno non c’ha preso proprio per nulla, si dice che “l’ha buttata di fori!”.
Ecco, mi pare, pur avendo provato a darle qualche risposta, che questo sia anche il suo caso.

Mi dispiace, perché avrebbe potuto innescare un dibattito anche serio, invece di puntare il dito verso la Giunta Bassi (perché -stringi stringi- lei lì voleva arrivare), con tanto di appellino finale al voto. Mah!
Diciamoci la verità: da umile e per nulla capace giornalista pubblicista le dico che pezzi come il suo a 3 giorni dalle elezioni si chiamano, tecnicamente, in un modo solo. Che non riporto per carità di patria.

Diciamoci la verità: grazie alla nostra San Gimignano, lei si è preso la prima pagina di un quotidiano nazionale e si è fatto una grande pubblicità.
Perché ancora, e con buona pace dei cinesi, siamo guardati ed apprezzati da e in tutto il mondo.
Almeno ci ringrazi.