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domenica 14 giugno 2015

Dal Pinturicchio a Lippi, nuova vita per i nostri musei?



Ieri sono stato all’inaugurazione della mostra “Filippino Lippi: L'Annunciazione di San Gimignano”, organizzata nella nostra Pinacoteca presso il palazzo comunale.

Il mio invito è di andare a vederla.
In sintesi si tratta di una mostra (fino al 2 novembre) dedicata al pittore fiorentino con oggetto l’Annunciazione, opera realizzata dall'artista in due tondi distinti raffiguranti uno l'Angelo Annunziante,  l'altro l'Annunziata.

Oltre alla bellezza in sé dei due tondi, per i quali, nell’occasione, sono state restaurate anche le cornici in legno, di particolare interesse sono stati per me i documenti relativi alla commissione dell'Annunciazione. Documentazione storica che non proviene da chi sa dove, ma che proviene dall’archivio Storico del Comune di San Gimignano, dopo secoli, pesti, rivoluzioni e due guerre mondiali. 

Documenti da cui si apprendono i motivi e le modalità di finanziamento delle due opere da parte dei Priori e Capitani di parte guelfa per il Palazzo Comunale di San Gimignano (vi si provvedeva anche con i proventi delle vigne), che le commissionarono nel 1482.
Da un punto di vista storico ci dice anche, comunque, del fermento che c’era a San Gimignano a fine 1482, per cui i priori e capitani chiamavano Lippi per abbellire la sede del governo cittadino, così come le  istituzioni fiorentine stavano facendo per Palazzo Vecchio. Quello stesso fermento che di lì a poco avrebbe chiamato il Pinturicchio, ad inizio ‘500, a realizzare la pala della “Madonna in gloria tra San Gregorio e San Benedetto”, esposta proprio nella stessa sala della nostra Pinacoteca.
La pala stessa fu oggetto l’anno scorso di una mostra ad essa dedicata oltre ad altre opere del Pinturicchio.
Tutto questo per dire anche che è questo che devono fare i nostri musei civici.

Ne ho già parlato altrove, esattamente qui, proprio l’anno scorso. Occorre insistere su questa strada.
Come ho avuto modo già di scrivere, anche nel contributo al programma elettorale della nostra coalizione del 2014, il ruolo dei musei oggi, per non diventare “eventificio” o scatola per soli “eventi”, è nel dialogo permanente fra musei e territorio.E’ necessario, tra le altre cose, che i musei vivano della relazione quotidiana col loro territorio, con il territorio che li esprime. Serve un rapporto, in mancanza sempre più spesso di risorse locali e nazionali, fra i nostri Musei Civici ed i suoi potenziali frequentatori, l’associazionismo che il nostro comune esprime – anche per la valorizzazione dei tanti “tesori minori” - e le sue istituzioni scolastiche. Su quest’ultimo fronte il lavoro sulla spezieria di Santa Fina e le attività didattiche proposte alle scuole e alla famiglie vanno nella direzione giusta. O almeno quella auspicata dal decisore pubblico, cioè dal Consiglio comunale, quando questo è stato (siamo stati chiamati) a decidere per una dolorosa gestione esterna dei nostri musei.

***

Post Scriptum. Alcune considerazioni a latere:
1) resta un po’ di rabbia per l’impossibilità che hanno le amministrazioni locali, la nostra in primis, per via delle restrittive norme di bilancio, in particolare su promozione, valorizzazione, investimenti e personale, di poter gestire direttamente e serenamente complessi museali. Spiace perché ancora abbiamo un’amministrazione pubblica rigida, poco flessibile, che non sa distinguere tra Comune e Comune, che nel chiedere giustamente sostenibilità finanziaria, almeno però mettesse chi è in grado di garantirla con le proprie forze di potersi misurare. Così, purtroppo, ancora non non è.

2) leggo ogni tanto su FB che Sel era contraria alla esternalizzazione della gestione dei musei (per i motivi detti sopra) e che quei brutti e incompetenti del PD erano tutti d’accordo, magari inebetiti dal dio denaro. Niente di più falso. Le perplessità, allora, erano più nel PD ad onor del vero. Tanto che anche in Consiglio almeno un paio di consiglieri eletti nel Pd si dissociarono dalla scelta. Semmai il lavoro che fu fatto, anche da parte mia come capo gruppo consiliare, fu esattamente l’opposto: cioè evitare che il tutto non si risolvesse in una operazione economicistica. Si trattava pur sempre della gestione della nostra storia! E che invece si elaborasse un atto di indirizzo molto chiaro, per il quale restasse forte l'indirizzo pubblico e determinato il controllo dell'amministrazione, la relazione con il territorio, la didattica e l’associazionismo, oltre che a stringere il privato in una azione di promozione serrata (che il Comune non poteva più fare per effetto delle normative nazionali).

2bis) che non c’entra nulla col tema attuale. Ma il centrosinistra a San Gimignano, inteso come coalizione che comprende il PD e altre forze più a sinistra di questo (come Prc prima e Sel poi) è un peccato che sia finito, con la recente uscita di Sel dalla coalizione di governo. Come si vede, come nel caso dei musei e non solo, i risultati e le mediazioni raggiunti in tanti anni di governo assieme hanno sempre fatto fare più passi in avanti al nostro Comune, che passi indietro. Per me è un orizzonte da ricostruire al più presto. Lo dico con cognizione di causa, essendo stato tra i promotori, 6 anni fa, di questa alleanza, e tra coloro che hanno lavorato per unire e non per dividere in questi anni di collaborazione.

3) la terza considerazione riguarda il gestore. Il cambio di passo è stato immediato (assunzione di 15 persone  con i requisiti professionali richiesti dal capitolato; 3 mostre allestite per la valorizzazione del patrimonio esistente, l’identità visiva con il sito web ed i social network, la modernizzazione del servizio biglietteria, gli investimenti nelle strutture e negli strumenti divulgativi – inversione flussi di ingresso, arredi interni, messa in sicurezza della salita alla Torre Grossa, nuovo impianto illuminante, filtranti alle finestre, nuovo apparato didascalico, le nuove audio guide, gli art glass, nuovo bookshop, etc…). Inoltre segnalo le positive iniziative di riscoperta, valorizzazione e promozione della spezieria di S.Fina oltre che all’allestimento, seppure con un po’ di ritardo, della sala didattica rivolta al pubblico scolastico per promuovere la conoscenza dei tesori cittadini tra i più giovani. Occorre dunque insistere. Perché purtroppo il trend dei visitatori degli ultimi 3 anni, compreso il 2014, il primo della nuova gestione, segna una flessione rispetto al precedente triennio. Nell’ultimo anno sono pero saliti gli introiti, grazie soprattutto all’innalzamento, per quanto non esagerato, del piano tariffario che prevede un unico biglietto di ingresso a cui può essere associato l’ingresso della mostra presente (6 euro l’intero che, con la mostra, diventa 7,50, mentre 5 euro e 6,50 sono i prezzi per i ridotti nei due casi). Ecco: credo che occorra continuare a lavorare affinché torni a salire anche il numero assoluto dei visitatori, locali e non (anche i primi andrebbero censiti) oltre alla leva tariffaria. Anche per questo infatti è stata presa la decisione della gestione esterna: mettere in campo iniziative e strumenti per ri-attirare visitatori nei nostri musei, grazie a soluzioni innovative ed investimenti, ormai entrambe precluse al Comune, campagne di valorizzazione e promozione dell’unicità dei nostri tesori. Per quanto mi riguarda è quel che farò, coerentemente con l'atto di indirizzo che abbiamo approvato in Consiglio Comunale.

lunedì 16 marzo 2015

Salvare la Pro Loco, senza sproloquio



In questi giorni si discute del futuro della Pro Loco e, soprattutto, della capacità/possibilità di continuare a gestire l’ufficio turistico tramite la turrita associazione.
Non sono d’accordo con chi dice che questo stia avvenendo nell’indifferenza generale. C’è chi se ne sta occupando (l’Amministrazione comunale, qualche associazione di categoria, alcuni associati alla stessa Pro Loco) cercando di trovare una soluzione.
Semmai, a me pare, quello che non c’è ancora è una consapevolezza piena e diffusa, soprattutto nel mondo turistico e del commercio, delle opzioni in campo con le relative conseguenze.
Non è il problema di andare a gara. Di gare se ne fanno tante, anche per aspetti e servizi forse più importanti.

Il tema su cui discutere semmai, e su cui poi decidere, non è tanto se avremmo ancora un ufficio turistico, ma come lo vorremmo anche in futuro e gestito da chi.
Ebbene, tra il modello della gara con offerta del servizio ad un soggetto miglior offerente, ed il modello attuale, quello gestito dalla locale associazione  Pro Loco, non ho dubbi: ad oggi preferisco il secondo. 
Cioè quello che garantisce due caratteristiche importanti: quella della pubblicità (si risponde all’interesse pubblico che, nel caso di specie, è fare l’interesse dell’intero settore turistico locale e non solo di quello che “tira” di più) e dell’universalità (la Pro Loco serve a tutti, ci si accede tutti, collabora con tutti e non solo con chi paga ed offre di più).

Sulla base di queste due caratteristiche ed in considerazione della natura del servizio offerto a San Gimignano ed agli operatori (in larga parte gratuito), ed in considerazione della grandissima dispersione sia numerica sia in termini di interessi contrapposti dei privati che operano a San Gimignano nel turismo, una gestione esterna vedrebbe concretizzarsi il rischio di un soggetto volto più a promuovere ciò che può generare profitto, che ciò che davvero serve alla nostra città. Così come una gestione tra soli privati, oltre a prestarsi alla medesima possibile distorsione rischia di fallire, laddove nel recente passato altre esperienze hanno già fallito. 
In più: la crisi ha dimostrato che è tempo di unire le forze, pubbliche e private, perché il “fai da te”, ognuno per il suo settore, oltre a non pagare non è più sostenibile.  Serve dunque continuare con l’impegno pubblico per la promozione di San Gimignano, a prescindere dal tipo di collaborazione e dalla forma giuridica.
Così come occorre, non ci giriamo intorno, che le partita iva e gli operatori turistici, dall’alberghiero all’extra alberghiero, dall’agriturismo al commercio al dettaglio concorrano alla sostenibilità della gestione dell’ufficio turistico. I dati sull’adesione alla Pro Loco del nostro sistema sono a dir poco imbarazzanti. Se va bene, appena un terzo degli operatori. Nonostante ciò la Pro Loco, al netto della contribuzione massima possibile del Comune, recupera con i propri servizi e le attività associative oltre l’85% dei propri costi. Possibile che non si riesca (voglia) a coprire con il mondo imprenditoriale quel 15% di costi?  Basterebbe una quota associativa sottoscritta da parte di tutti per colmare già di molto il divario. Impossibile farlo?

Si dice, correttamente, che non tutti gli operatori hanno le stesse esigenze. Lo sappiamo.
Così come sappiamo delle diverse tipologie di attività che costituiscono il variegato mondo turistico sangimignanese: l’esigenza dell’albergo non può essere quella del negoziante di souvenir. Ri-siamo d’accordo. Così come non sfugge la richiesta di un ulteriore salto di qualità degli operatori della Pro Loco, che pure già oggi fanno un gran lavoro e che, da qualche mese, sono anche part-time a causa delle difficoltà economiche. Ma risiamo lì. Senza la contribuzione di tutti, mondo turistico sangimignanese compreso, ri-siamo punto e a capo. Senza colmare le (tutto sommato relative) difficoltà economiche causate soprattutto dalla fine di diverse attività a pagamento che l’ufficio predisponeva (es: il cambio valuta, la pubblicità sulle carte cittadine), ri-siamo al cane che si morde la coda: niente sostenibilità, niente salto di qualità, meno servizi, orari di apertura ridotti e più danni all’immagine e all’intero settore.

E invece, per finire, dovrebbe essere proprio ora il momento di dimostrare che a questa città si può anche dare, invece di prendere e basta (come spesso accade in verità). Proprio ora che anche la legge regionale di riordino delle competenze delle province (in attuazione della Legge “Del Rio”), affida ai Comuni “le funzioni in materia di turismo, a esclusione della formazione professionale degli operatori turistici e della raccolta dei dati statistici” e che tali “funzioni …sono trasferite ai Comuni, che le esercitano obbligatoriamente in forma associata, negli ambiti di dimensione adeguata di cui all’allegato A alla l.r. 68/2011. La funzione è esercitata mediante convenzione tra tutti i Comuni dell’ambito di dimensione territoriale adeguata ovvero mediante unione di comuni”.
Cioè, per uscire dal burocratese, proprio quando si riapre la possibilità di una promozione/valorizzazione/gestione turistica in capo ai comuni, seppure in forma associata.
Ora: se pensiamo alla Val d’Elsa, con tutto il rispetto per i nostri comuni limitrofi, chi volete che possa candidarsi, anche forte dell’esperienza sviluppata in questi lunghi anni dall’ufficio turistico gestito dalla Pro Loco, a fare il capo fila di una simile evoluzione? Chi volete che abbia capacità, competenze, esperienza, numeri e anche la voglia (oltre all'interesse) di tirare le fila di questo discorso? Tocca a noi, a San Gimignano, mettere le proprie competenze a disposizione della Val d'Elsa. Per essere la porta della Val d’Elsa ed il soggetto che tiene a sistema la nostra area. Non si tratta di farci pagare dagli altri comuni il gap di cui abbiamo detto. A quello dobbiamo pensarci da soli, come ho provato a spiegare: il pubblico (che già lo fa per intero) e il privato (che lo fa in parte, come abbiamo visto dai numeri). Si tratta, ancora una volta, di unire le forze, per il bene della promozione turistica di San Gimignano e della Val d’Elsa.

***

PS: per la cronaca sono in conflitto di interessi. Sono socio Pro Loco, ho un affittacamere con ditta individuale dal 1999, pago da sempre la quota associativa all’associazione, così come da sempre pago il canone alla Pro Loco per essere ospitato sul portale sangimignano.com (che fa migliaia di contatti e che è l’unica forma di promozione che ho lasciato in piedi quando ho ridotto ad una sola camera con bagno la mia attività), così come ho sempre pagato, ad esempio, la quota associativa per le luminarie natalizie, per dirne una, anche quando sotto casa mia le luci non ce le mettevano, nemmeno nella piazza in cui svolgo l’attività. Certo un po' dspiaciuto, ma senza lamentarmi troppo. Anzi con l’orgoglio e la convinzione che, almeno finché è sostenibile l'operazione, si debba ogni tanto anche dare a questa città, senza prenderne soltanto.

giovedì 19 giugno 2014

Ecco perchè non sono in Giunta...e mi basta una newsletter!

"O come mai non sei in Giunta? O perchè non fai il vice sindaco? Ma che con 424 preferenze 'un ti fanno fa' nulla?". E' questa la piccola antologia di domande a raffica che in tanti mi hanno rivolto in quest' ultima settimana, quella dopo l' ufficializzazione della Giunta Comunale a San Gimignano.
Premesso che questo post lo rubricherei sotto l'hashtag #esticazzi oppure #notizione, mi sembra comunque opportuno spiegare ancora, come ho fatto da circa 6 mesi a questa parte a chi me lo chiedeva "in caso di", i motivi per cui (anche dopo e nonostante il risultato molto positivo delle recenti comunali) non sono nella Giunta.
Il discorso è molto semplice. Tra pochi mesi mi scade il contratto di lavoro e non ho il tempo materiale per riattivare il mio lavoro di consulente ambientale. Perchè il problema non è che mi manchi il lavoro. Quello da quando ho smesso gli studi l'ho sempre avuto. Ho studiato e faticato tanto per fare questo mestiere. Ma un portafoglio clienti non lo si ricrea in due giorni.
Personalmente ho sempre prima studiato, lavorato e, poi, fatto politica.
Ho sempre fatto così. Mi hanno insegnato a fare così.
Ed avere qualcosa a cui 'poter tornare' mi è sempre servito. E fatto sentire, soprattutto, libero.
Perchè mi piace occuparmi della cosa pubblica potendo guardare tutti negli occhi, essendo e sentendomi libero. Se fo bene si è fatto bene tutti, se fo male è responsabilità mia. Ma solo mia e della mia testa, non di altro o di altri... .
Seppur a malincuore (siamo sinceri) credo di aver fatto bene a fare questa scelta, perchè tra meno di un anno mi sarei trovato a "campare di politica", come si usa dire oggi con troppo sprezzo.
Bene. Non l'ho mai fatto fino a doggi, non volevo e non voglio cominciare a 36 anni. Tutto qui.
Qualcuno mi ha detto che ho sbagliato, molti hanno capito ed apprezzato devo dire.
Per me resta la scelta più seria. Punto.

Del resto ho sempre pensato che la politica si può fare in tanti modi, anche di secondo piano, anche nell'era della super medialità come questa. E che c'è un tempo per tutto.
E che si può essere rappresentativi lo stesso, meritevoli di fiducia, determinanti e/o incisivi lo stesso nel fare l'interesse generale della tua comunità.
Le ultime elezioni comunali lo hanno confermato.
La gratificazione più grande è, infatti, quando penso che questo risultato è stato ottenuto senza avere ruoli esecutivi, assessorati o altro, ma solo su aspetti politici e, forse, anche personali.
Anche per questo continuerò a mettercela di più di quanto ho fatto fin qui. Mantenendo un’autonomia di pensiero, avendo San Gimignano e la Val d’Elsa nel cuore per esserci nato e cresciuto.
E prendendo gli unici impegni che davvero sono in grado di prendere: di restare come sono, con i piedi per terra, di non cambiare, di ricordarmi da dove vengo e che la politica è prima di tutto servizio, che si può vivere per la politica (che è di tutti) ma non di politica (che se no serve solo a pochi); e di continuare a studiare e ad imparare, che è la cosa più importante.

***
Dice: e allora??
Allora mi accontento di attivare una NEWSLETTER, la A-News.
Siccome il risultato mi responsabilizza ancora di più (non potrebbe essere altrimenti), credo sia giusto mantenere un rapporto ancora più assiduo con i Sangimignanesi.
Perchè ci sono un sacco di cose da fare per la nostra città e per il nostro territorio. 
Per questo, come facevo quando ero segretario del partito locale, attivo una newsletterer per tenervi e tenermi informato delle cose (impegnandomi a farlo prima che queste avvengano, se possibile).
Allora la newsletter si chiamava E-News (pensa un po', poi è venuto il renzismo), da oggi la chiamerò la A-News.

Come si fa? 
Semplice, bastano 3 mosse. Due vostre ed una mia.

1) mi mandate una mail al mio indirizzo: andreamarrucci @ gmail.com
2) nella mail mi scrivete:
- NOME /
- COGNOME /
- CHE FATE NELLA VITA (PROFESSIONE)
- IL NUMERO DI CELLULARE (se volete, sia chiaro)
3) Io vi rispondo e cortesemente vi ringrazierò!

Appena avremo raccolto un po' di mail comincio a scrivervi. Keep in touch!

giovedì 12 giugno 2014

Primo Consiglio comunale, prima volta di un Presidente, la politica ed un pensiero per Stefano e Silvio

Martedì 10 c'è stata la prima seduta del nuovo Consiglio Comunale a San Gimignano.
I miei colleghi mi hanno chiesto di fare il capo gruppo consiliare, rappresentando così la coalizione Centrosinistra per San Gimignano. Ho accettato e li ringrazio per la fiducia.
Come si dovrebbe convenire nella prima seduta, dopo le linee programmatiche (le cose da fare per capirci) esposte dal Sindaco, a nome del gruppo ho provato a sintetizzare il senso politico che dovrà caratterizzare le nostre scelte nei prossimi 5 anni.
Mi sembrava giusto fare così, non la lista della spesa nella classica formula (da porta a porta, intese come S.Giovanni e S.Matteo) come ho sentito fare, ad esempio, alla lista civica.
Ma tant'è.
La prima seduta ci ha portato anche una novità: abbiamo proposto alle opposizioni di istituire la figura del Presdiente del Consiglio non coincidente con quella del Sindaco.
Proposta accettata da tutti, è la prima volta nella storia del Consiglio Comunale.
Alla presidenza abbiamo eletto all'unanimità Leonardo Fiaschi (Ulignano impera...) che, oltre ad avere il physique du rôle ha soprattutto l'esperienza e la capacità per svolgere questo ruolo, inedito per il nostro Consiglio. Il Vice Presidente è andato alle opposizioni, nella figura di Massimo Pietroni (M5S).
Abbiamo già concordato che la figura del Presidente del Consiglio non comporterà nessuna indennità, per quanto minima, che sia prevista dalla Statuto e dal Regolamento.
Su un po' di politica che ci dovremo mettere nei prossimi 5 anni ho detto, più o meno, queste cose.

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Grazie ai Sangimignanesi!

perchè è un onore essere consigliere comunale della città in cui si è nati e cresciuti.
Ed è un onore esserlo tanto più se questa, come San Gimignano, è città patrimonio dell’umanità intera.

Già questo primo dato ci carica di una responsabilità che va oltre la nostra dimensione e che va oltre i nostri numeri da paese di provincia.
Proprio per questo, come abbiamo imparato in questi anni, guai se la politica locale si limitasse a fissare il proprio orizzonte alle sole, per quante nobili ed antiche, mura cittadine.

La nostra storia infatti, ricca di traffici e di commerci con tutto il mondo, ci impone uno sforzo in più, ci impone di amministrare questa città non solo con la responsabilità verso i nostri concittadini, ma anche verso il mondo che ci guarda.

E che noi guardiamo.

E se lo guardiamo bene ci accorgiamo, nella Sala che rappresenta tutta la comunità sangimignanese,  come ancora il valore universale della democrazia e della libertà in tutte le sue forme non siano patrimonio di tutti gli esseri umani.
E questo aspetto ci deve fare apprezzare ancora di più il valore prezioso delle istituzioni democratiche come questo Consiglio.

E se pensiamo a questo Consiglio Comunale, non possiamo non riflettere sulle nostre istituzioni democratiche che oggi ci appaiono scontate, ma che sono state conquistate con il sacrificio di donne e di uomini che allora, come oggi purtroppo in tante parti del mondo, lottarono per quei valori di democrazia e di libertà che sono oggi sanciti nella nostra Costituzione.

Proprio quella su cui, non a caso, ha giurato il Sindaco poco fa.

Per questo, se mi fosse chiesto a chi vada oggi il nostro primo pensiero, all’insediarsi di questo nuovo Consiglio Comunale, noi risponderemo che va a tutti quei sangimignanesi che allora combatterono nella guerra di Liberazione per queste istituzioni.
San Gimignano ne è piena di esempi: dai martiri di Citerna e Montese ai caduti di San Donato, dai Martiri di Montemaggio a tutti i partigiani, fino anche all’impagabile esempio dei detenuti politici liberati dai nostri partigiani dal carcere di San Domenico tra cui si distinse Oclide Roatta che, invece di riparare in Francia una volta liberato, preferì unirsi a loro e combattere, trovando poi la morte al “Piano” in seguito al rastrellamento nazifascista di San Donato-Poggiosecco.
E ricordali oggi ha ancora più senso, proprio oggi che si ricordano i 90 anni dell'uccisione di Giacomo Matteotti.

Per noi, per me, questa non è retorica.
E’ la nostra storia.
Quella che ci permette di essere oggi qui, liberi e democratici, ad occuparci delle sorti della nostra gente e delle nostre terre. Un compito bellissimo.

Ed è per noi un messaggio preciso: di impegno, di rigore morale e di civismo straordinario a cui siamo stati formati e che vogliamo portare in questo Consiglio Comunale.

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Il voto del 25 maggio a San Gimignano è stato chiaro, in tempi di antipolitica e di toni beceri.
Il Centrosinistra per San Gimignano (formato dal Pd e da Sel che qui rappresento) ottiene il 74,8% dei consensi, oltre 3.200 voti (l’8,8% in più del 2009).

Si tratta di un risultato straordinario e per nulla scontato alla vigilia del voto, dopo 5 anni di legislatura tra i più travagliati della storia della Repubblica per effetto della crisi economica, dei tagli ai trasferimenti statali e dei ripetuti attacchi all’autonomia degli enti locali. 
Sfido chiunque a dire “me lo aspettavo”.

Perché in effetti è un risultato frutto di tanti fattori, che però ci ripaga dell’impegno e dello sforzo fatto in questi 5 anni per tenerla unita San Gimignano e per proteggerla il più possibile dalla crisi. Ne voglio citare alcuni:

La conferma di una forte presa sulla realtà sangimignanese che ha dimostrato di avere la coalizione in generale, che si è presentata omogenea con il contributo di Sel, e del Partito Democratico in particolare, se è vero come è vero, che a livello locale il 74,8% ottenuto dal “Centrosinistra per San Gimignano” è la terza miglior percentuale della provincia di Siena e la più alta tra i comuni sopra i 5.000 abitanti. A fronte di un arretramento complessivo delle proposte delle opposizioni, che è il dato politico, più evidente sotto le torri.

Ma siamo convinti che tanta differenza l’abbia fatta soprattutto la proposta per San Gimignano: il modo di costruirla e poi di porla.
Abbiamo messo in campo questa visione: la volontà di governarla tutta questa città e tutto insieme questo territorio con proposte e progetti, da Badia a Elmi a Castelsangimignano, oltre ogni settarismo e visione parziale, senza pensare ad una San Gimignano da vetrina e ad una dimenticata.
I Sangimignanesi hanno capito questa proposta, frutto di conoscenza del territorio, concreta e rivolta a tutta la comunità, anche perché costruita in modo aperto, con metodi partecipativi, attraverso tavoli tematici che hanno ulteriormente arricchito l’esperienza di buongoverno della coalizione uscente. 
E sulla partecipazione siamo disposti a confrontarci con le opposizioni, convinti che questo non sia un tema in esclusiva ad un movimento o ad un partito.

Infine le persone: a partire dal nostro candidato Sindaco con il suo impegno di questi anni da primo cittadino, oltre ad una lista di candidati con professionalità, competenze e spirito di servizio che si è dimostrata capace di intercettare molti consensi.

E’ un risultato importante che testimonia come, ancor più di 5 anni fa, i sangimignanesi non sono alla ricerca di improvvisazione, quanto semmai di un progetto concreto, completo, che guardi a tutto il territorio, che spieghi loro come stanno le cose in un rapporto di estrema franchezza e trasparenza.

Il consenso non è per sempre. Lo sappiamo bene.
La differenza però la fanno i valori di riferimento, le proposte costruite con la partecipazione dei cittadini, le persone sulla cui serietà corrono queste proposte.
Con questa consapevolezza noi consiglieri continueremo a coltivare questo consenso, alla luce del sole, con l’impegno, l’ascolto, l’analisi, la proposta e l’azione, come noi abbiamo fatto e continueremo a fare stando tra i sangimignanesi su tutto il territorio comunale.

Lo faremo perché sappiamo che quando si vince con questi risultati è più difficile saper gestire le proporzioni di una tale vittoria del fatto stesso di vincerle le elezioni.
Per questo rimaniamo con i piedi per terra, al servizio di San Gimignano, convinti che i nostri concittadini non ci abbiamo voluto dare un lasciapassare, ma caricare di maggiore responsabilità a fare e a fare bene.

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Quello che vogliamo fare per San Gimignano e la Valdelsa è scritto chiaramente nel nostro programma.
Spetta alla Giunta attuarlo, al netto dei mutamenti che ci potranno capitare intorno.
A noi Consiglieri spetta determinare gli indirizzi politici, facilitare le scelte, controllare che questi siano rispettati.

Voglio allora ricordare solo quelli che saranno i 5 punti fondamentali della nostra azione politica, nel percorso che inizia questa sera.

  1. Al di là dei numeri del voto, siamo consapevoli della domanda di cambiamento che attraversa i nostri tempi. E’ una domanda non solo di cambio di colori politici, ma più larga e diciamolo pure, spesso indistinta e generica, che si percepisce nel nostro Paese. Bene, a questa domanda vogliamo dare una risposta, una declinazione anche in sangimignanese. Per me, per noi, significa tradurre questa domanda in  tre risposte guida: innovazione, trasparenza, partecipazione.

  1. San Gimignano città patrimonio dell’Unesco, conosciuta e guardata da tutto il mondo resta territorio per appetiti. Dai più nobili a quelli più speculativi.   La crisi ha soltanto sopito il fenomeno, ma non dobbiamo abbassare la guardia. Ebbene, bisogna continuare a battersi perché a prevalere sia l’interesse generale, che è il fondamento del governo della cosa pubblica, contro il privilegio e la   speculazione.

  1. Garantire l’equilibrio tra tutela e sviluppo del nostro territorio, con tutto ciò che esso porta con sé dal punto di vista architettonico, artistico, culturale, storico e paesaggistico.Un unico grande territorio da governare cui prestare attenzioni, interventi ed offrire risposte che traggono insegnamento dalla nostra storia, recente e passata ma siano all’altezza della modernità che stiamo vivendo. Oggi ci è richiesta una maggiore responsabilità e capacità di discernimento tra chi vuol fare e chi, invece, vuol solo sfruttare/approfittare. I primi dovranno essere aiutati, a partire da una determinata lotta dal basso alla burocrazia che dipende da noi, i secondi dovranno essere messi nelle condizioni di rivolgersi altrove. La stagione di riforma e revisione degli strumenti di governo del territorio, sarà decisiva su questo fronte.

  1. Prioritario sarà il tema di continuare a tenere unita la nostra comunità, con la concretezza delle cose da fare e manutenere, per esempio, per le nostre frazioni e di chi le vive, facendo sì che si possa continuare a vivere bene a San Gimignano, sia possibile trovarvi un lavoro, qui come in Valdelsa, sia possibile trovarvi una casa a prezzi accessibili vivendo in sicurezza come sempre accaduto in queste terre, dove sia possibile continuare a godere di servizi di qualità a cui tutti, residenti e turisti, contribuiscano, rendendo più facile la vita dei cittadini nel rapporto con le istituzioni.

  1. Ma anche, se mi è permesso, insistere con la determinazione delle politiche da pensare perché San Gimignano resti comunità unita e luogo di qualità: cultura, formazione, ambiente dovranno essere un assillo: a) nella cultura, che è la nostra storia ma anche il nostro futuro, per mantenere forte l’indirizzo pubblico nelle politiche culturali a San Gimignano; b) nella scuola, per ribadire quanto crediamo nella formazione e nella scuola, mettendola al passo coi tempi, nel momento in cui l’OCSE ci dice che gli italiani leggono poco, quel che leggono non lo capiscono e non sanno interpretare i numeri; c) nell’ambiente, scegliendo definitivamente la via della sostenibilità ambientale ed energetica, rendicontando gli sforzi fatti ed i risultati prodotti, nel momento in cui il Panel Internazionale sui Cambiamenti Climatici ci conferma il riscaldamento globale.
  

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Siamo per larghissima parte un Consiglio tutto nuovo, lo sono le opposizioni lo è per oltre metà il nostro Gruppo.

E’ importante partire bene, pur nella diversità delle opinioni, con il reciproco rispetto delle prerogative di maggioranza e minoranza

In questo senso va la nostra proposta, per la prima volta nella storia di questo Consiglio, di istituire la figura del Presidente non coincidente con quella del Sindaco, a garanzia della migliore funzionalità del Consiglio e nel rispetto democratico del ruolo delle opposizioni.
Leonardo sarà senz'altro all'altezza del compito e ringrazio il Sindaco per la sua disponibilità.

Questo Consiglio era e resta una casa di vetro (la diretta streaming è ormai un dato da cui non si torna indietro), la casa dei sangimignanesi, luogo di confronto per trovare le risposte più efficaci alle questioni che il tempo e i processi politici ci metteranno di fronte.
Come i temi che attraversano la nostra Città e la nostra Valdelsa.
I Sangimignanesi potranno così sentire e vedere ciò che qui si dice e si fa, senza ricorrere al chiacchiericcio politico cittadino.

Se siamo qui lo dobbiamo ai nostri concittadini, che ci hanno chiesto di rappresentarli. L’obiettivo resta di farlo tutti al meglio delle nostre possibilità, migliorando la politica oggi vituperata a partire dai nostri comportamenti individuali e dai nostri esempi.

Come quelli che ci hanno dato, e che oggi ci mancano, persone che abbiamo potuto apprezzare e vedere al lavoro per San Gimignano in questo Consiglio come Stefano Giusti e Silvio Troiani nella passata legislatura.

Per questo garantiremo impegno e serietà.
Come loro ci hanno insegnato, come ci richiede la nostra storia politica, come meritano i Sangimignanesi.

Buon lavoro a tutti.
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mercoledì 4 giugno 2014

#sipuòfare! Delle elezioni sopra e sotto le torri



Ripreso fiato tra lavoro e campagna elettorale, si può tornare a dire “un paio di cose” sul voto di domenica scorsa. In Europa come a San Gimignano. 

Con un avvertimento a chi legge: ho scritto tanto e, probabilmente, c’è anche qualche bischerata. 
Ma il blog aperto nel 2008 mi serve proprio a questo: a fare con più calma. 
Per la furia c’è twitter o facebook.
Per chi tempo non ne ha, può scegliere quale delle tre parti leggere.

***
Dunque: la vittoria alle europee è state netta quanto inaspettata nelle proporzioni.
Che lo sia stata così, in un voto tradizionalmente lontano dal sentire degli italiani, la rende ancor più straordinaria.
Mi limito a segnalare l’analisi più comprensibile, almeno nei numeri, fatta del voto europeo.
Come al solito quella del prof D’Alimonte. Eccola qui. 
Che si spiega già nel titolo: alta fedeltà del Pd e nuovi voti.
Riducendosi rispetto alle politiche 2013 il numero dei votanti (come sempre accade tra politiche ed europee) il Pd di Renzi ha saputo convincere “i suoi” e attrarre nuovi voti: dal centro in particolar modo ma anche, seppure in misura minore, dal M5S e da Fi.
E, dico finalmente, secondo le analisi dei flussi elettorali, il Pd risulta primo partito tra gli under 40 e, secondo Swg, e nel mondo della piccola imprenditoria che, appena un anno fa disposto a dare fiducia a Grillo, quest’anno sceglie per primo il Pd.

Ho provato finalmente un po' di soddisfazione in termini politici quando, lunedì mattina della settima scorsa in viaggio verso Firenze, ho ascoltato al giornale radio i risultati incredibili del voto europeo.
Ho ripensato all’anno fatto da segretario locale dei ds, quando maturammo la scelta di chiudere il partito per farne non uno in più, ma uno nuovo. Più moderno. E con la testa che guardasse avanti e non indietro. E poi ai tre anni da segretario Pd delle torri, insieme a tante persone, a tutto quel tempo impiegato per far passare un’idea nuova (e io spero sempre più innovativa) della sinistra.

Ho ripensato al Veltroni del 2008, all’errore fatto nel non coltivare quel risultato (34%) nonostante la sconfitta (più che meritata) alle elezioni politiche dopo il disastro dell’Unione.
A quando, accompagnandolo in macchina con la mia focus da San Gimignano a Empoli, dopo le sue dimissioni gli spiegavo quanto avesse fatto male ad andarsene e, soprattutto, ad andarsene in quel modo: senza ‘cattiveria’, senza porre questioni dirimenti, senza rendere chiaro al popolo democratico quale era la sua opzione politica e quale quella di chi, si diceva allora, ‘non lo faceva lavorare’. Un trauma. Da cui sono derivati poi tutti i disastri nazionali successivi. Ho ripensato a tutto quello che ci è stato dopo, fino ai troiai imbarazzanti e devastanti della non vittoria alle politiche, al siluramento di Prodi, al Governo Letta e via con tutti gli altri imbarazzi che qui sul territorio abbiamo dovuto subire da Roma…. Vergognosi.

“Allora si può fare davvero”, mi sono detto.
Come me l’ero detto nel 2008, pur avendo perso ma considerando quel 34% una dimostrazione di una strada corretta. Nuova certamente, ma non una via cieca.
Aveva ragione Veltroni?
Credo proprio di sì. L’ho sempre pensato, non solo quando abbiamo chiuso i ds, ma soprattutto nella convinta costruzione del Pd a cui, almeno a livello territoriale, ho dedicato alcuni anni non solo per i compiti che mi sono stati affidati.
La speranza insomma, ma vorrei dire meglio la volontà,  di un’idea di sinistra riformista (parola vuota che da sola non vuol dire nulla) ma che invece si sostanzia se rappresenta un’istanza perenne di cambiamento e di progresso, se si pone l’idea di una sinistra grande (cioè senza rinchiudersi nei fortini rassicuranti delle ideologie e delle bandiere e in cui possono, non senza dibattito, convivere posizioni anche più radicali, ed il tema di come si prendono le decisioni è ancora tutto lì al nostro interno, momentaneamente messo da parte dal decisionismo di Matteo e dai numeri che ha), se si fa carico di un progetto nazionale (il #sipuòfare o il #cambiaverso per capirci e semplificando), se si pone di rappresentare un rinnovamento democratico per l’Italia, anche attraverso l’innovazione del sistema politico (cioè i partiti e come funzionano) e di quello (spinoso ma non eludibile) del sistema istituzionale che necessita di un aggiornamento.

Insomma: una sinistra moderna. Che discute certo, ma poi decide, si dà dei tempi sulla base di priorità ed obiettivi. E li fa sapere, senza giaguari da smacchiare, ma dicendo quello che vuol fare.
Una sinistra riformista che sta sulla frontiera dei cambiamenti sociali, economici e politici.
Una sinistra che, per questo, rischia di più. 
Anche suggerendo e praticando riforme mai fatte.
Riformismo è rischio, la conservazione è più rassicurante.
Ma la sinistra per dirsi riformista o è questo, e fa rima con cambiamento (che non è necessariamente rivoluzione e violenza), con progresso, con riforme, con comunità che porta giustizia sociale, più libertà, diritti e nuove opportunità, o non è.

Senza farla troppo lunga: è tutto questo il Pd di Matteo Renzi, così come immaginato al Lingotto? Non lo so e non sta sicuramente a me dirlo. Ma il risultato è, da una parte, figlio di questa impostazione, dall’altra incoraggiamento a perseguire una strada che è stata imboccata ma non ancora percorsa tutta.
Quel che mi appare chiarissimo è che questa è (ancora) la vittoria di Renzi più che del Pd.
Nel senso che ancora dubito che tutto il Pd abbia fatto propria questa visione. 
Molto, per adesso, c’è del personalismo e del carisma di Matteo. 

Una cosa è certa, almeno per me: quando il Pd ha praticato innovazione è quando è riuscito meglio. A tutti i livelli.
La sinistra, almeno quella che il Pd vuole rappresentare, la deve smetter di avere paura della modernità, e di arroccarsi nel bel tempo che fu. Che fu e che, oggi, non è più.
Grillo ha perso, non solo per un messaggio di paura o per i suoi toni esasperati e francamente beceri, ma proprio perché anche l’elettorato di Grillo, a suo modo, esprime un sentimento di innovazione. 
Ma se il Pd fa il suo mestiere, quello per cui è nato e per cui vale lavorare per una sinistra riformista e moderna in Italia, gli toglie una parte di terreno sotto i piedi, come è accaduto. 
Sta qui, secondo me, la chiave del successo di Renzi. Non perché l’elettorato di grillo sia di destra o di sinistra, è sicuramente un elettorato più complesso e, con rispetto, dico che ancora rappresenta sempre il 20% degli italiani che votano. (PS: anche se, devo dire, che il “o noi o loro!”, ha me ha saputo parecchio di destra…e poi, comunque, qualcuno ci dovrà spiegare perché in Italia si vuol fare il vino in purezza 100%, senza confrontarsi con i vini rosè dei bersani e dei renzi di turno, e in Europa si accettano disciplinari assai più annacquati, per stare in una metafora agricola cara alle nostre terre, e si ritiene invece accettabile ragionare, ovviamente non in streaming, con l’Ukip inglese di Farange, per dirne uno…). Andiamo oltre. Senza scomodare nessuno.

Il principale merito di Renzi (mi pare troppo presto per dire pienamente ‘del Pd’), a mio avviso, è stato proprio questo: rispolverare, senza citarla, la ‘vocazione maggioritaria’ di veltroniana memoria (che tanto fa arrabbiare una certa parte della sinistra) ma che non significa far da soli ma parlare a tutta l’Italia, e porsi da riformista contro i conservatori ed i conservatorismi. Sostanziando questo atteggiamento con proposte comprensibili, seppur discutibili quanto si vuole, ma con proposte. Avessimo avuto qualche anno addietro il pensiero politico di Veltroni con la determinazione di Renzi, avremmo governato già dal 2012, dopo  la caduta di Silvio e con la legittimazione del voto popolare. Ma la storia, si sa, non si fa con i ‘se’ e con i ‘ma’. Figuriamoci la politica.

Ma la storia sa anche essere interessante.
Mi soffermo su un paio di altre considerazioni che le elezioni europee ci consegnano.
Intanto, va detto che anche 5 anni fa, pur nell’arretramento complessivo del campo socialdemocratico il Pd italiano, con 8.007.854 voti e il 26,1% su scala nazionale, con 21 eurodeputati, si ritrovava, seppur di poco, il primo partito di centrosinistra in Europa, a fronte di cali molto più drastici in diversi paesi.
Cinque anni fa l’Europa uscì dalle elezioni ancora più a destra dei precedenti cinque.
Oggi scopre un sostanziale pareggio tra le principali famiglie politiche europee, il PPE ed il PSE, ma sono considerevolmente cresciute le forze euroscettiche, nazionaliste e xenofobe rispetto a soli cinque anni precedenti. Oltre ad una astensione che resta impressionante, rispetto alla quale il dato italiano spicca invece per partecipazione…

L’astensione, seppur fisiologica nel voto europeo, la leggo in due modi: 1) un’Europa sempre più difficile da comprendere (sono d’accordo con quanto scrive Baglioni nel dossier de La voce.info  e la complessità, si sa,  allontana i cittadini; 2) soprattutto la necessità di politiche di risanamento dei debiti pubblici che non ammazzino le persone e politiche per lo sviluppo che mettano al centro lavoro, investimenti, diritti, ambiente ed energia.

E bene: la storia mette le mani di Renzi e del Pd, dell’Italia Paese fondatore della UE, Paese deriso anche per colpa dell’inconcludenza berlusconiana al governo, la possibilità di guidare questo processo di riforma.
Sì perché Renzi è il leader riformista  più forte in Europa così come uscito dal voto europeo, alla guida del più forte partito riformista in Europa, col suo 40,8% nonché del principale partito che esprimere la maggioranza dei parlamentari all’interno del più grande gruppo progressista nel parlamento Europeo, cioè dentro il PSE. Che se è vero che non è arrivato primo, per demerito soprattutto questa volta di Francia Germania e Spagna, c’è bisogno di lui da parte del PPE per garantire un governo all’Europa.

Personalmente la trovo un’occasione (ed una coincidenza) oltre che fortunatissima anche straordinaria, da non sprecare. Renzi mi sembra consapevole. Io ci spero. Convinto che, tra un nord Europa che chiede meno solidarietà ed un sud Europa che chiede meno austerità, la via maestra stia nel mezzo a queste due pulsioni, attraverso le politiche per il risanamento comune e per lo sviluppo che ho detto sopra. L’Italia ha questa occasione, difficilissima, ma non può non giocarsela.
Sapendo che in Europa non servono gli effetti speciali, le battute, le corna o l’improvvisazione (l’ho sperimentato personalmente le volte che per lavoro mi sono recato a Bruxelles), ma competenza e conoscenza dei dossier.
A me che ho fatto anche un po’ di studi del diritto europeo e della costruzione dell’integrazione europea appare come una ‘congiunzione astrale’ irripetibile. L’Italia, dopo questo voto, si candida a Paese che può guidare il processo, necessario, di ricostruzione europea.
Serve anche alla Merkel, che se è vero che ha rivinto il campionato tedesco, seppure di poco, in Champions League è andata malissimo. Vittoriosa a Berlino ma sempre meno in Europa.
Il 2 luglio inizia il semestre europeo a guida italiana.
La possibilità di dettare l’agenda, fattore decisivo in politica, ci farà capire subito di che panni ci vestiamo.


***

Il voto a San Gimignano

Per la prima volta da quando seguo la politica, almeno a livello locale e mi riferisco ovviamente al Pd, questo ha avuto un effetto, per quanto indiretto ma positivo dal livello nazionale.
Il mitico “effetto traino”, quello che ho sempre sentito evocare nelle fumose stanze di quando mi sono avvicinato alla politica ma che, inesorabilmente, beneficiava sempre gli altri!
A questo giro si può dire che l’effetto Renzi-Pd (l’ordine non è casuale come ho scritto prima) ha dato una mano anche sui territori, anche a livello locale (tranne le classiche eccezioni che confermano la regola, anche vicino a noi, vedi Certaldo e vedi Colle… Aggiungo che la valdelsa rischia un ribaltamento mai visto nella storia. Conosco molto bene sia la vicenda di Certaldo, frutto di primarie avvelenate, e quella di Colle, frutto di miopia e manovre di un gruppo dirigente che, forse, ha remato al suo stesso interno in due direzioni opposte l'una all'insaputa dell'altra, facendo nascere la lista civica trasversale che tutti conosciamo e che pure -domandiamoci perché?- gode di così tanta stima. Se il voto dovesse confermare un passaggio di testimone in entrambi i comuni e, soprattutto, in quello che fu il primo Comune socialista della Toscana ed uno dei primi nella storia d’Italia come Colle, avremmo una Valdelsa, senese ma anche fiorentina, a geografia variabile. In cui l’unico Sindaco al secondo mandato sarebbe il nostro, quello di San Gimignano, e con una responsabilità in più per la nostra città per dare alla valdelsa una guida ed una visione comune. E con qualche problema in più, immagino, nella maturazione di scelte condivise).

Grazie anche a questo così detto “traino nazionale”, ma soprattutto grazie ai Sangimignanesi il centrosinistra ha vinto anche a San Gimignano, così come avvenuto in larga parte d’Italia. E le grandi vittoria chiamano più responsabilità e sempre maggiore impegno.

Al netto di questo aspetto di “traino”, ritengo che le motivazioni siano infatti e soprattutto nostre, locali. 
In sintesi:

Una coalizione vincente. La coalizione tra PD e SEL ottiene il 74,8% dei consensi, pari a 3.291 voti (206 voti in più del 2009 quando a votare furono in 4.903 a fronte dei 4.643 sangimignanesi recatisi alle urne domenica scorsa). Una coalizione (“Centrosinistra per San Gimignano”) che ha guadagnato un +8,8% rispetto al 2009.
Un risultato straordinario e per nulla scontato alla vigilia del voto, dopo 5 anni di legislatura tra i più travagliati della storia della Repubblica per effetto della crisi economica, dei tagli ai trasferimenti statali e dei ripetuti attacchi all’autonomia degli enti locali.

PD in forte crescita più il contributo di SEL. Un’affermazione frutto di una solida
collaborazione politica con SEL e della marcata ripresa del PD a livello nazionale e locale.
A San Gimignano, infatti, il PD ottiene alle europee il 66,42% dei consensi (2.990 voti), che è il
terzo miglior risultato dei democratici in provincia di Siena, dopo Castiglion d’Orcia e Chiusi.
A livello locale il 74,8%, pari a 3.291 voti, ottenuto dal “Centrosinistra per San Gimignano” a
trazione PD è anch’essa la terza miglior percentuale della provincia (dietro soltanto a San Casciano
dei Bagni e Radicofani, fatta eccezione dei 100% di Gaiole in Chianti, Radda in Chianti e
Chiusdino dove si è presentata una sola lista) e la percentuale più alta tra i comuni sopra i 5.000
abitanti.

Il Pd ed il centrosinistra avanzano, le opposizioni arretrano tutte. E’ questo il dato politico per me più evidente sotto le torri. Le opposizioni a San Gimignano, infatti, arretrano tutte rispetto a 5 anni fa, come nel caso della Lista Civica (dimezzata al 6,6%, era al 10,8% nel 2009, segno evidente che il progetto ormai ha il fiato corto e che i passaggi transfrontalieri non pagano) ed il Centrodestra (letteralmente crollato al 4,4%, era al 14,2% nel 2009). Oppure rispetto al dato delle Europee, come nel caso del neonato M5S che scende al 14,1% dal 15,3% del voto per Bruxelles.
A livello locale il Pd ed il centrosinistra hanno fatto ciò che ha fatto il Pd di Renzi a livello nazionale: ha tenuto i proprio voti e li ha sottratti alle opposizioni.
La differenza in termini assoluti di voti tra le europee e le comunali è positiva, e segna un +211 voti. 
Sarà stato un fatto di fiducia, capacità e competenze delle persone, come sempre più è a livello locale, tale da non ritenere competitive e meritevoli di essere premiate le alternative, ma resto convinto che tanta differenza l’abbia fatta soprattutto la proposta per San Gimignano, il modo di costruirla e poi di porla.

Un programma completo per dare risposte e progetti ai cittadini. Questa è stata per me la principale motivazione di una così netta vittoria. In una campagna che a volte ho trovato sterile di idee e molto polemica sui “ciccioli” (roba da cui mi tengo lontano da sempre), amplificati dal bar sport digitale che è FB, io credo che i Sangimignanesi abbiamo invece apprezzato il programma del centrosinistra.
Questo almeno è quello che mi sono impegnato a fare in campagne elettorale: spiegare che c’era e c’è un'idea di città e di Comune ed un programma realistico, attento a dare risposte ai bisogni dei cittadini, oltre a contenere progetti per tutta San Gimignano.
Durante la campagna elettorale mi sono impegnato proprio a marcare questa differenza di visione:
la volontà di governarla tutta questa città e tutto insieme questo territorio, da Badia a Elmi a
Castelsangimignano, oltre ogni settarismo e visione parziale, senza pensare ad una San Gimignano
da vetrina e ad una dimentica.
I Sangimignanesi hanno apprezzato questa proposta, concreta e rivolta a tutta la comunità, anche
perché costruita in modo aperto, con metodi partecipativi, attraverso tavoli tematici che hanno
ulteriormente arricchito l’esperienza di buongoverno della coalizione uscente.
Metodi che spero proprio il Pd e l’Amministrazione vogliano fare definitivamente propri: la domanda, per quanto spesso indistinta e generica, di cambiamento che si percepisce nel Paese, deve trovare una sua declinazione anche in sangimignanese. Per me significa tradurre questa domanda in  tre risposte guida: innovazione, trasparenza, partecipazione.

Un mandato pieno per il nostro Sindaco. Si tratta di un successo e di un mandato pieno anche per Giacomo, nostro Sindaco uscente, frutto da un lato dell’impegno assiduo e della presenza costante di questi 5 anni e, dall’altro, dei risultati ottenuti sotto tanti punti di vista. Per me il principale di questi, al di là di tante cose roboanti, quello per cui ci siamo battuti anche dai banchi del Consiglio con i miei colleghi, è quello di aver fatto sì che San Gimignano non tornasse indietro ed anzi reggesse meglio di altre realtà una fase economica negativa per tutti (tradotto: mantenuti i servizi ai cittadini, in alcuni casi rafforzati, sostegno alle politiche sociali, imposte locali basse, livelli di investimenti da ‘grande comune’ per tutto il territorio, centro storico e frazioni…).

Poi ci voglio mettere anche una lista di candidati al Consiglio che si è dimostrata capace di intercettare molti consensi, competitiva e capace. Per esserci passato da segretario 5 anni fa, dovendo gestire il post elezioni e sapendo la delusione che segue ad una mancata elezione, qui mi sento soprattutto di dire grazie a chi non è stato eletto. Per l’impegno costante e la personale e positiva esperienza messa a disposizione della coalizione e dei cittadini. Valori e capacità a cui non vorrei rinunciassimo.
Così come faccio gli auguri ai neo eletti delle opposizioni. 
La mia idea di politica l’ho ri-spiegata in un post in campagna elettorale, sicché non credo che suoni artificioso questo mio augurio. 
Quanto a Sel la mia opinione è che c’è tutto lo spazio politico, visto il risultato ottenuto a livello di coalizione e di singoli, per recuperare in Giunta con una presenza istituzionale. Così come sulla Giunta mi aspetto una composizione che tenga conto del risultato pieno ottenuto, del fatto che si è ad un secondo mandato consecutivo, che sia all’altezza dell’impegno dei numeri ottenuti, che sia anche un investimento politico sul futuro (non intendo solo sul piano anagrafico), razionale nell’organizzazione delle deleghe come abbiamo scritto nel programma (cultura, attività produttive, agricoltura e energia e ambiente necessitano di ancora più cura nella prossima legislatura), senza fare di certi aspetti (come tempo e ‘appartenenze’ varie…) elementi decisivi delle scelte. Insomma, bisogna fare buon uso della vittoria che, come diceva Polibio nelle ‘Storie’, a volte è più complicato del vincere stesso.

Mi soffermo poi su alcune, ultime, considerazioni forse marginali ma che vanno fatte.
Intanto, in tempi di antipolitica e di vaffa indistinti, le comunali confermano il centrosinistra sopra la soglia dei 3000 voti (a questo giro 3.201 per la precisione), che confermano una forte presa della nostra parte politica sulla realtà sangimignanese, che rappresentano un altrettanto importante patrimonio di consenso da curare e coltivare e da non disperdere, a cui dare continuamente attenzioni, soluzioni, risposte nell’interesse generale. Per me questa era e resta la sfida più importante, la prima missione e la più grande responsabilità verso i sangimignanesi e, aggiungo poi, verso la storia politica della nostra comunità.
La responsabilità di questo dato la sentivo addosso 5 anni fa e la risento addosso anche oggi, anche se non avrò compiti esecutivi, ma comunque per quello che potrò fare e nelle vesti che sarò chiamato a ricoprire. Che è il frutto di un lavoro che viene da lontano, di tante battaglie, di uomini e donne capaci di mirare al bene di San Gimignano nel tempo, di guardare oltre il proprio naso o la scadenza del proprio mandato amministrativo.
Non va tutto bene, ci sono molte cose da aggiustare, lo so bene e in alcuni casi le ho pure dette, so che c’è il quotidiano da gestire ma vorrei che questa tensione a pensare oltre i propri cinque anni non si smarrisse.

Infine, poiché per formazione e per carattere non sono stato abituato a nascondere i problemi, spero che il netto risultato a livello di elezioni europee e l’altrettanto netta affermazione del Pd a livello di elezioni comunali non facciano perdere, con molto senso pratico, la cognizione che ancora le cose nel Pd non funzionano del tutto, a quasi 8 anni di distanza dalla sua fondazione. 
Non parlo solo del nazionale, qui parlo di noi e del Pd delle torri. 
Le ragioni che mi hanno portato ad una astensione all’ultimo congresso locale, non certo per battaglie sulle persone che non mi interessano, ma per mancanza a mio avviso di strategie, proposte e messaggi politici chiari e leggibili dai nostri cittadini, insomma di un pensiero e di metodi nostri, per me restano piuttosto aperti. La vittoria netta spero non serva ad aggirare i problemi, anzi ad affrontarli meglio e con chiarezza. Il PD da brillante idea, capace anche di vincere come ha dimostrato Renzi con le europee, deve farsi partito, soggetto politico coeso, abbandonando de-fi-ni-ti-va-men-te “le casacche” di appartenenza e coltivando quella vocazione maggioritaria di cui ho detto che è, in primis, coltivare idee e soluzioni per l’Italia e per le comunità che si amministrano.


***
Quanto a me...
Per quanto mi riguarda, parlo sempre malvolentieri di me, voglio dire grazie ai 424 sangimignanesi che mi hanno dato fiducia.
Confesso che non me lo aspettavo, così come confesso di non averci capito nulla alla vigilia dove non riuscivo a leggere segnali che mi apparivano molto contrastanti.
Il risultato mi responsabilizza ancora di più, ce la metterò tutta per esserne all’altezza.
La gratificazione più grande è quando penso che questo risultato è stato ottenuto senza avere ruoli esecutivi, assessorati o altro, ma solo su aspetti politici e, forse, anche personali.
Anche per questo continuerò a mettercela di più di quanto ho fatto fin qui.
Mantenendo un’autonomia di pensiero, avendo San Gimignano e la Val d’Elsa nel cuore per esserci nato e cresciuto, e prendendo gli unici impegni che davvero sono in grado di prendere: di restare come sono, con i piedi per terra, di non cambiare, di ricordarmi di dove vengo e che la politica è prima di tutto servizio, che si può vivere per la politica (che è di tutti) ma non di politica (che se no serve solo a pochi); e di continuare a studiare e ad imparare, che è la cosa più importante.

mercoledì 21 maggio 2014

Si scrive agricoltura, si legge territorio, paesaggio, reddito e impresa


Premessina (ina ina...)
In una campagna elettorale locale che vedo molto interessata al cicciolo ma molto meno alle idee (ne sento poche in giro), mi ostino a parlare e scrivere di quello che vogliamo fare come centrosinistra  (e di un po’ di opinioni personali su ciò che vorrei fare) per San Gimignano nei prossimi anni.
Credo sia più utile.
O, se non altro, mi diverte di più.
Ma se invece, per dirla con il Manzoni, “fossimo riusciti ad annoiarvi, credete che non s’è fatto apposta”.

Qui di seguito, rapidamente se ci riesco, quello che ho detto (venerdì scorso incontrando coi candidati al Consiglio ed il nostro candidato Sindaco alcuni imprenditori agricoli) e quello che penso.
 


Si scrive agricoltura, si legge territorio, paesaggio, reddito e impresa
Veniamo da 5 anni di rivoluzione nel mondo agricolo. 
Rivoluzione indotta da Roma ma, indirettamente, subita anche a San Gimignano. 
E di norma le rivoluzioni servono per fare (anche) progressi a ciò che, appunto, si intende rivoluzionare. 
In agricoltura è successo il contrario. 
Si è rischiato pesantemente di tornare indietro. 
Ed il dato economico condiviso da tutti su quest’ultimo lustro (si dice: “l’agricoltura a San Gimignano non è cresciuta ma ha tenuto”) appare quasi come un mezzo miracolo. 
E siccome i miracoli non sono di questo mondo, penso più prosaicamente che il merito sia dei nostri agricoltori che si sono rimboccati le maniche, hanno fatto due conti ed indossato la giacca pesante in attesa del passaggio della burrasca.  

Al mondo agricolo negli ultimi anni, infatti, è stato chiesto un contributo importante nel risanamento del Paese. Faccio alcuni esempi, così ci capiamo:
-         la novità assoluta dell’IMU sui fabbricati rurali (novità storica!)
-         la vicenda del tributo di bonifica
-         il continuo aumento dei carburanti agricoli
-         la riforma Fornero che ha interessato anche questo settore, solo per fare qualche esempio...

Soprattutto la vicenda dell’IMU è emblematica.
Per San Gimignano, per terre come le nostre, ma verrebbe da dire per un Paese come l’Italia, ha significato la fine di un patto fiscale prima e sociale poi.
La rottura di quel patto/concetto per cui lavorare la terra, curare e mantenere il paesaggio per trarne fonte di reddito e di vita costa fatica, rischio di impresa elevatissimo e sconta difficoltà dovute al fattore più incerto ed imprevedibile del nostro pianeta: la natura.

Penso dunque che, prima di tutto, sia necessario rimettere al centro delle politiche agricole, a tutti i livelli attraverso condizioni e strumenti concreti, i suoi veri protagonisti:
-         il territorio, il lavoro e dunque l’impresa e l’imprenditore agricolo

Così come è necessario, anche a San Gimignano, almeno per quello che a noi compete e sui cui possiamo incidere, aprire una discussione per un rinnovato rapporto tra città e campagna (non solo perché in campagna c’è la nostra storia e la nostra tradizione, ma perché oggi sempre di più c’è un presidio di gestione del territorio ed un fattore produttivo e di reddito prezioso, ma in difficoltà). Se così non sarà tra poco ci penserà, a cose fatte tra l'altro, la nuova LR sul paesaggio in costruzione in queste settimane. 

Ho detto dunque bene e ok alla salvaguardia del territorio, così come prevede la nuova LR sul governo del territorio (anch’essa in discussione in queste settimane), ma comunque no a rigidità. 
Non sbracare (sul territorio e sul paesaggio non si scherza!), ma senza ingessare tutto. Mi spiego. 

Se il tema è rimettere al centro territorio, lavoro ed impresa agricola, l’imprenditore agricolo deve essere messo però nelle condizioni di lavorare.
E di lavorare anche sapendo di farlo da una condizione di partenza per cui la nostra campagna, come è stato giustamente fatto osservare, ha un costo di produzione più alto di altre. 
Ma sapendo altrettanto bene che è proprio questa visione complessiva, questa visione di non sfruttamento intensivo della nostra campagna che ancora oggi fa la nostra differenza e, in moltissimi casi, la nostra eccellenza qualitativa.

Dunque l’imprenditore agricolo deve essere messo nelle condizioni di lavorare.
Alcune cose possono essere fatte subito:
-         dai cambi di coltivazione che non prevedono opere edilizie da fare senza titoli abilitativi (i famosi permessi), alle norme sui reimpianti (ma chi si avventura oggi in simili azzardi? Eroi...), ai movimenti terra per attività agricole, alle modifiche delle inclinazioni delle falde in caso di sostituzione delle coperture oggi in eternit, etc…

Per farlo la prima cosa da fare è semplificare! Norme e procedure.
Senza mollare di un centimetro la tutela del territorio e del paesaggio, ma togliendo tutto ciò che fa perdere tempo e, soprattutto, non aggiunge una virgola sul piano ambientale e tecnico.

E semplificare non dicendolo e basta (e poi sperando che lo facciano o lo debbano fare altri).
Ma partendo da ciò che dipende da noi!

Vista anche l’esperienza di questi ultimi 5 anni in Consiglio Comunale, faccio sempre questo esempio: di Consiglio sono passati soltanto 2 PMAA, per essere prima adottati e poi approvati come Piani attuativi. Tempo medio (perso) circa 3-4 mesi. Al netto della crisi e di molto alto, questo è un passaggio da eliminare. Attuazione di un principio giusto (avere lenti addosso a chi intende intervenire su di un territorio di pregio come il nostro), oggi sconta un contesto totalmente diverso da quando la norma fu pensata.Senza che, diciamocelo francamente, il Consiglio possa aggiungere nulla (o pochissimo) sul piano tecnico all'istruttoria eseguita.

Dunque, ecco alcune cose che abbiamo proposto di fare:
-         niente Piano attuativo per i PMAA (poi vediamo la nuova LR che cosa dirà, se metterà delle soglie  sopra le quali il piano sarà comunque necessario e, dico i, può essere ragionevole una simile soluzione)
-         nuovo Regolamento Urbanistico (RU), il secondo del nuovo Piano Strutturale (PS), che inevitabilmente comporterà una variante allo stesso PS
-         abolizione della commissione edilizia comunale (resta quella paesaggistica, obbligatoria per legge)
-         riorganizzazione dell’ufficio urbanistica
-         aggiornamento del regolamento edilizio (con particolare attenzione alle agri-energie)
-         no deciso, come diciamo da oltre 3 anni e come avevamo già detto oltre 10 anni fa quando interessato era il Comune di San Gimignano, a progetti di estrazione di CO2
-         tavolo verde caratterizzato da: presenze qualificate degli operatori agricoli e maggiore funzione ex ante sulle scelte determinanti.
-         Aggiungo un tema (personale) che andrà definitivamente risolto e su cui siamo rimasti indietro: gli scarichi fuori fognatura in territorio aperto. Recupero del pregresso, condivisione a livello valdelsano di un solo ufficio competente, procedure, tempi di rilascio certi e controlli a campione. La qualità e la tutela del territorio,  a casa mia, passano anche da questa roba.

Su tutto questo abbiamo ribadito una scelta da cui non possiamo e non vogliamo tornare indietro: la qualità come criterio guida di ogni passaggio della filiera.

Noi infatti vogliamo sostenere, sia in modo diretto che attraverso azioni incentivanti come abbiamo fatto in questi anni, tutti quei progetti che vanno in questa direzione e che puntano ad accrescere il valore delle nostre produzioni.

Il Consorzio della Vernaccia, in tal senso, è il luogo fisico, ad esempio, di cosa si intenda per "fare qualità", confrontarsi sulla qualità (di sè e degli altri), investire in qualità (vedi il progetto sulla selezione clonale della Vernaccia).

Qui mi sono fermato, garantendo l’impegno su questi temi e ricordando le principali azioni el nostro programma.

Eccoli in sintesi e per farla breve ve li metto per titoli:


  1. IL PARADIGMA DELLA QUALITÀ: unico criterio in ogni passaggio della filiera.
  2. IL PAESAGGIO RURALE: UNA RESPONSABILITÀ DI TUTTI: salvaguardare la bellezza del territorio come elemento competitivo. 
  3. IL RUOLO STRATEGICO DELLA VERNACCIA E DEL CONSORZIO DELLA DENOMINAZIONE SAN GIMIGNANO: il vino di qualità come prodotto principale della nostra produzione agricola.
  4. UN NUOVO PROTAGONISMO PER GLI AGRITURISMI: Agriturismi docg: creare un’offerta garantita di qualità. 
  5. SOSTENERE E SVILUPPARE IL BIODISTRETTO: far crescere le produzioni biologiche. 
  6. INCENTIVARE LE PRODUZIONI A KM 0: gli ortolani son tornati di moda, evviva!
  7. OLIO E ZAFFERANO E ALTRI PRODOTTI: creare redditività per l’olio extravergine d’oliva.
  8. MENO BUROCRAZIA NEL SECONDO REGOLAMENTO URBANISTICO: semplificare si deve e stavolta tocca a noi.
Il PROGRAMMA COMPLETO lo trovate qui, in particolare a pag. 20.