martedì 22 marzo 2016

Referendum 17 aprile 2016



Il 17 aprile, naturalmente, andrò a votare. 
E siccome ho sempre preso parte, altrettanto naturalmente, non mi asterrò e voterò sì.
Tuttavia non lo farò per le motivazioni che sento prevalere in giro: cioè quella ideologica per cui da domattina possiamo fare a meno di gas e petrolio e quella, tutta politica, che vuol fare  lo sgambetto al “Governo di turno", tanto più se targato Renzi.

Detta in modo molto più laico e prosaico di tante (spesso confuse) argomentazioni che leggo in questi giorni, voterò sì solo perché preferivo la normativa precedente: cioè quella che legava le attività al rinnovo, via via, delle concessioni di estrazione, nel caso specifico soprattutto di gas e un po' meno di petrolio, invece di legarla alla durata di vita utile del giacimento, come oggi previsto dalla modifica al Testo Unico Ambientale prodotta dal decreto “Sblocca Italia”. Una normativa che non mi pare, per quello che mi è dato conoscere, che avesse destato particolari problemi di applicazione. Forse un atteggiamento 'conservativo' il mio questa volta e poco progressista ma, è così. Del resto non si sta parlando di interrompere nulla dopo domani di ciò che è ogg già autorizzato, ma tra qualche anno alla scadenza delle concessioni. Inoltre è stato giustamente ricordato il fatto che l'Italia abbia una dotazione comunque modesta di idrocarburi, con riserve di una certa entità nell'alto Adriatico per il gas naturale ed in Basilicata per il petrolio. Dotazioni naturalmente non in grado di rendere l'Italia meno dipendente dal petrolio e dal gas importati.

Non partecipo quindi al voto con l’illusione/convinzione che se vincerà il sì dal giorno dopo vivremo in un mondo tutto “rinnovabili” (per quello non basta un sì ad un referendum o un mi piace su facebook, ma comportamenti conseguenti tutti i giorni, assai più difficili), così come non mi sentirò orgoglioso di aver fermato nessuna nuova trivella (già oggi vietate tra l’altro entro le 12 miglia, mentre a pochi metri più in là si potrà continuare a farlo in quanto consentito).
Tutto questo dovrebbe già far riflettere sulla portata limitata del quesito referendario, frutto più di uno scontro istituzionale che di uno spontaneo movimento di massa. Così come dovremmo riflettere alla fine, e senza confondere i fabbisogni elettrici con quelli energetici complessivi del nostro Paese, anche sul fatto che i costi ed i benefici della scelta non sono così evidentemente sbilanciati né da una parte né dall’altra, ma piuttosto controversi.

Certo è che l’Italia ha urgente bisogno di definire quanto prima la sua Strategia energetica nazionale o Piano Energetico che dir si voglia, in coerenza con gli impegni volontari assunti alla recente Conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi e in ragione di un obbligo morale e politico di tutela della nostra casa comune (il 2015 è stato l’anno più caldo della storia da quando esistono le misurazioni, lo stesso dicasi per i mesi di gennaio e febbraio 2016; gli scienziati che lavorano al Global Greenhouse Gas Reference Network della Noaa - National Oceanic and Atmospheric Administration -, hanno sottolineato che il 2015 è stato il quarto anno consecutivo in cui la CO2 è cresciuta più di 2 ppm, vale a dire che i livelli di anidride carbonica stanno aumentando più velocemente di quanto hanno fatto in centinaia di migliaia di anni...). Criticavamo questa mancanza di strategia verso i governi berlusconi di allora, non possiamo certo stare zitti oggi, sorpattutto dopo la Conferenza di Parigi 2015.

Francamente penso che di questo dovremmo discutere, di questo dovrebbe discutere la politica tutta, confrontandosi, per non scrivere l'ennesima pagina delle occasioni sprecate: di come accelerare la transizione dalle fonti energetiche fossili a quelle rinnovabili, di come migliorare qualità, efficacia ed efficienza delle prestazioni energetiche, di come migliorare i sistemi di accumulo, di come accelerare la mobilità elettrica (mobilità e riscaldamento civile sono tra le prime cause di inquinamento: l’OMS ha recentemente dichiarato che 1 morte su 4 a livello mondiale è determinata da fattori di rischio ambientale, legati al luogo in cui si vive o si lavora). E lo strumento del referendum abrogativo, per quanto strumento prezioso di democrazia diretta intendiamoci, non è di sicuro quello più adatto per questioni di simile portata. Inutile caricarlo di significati che non può avere e di risultati che non può produrre.

Tanto più che per la prima volta nelle storia repubblicana, il referendum è stato promosso non da movimenti di masse e/o di coscienze, quanto dalla volontà di alcune Regioni (nemmeno tutte, ma quelle che bastano ai sensi dell’art. 75 della Costituzione) a seguito di un aspro confronto col Governo centrale. Divergenze recuperate in massima parte con l’ultima legge di stabilità, tranne che per il punto oggetto della consultazione.A me questa cosa colpisce molto.

Mi aspetterei, invece, che dal giorno dopo il referendum, indipendentemente dall’esito referendario, il sistema politico lavorasse a questa prospettiva, senza avere l’assillo di “mandare a casa Renzi” da una parte (il futuro del pianeta mi sembra un pochino più importante delle sorti di una persona) e, dall’altra, parlo anche del mio partito, di fare davvero della sostenibilità ambientale, del modello economia verde e circolare il nuovo comune denominatore delle scelte politiche del futuro, così prossimo da essere già in ritardo. 

Non partiamo da zero: i dati (fonte: Eurobserv’ER) ci dicono che nel 2014, ad asempio, le rinnovabili hanno prodotto il 15,9% dell’energia totale consumata nell’UE e che quindi l’obiettivo del 20% entro il 2020 è più vicino, mentre a livello di singole nazioni, tra le 9 che hanno già raggiunto i loro obiettivi al 2020, c’è anche la vituperatissima Italia. Si può fare di più? Si deve. E l’occasione a mio avviso è il così detto “Green Act”, più volte annunciato dal Governo ma ancora non definito. Fuori dai paroloni inglesi si stratta di definire, finalmente e nero su bianco, una strategia condivisa e di lungo termine per la de-carbonizzazione a cui vuole e deve concorrere il nostro Paese. Penso che su questo dovremmo insisitere e concentrare gli sforzi del 'sistema Paese'. Del resto è vero che l'Italia, sul fronte rinnovabili ed efficienza energetica, partita da fanalino di coda in Europa, ha recuperato terreno, ma è vero anche che negli ultimi 3-4 anni l'intero settore segnala un arretramento, anche con perdite di posti di lavoro costruiti negli anni precedenti grazie agli incentivi, gli investimenti e gli sgravi fiscali. Non decidere non è mai una buona strategia, tanto più ora e in questo campo.

TRE POST SCRIPTUM NON RICHIESTI:
1) ho trovato insopportabile le campagne sull’election day. Secondo me sbagliava Renzi quando non era premier a chiederlo, sbagliano oggi quelli che, politica e associazioni ambientaliste, hanno gridato allo scandalo. Io non ci vedo scandalo. E trovo corretto che i referendum  si svolgano in momenti separati dalle tornate elettorali. Proprio per dargli la giusta attenzione, il giusto risalto, il corretto approfondimento sganciati dalla contingenza politica del momento, dai secondi fini di "mandare a casa" o "regolare i conti" con questo e quello, se possibile. Del resto è vero anche che la legge non vieta l’unificazione in un sol giorno ma, personalmente, trovo opportuno che restino momenti separati. 
Si dimentica spesso, anche e soprattutto a sinistra a quanto vedo e leggo, che la democrazia, non le chiacchiere, ha un costo. 
2) per chiarezza, infine, ho trovato sbagliato l'invito all'astensione del mio partito,  amio avviso frutto della sovrapposizione tra le figure di premier e segretario. Invitare a non andare a votare è sempre sbagliato per me. Tuttavia, con tutti i nostri difetti, io stesso potrò votare come mi pare, resterò libero di acconsentire o di criticare, senza che nessuno mi butti o ci butti fuori dal partito per questo.
3) sto studiando la riforma costituzionale. Ebbene questa prevede una revisione degli strumenti della partecipazione diretta che, in prima istanza, reputo per nulla negativa: sono introdotti quorum diversi per il referendum abrogativo, a seconda del numero dei sottoscrittori della proposta abrogativa; si introduce l'obbligatorietà della discussione parlamentare delle leggi di iniziativa popolare, con tempi, forme e limiti della discussione e della deliberazione garantiti dai regolamenti parlamentari; inoltre, sono disciplinati condizioni ed effetti di referendum popolari propositivi e d'indirizzo, nonché di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali, insomma: degli esiti se ne dovrà tenere conto. Ma di questa storia ne parlermo un'altra volta.


mercoledì 9 marzo 2016

L'ospite inquietante, che vuol vedere "l'effetto che fa"




La vicenda dei due ragazzi romani che ammazzano, strafatti, un altro ragazzo per “vedere l’effetto che fa” mi ha lasciato senza parole. Una vicenda che definire agghiacciante è forse troppo poco.

Ho riletto almeno tre volte il racconto trapelato dai verbali dell'interrogatorio.
E tutte le volte duravo fatica a crede a quel che leggevo. Con quel senso di vomito che ti prende quando hai a che fare con cose disumane, ingiuste, violente.
Ho provato rabbia e disperazione, angoscia. Come si fa? Del resto, più o meno, è quasi la mia generazione.

Nel leggere di quel racconto da brividi, di alienazione e di nichilismo e di insana sperimentazione, oltre a provare tristezza e senso di sgomento, mi è venuto in mente un libro letto tempo fa, forse neppure così attentamente, di Umberto Galimberti: “L’ospite inquietante”.

Forse una spiegazione di quel che è successo, ammesso che mai ci sia una spiegazione per una violenza di questa natura, sta proprio nell’ 'ospite inquietante' che è dentro questi ragazzi. E che non pago di essere ospite, sente anche il bisogno di “vedere l’effetto che fa”. Quest’ospite è per l’appunto il nichilismo: cioè la negazione di ogni valore.

Galimberti spiega nel suo libro questa fenomeno con il fatto che viviamo nel mondo della tecnica. E come la tecnica non tenda a uno scopo, non produca senso e non sveli alcuna verità ma, in una parola, 'funzioni' e basta. Proprio a causa di questo nichilismo si annientano i concetti di identità, di libertà, di senso e quelli di natura, di etica, di politica, di religione, di storia di cui, dice Galimberti, si è nutrita l’età pre-tecnologica.

E le nuove generazioni son quelle che scontano più delle altre questa dimensione. Sono i giovani quelli contagiati da una sempre più profonda insicurezza, condannati a una deriva dell’esistere che coincide con il loro assistere allo scorrere della vita in terza persona. Da cui, conclude Galimberti,  derivano anche i ‟riti della crudeltà” o della violenza.

Io non lo so se questa può essere una spiegazione. Certo è un’analisi molto convincente. Come credo che ci sia pure dell’altro: l’ansia dell’apparire (anche questa derivato della tecnica?) ancor prima dell’essere: “Sei perché appari” non , viceversa, “appari perche sei”. Che, se ci pensiamo, è una differenza non da poco.

venerdì 26 febbraio 2016

Ecco le nostre scelte sul progetto del nuovo Villaggio Scolastico



Una scelta politica. Diciamoci la verità: il nuovo villaggio scolastico nel programma di legislatura scritto dal PD e da SEL, quello che ha ottenuto oltre il 70% dei consensi dei Sangimignanesi, non c’era. Perché, allora, un progetto così complesso di rifacimento ed ammodernamento delle scuole comunali? La risposta è perché sulle scuole non si scherza, così come non si scherza sulla sicurezza. Per noi sono una priorità. E lo sono da sempre, a San Gimignano, per le forze di sinistra e di centrosinistra che hanno governato la nostra città e che hanno investito nella formazione e nell’educazione scolastica: non solo per rispondere ad un obbligo di legge, ma nella consapevolezza che è dalla scuola, dai suoi insegnanti, dai suoi programmi e dalle sue strutture che si formano i cittadini di domani. E con la convinzione che accanto ad insegnanti capaci e preparati, a piani dell’offerta formativa completi servissero anche strutture adeguate, moderne, efficienti e soprattutto sicure. Fu così negli anni Settanta, lo è anche oggi.

Una scelta in continuità con l’attenzione di questi anni. A riprova di quanto appena detto ecco alcuni esempi di investimenti effettuati nella passata legislatura 2009-2014: A) ristrutturato/ammodernato l’Asilo Nido; B) realizzata la pista ed il campo d’atletica anche ad uso scolastico; C) realizzata la nuova Scuola Materna di Ulignano; D) ristrutturata la Scuola Elementare di Ulignano per l’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

Una scelta di responsabilità. E’ sulla base di questa premessa che il Comune di San Gimignano ha deciso di commissionare a dei professionisti specializzati uno studio che verificasse se i fabbricati scolastici fossero o meno coerenti con le nuove norme costruttive in materia di sicurezza dell'edilizia scolastica. Oggetto dello studio sono state le scuole realizzate negli anni '70 con la tipologia "a pannelli prefabbricati": la Scuola Media, la Scuola Materna e la Scuola Elementare di Ulignano. I risultati dell’indagine sono stati consegnati al Comune a fine estate 2014. Ecco perché l’intero progetto non era nel programma di legislatura. E soprattutto questi risultati hanno evidenziato un fatto inedito e preoccupante: le tre scuole, per la loro tipologia costruttiva e per la loro concezione strutturale, pur essendo state costruite a regola d'arte in base alla normativa vigente in quegli anni, oggi non rispondono ai requisiti realizzativi richiesti dall'attuale normativa.

I problemi si affrontano, non si scansano. E’ per questo che è nato il progetto delle nuove scuole. Perché non abbiamo voluto far finta di non vedere. A lasciarle così, beninteso, non sarebbe stato compiuto nessun reato. Ma abbiamo scelto, pur in condizioni di bilancio comunale molto rigide, di affrontare il problema che il Sindaco e la Giunta ha correttamente evidenziato, di non restare fermi e di trovare delle soluzioni per dare una prospettiva ai nostri edifici scolastici nella piena sicurezza e con la massima modernità.

Le soluzioni scelte. Le soluzioni non potevano essere che due: una manutenzione spinta degli edifici o il loro totale rifacimento. Perché la seconda ipotesi? Perché la Giunta comunale ha correttamente incaricato anche una altro soggetto, l’Università di Firenze, affinché analizzasse anch’essa quanto prodotto dai professionisti incaricati dal Comune, così da avere la massima garanzia del quadro emerso. Le analisi condotte e le prime valutazioni hanno fatto emergere la non economicità di un intervento di adeguamento. Questo il dettaglio: A) per la Scuola Media, l'unica costruita su vari piani, un intervento di adeguamento alle normative vigenti ed un miglioramento dell’efficienza energetica ed ambientale sarebbe risultato più oneroso rispetto ad un edificio totalmente nuovo con tali caratteristiche; B) per la Scuola Materna è risultata la convenienza di una nuova realizzazione in quanto i costi avrebbero eguagliato quelli della manutenzione necessaria; C) per la Scuola Elementare di Ulignano, invece, è risultato più conveniente l’intervento di manutenzione. Anche perché, come abbiamo appena visto, già nella passata legislatura il Comune era intervenuto su questa scuola con la messa a norma dell’impianto antincendio ed altre ristrutturazioni, quando l’Amministrazione è intervenuta con i lavori di costruzione della nuova Scuola Materna di Ulignano connessa a quella Elementare.

Interventi previsti su Materna, Media del capoluogo e su Elementare di Ulignano. E per quella di San Gimignano? Anche la Scuola Elementare di San Gimignano è stata oggetto di un’indagine approfondita dell’Università di Firenze. Da questa indagine è emerso che la scuola può essere utilizzata a condizione che nell’arco di alcuni anni siano effettuati alcuni lavori di miglioramento dell’edificio. Nell’estate 2015, intanto, sono stati fatti i primi lavori per ospitare nella scuola elementare del capoluogo, separando accessi e spazi didattici, anche gli alunni della Scuola Media che è stata dichiarata inagibile. Intanto sono già stati stanziati gli 80mila euro per il Progetto Preliminare della Scuola Elementare che dovrà essere redatto e che ci dirà, sulla base dell’indagine dell’Università di Firenze, quale sarà l’esatto costo degli interventi di adeguamento da fare.

Nuove scuole, gli interventi da realizzare: un progetto complesso e completo.  Alla fine di queste indagini il quadro è risultato chiaro ed abbiamo capito subito di essere di fronte ad un’opera eccezionale per le nostre forze, per il nostro bilancio e per la nostra macchina comunale. Servono, infatti: 1) una nuova Scuola Media; 2) una nuova Scuola Materna; 3) una nuova palestra al posto della vecchia palestra delle elementari.
A questi interventi andranno aggiunti, come detto, i lavori per la manutenzione della Scuola Elementare di Ulignano, per la manutenzione della Scuola Elementare di San Gimignano, i lavori per la sistemazione delle aree esterne alle scuole e quelli per gestire la fase transitoria (alcuni già realizzati per consentire, ad esempio, il trasloco dalle media alle elementari del capoluogo).
Tutti gli interventi hanno le seguenti caratteristiche: a) rispondenza alle più recenti normative in materia di sicurezza; b) attuazione delle migliori pratiche in materia di qualità ambientale e prestazioni energetiche; c) riqualificazione e riorganizzazione urbanistica delle aree interessate, soprattutto nel capoluogo; d) la creazione di un nuovo impianto sportivo costituito dalla nuova palestra che sarà costruita al posto di quella della elementari.

Un progetto grande e dunque costoso. Ecco il dettaglio. I costi del progetto non sono indifferenti per le casse di un Comune come il nostro. Ecco il dettaglio dei quadri economici:
A) la nuova Scuola Media: € 2.930.000, di cui 2 mln da Regione e Governo e 930mila dal Comune; B) la nuova Scuola Materna € 2.240.000 di cui 1.950.000 mln da Regione e Governo e 290mila dal Comune; C) la nuova palestra € 1.110.000 di cui 950mila da Regione e Governo e 160mila euro dal Comune, per un totale complessivo di € 6.280.000.
A questi costi si sommano 200mila euro per le sistemazioni degli spazi esterni, gli 800mila euro per la sistemazione della Scuola Elementare di Ulignano, i circa 300.000 euro per la gestione della fase transitoria, gli 80mila euro del Progetto Preliminare della Scuola Elementare. Quindi un grande progetto, dal costo complessivo di quasi 8 milioni di euro.

Da dove arrivano le risorse? Dei 6.280.000 milioni di euro di costo per i tre nuovi edifici, circa 4.900.000 milioni di euro sono venuti da un contributo della Regione Toscana a valere su risorse del Governo Renzi, che finanzia un piano triennale di interventi strutturali sugli edifici scolastici in tutta Italia. Il Comune ha partecipato al bando della Regione che è scaduto a fine marzo 2015 ed ha intercettato più risorse di tutti in provincia di Siena, vedendosi finanziati 3 progetti su 4. Il quarto è quello della Scuola Elementare di Ulignano che è però risultato ammissibile e in buona posizione, così che non appena la graduatoria scorrerà potrà anch’esso beneficiare dei finanziamenti. Un risultato per nulla scontato, di cui andare orgogliosi e che rende oggi tutta l’operazione sostenibile anche dal punto di vista finanziario, anche per un altro motivo. La Legge di Stabilità per il 2016 ha da un lato considerato questi contributi comunque fuori dai vincoli dei limiti di spesa imposti agli Enti Locali ed ha di fatto superato il vecchio funzionamento del Patto di Stabilità interno. Per cui, per farla breve, un Comune può spendere i soldi che ha. Sembra una banalità dirlo, ma non era così fino all’anno scorso. E San Gimignano ne era un esempio, purtroppo.

Gira questa storiella: “si rifanno le scuole perché sono arrivati i soldi””… Si tratta di una bufala che più bufala non si può. L’arrivo dei finanziamenti dalla Regione/Governo rendono certo il cammino più agevole. Ma da un punto di vista di scelte politiche le scuole si sarebbero fatte comunque. Come Consiglieri comunali, ad esempio, abbiamo fin da subito apprezzato la decisione della Giunta di affrontare il problema e di risolverlo. Tuttavia, mentre da un lato abbiamo fatto tutti i passi necessari e ci siamo assunti tutte le responsabilità del caso votando deliberazioni pesantissime in Consiglio Comunale, dall’altra, nelle more degli esiti del bando, abbiamo chiesto alla Giunta di lavorare anche ad un “piano b”: cioè ad uno scenario che contemplasse anche la possibilità di non ricevere nemmeno un euro o pochissime risorse esterne di finanziamento e di trovarci nelle condizioni di non reggere il peso degli investimenti necessari con il solo bilancio comunale. Ci sarebbe voluto più tempo, ancora più disagi probabilmente, con un eventuale “piano b”, ma l’obiettivo e la determinazione di risolvere il problema della sopravvenuta inadeguatezza delle nostre scuole lo avremmo affrontato comunque e senza tergiversare.

Tutti bravi! Ora che sono arrivate le risorse… Leggiamo e sentiamo qua e là che ora tutte le forze politiche si dichiarano d’accordo con il progetto, che tutti si prodigano nel voler dare informazioni di qualunque tipo, qualcuno vorrebbe sostituirsi alla Giunta Comunale, altri rivendicano a sé tutti i meriti e via discorrendo. Bene. A noi non fa altro che piacere che finalmente ci sia convergenza. Quello che però ci preme ricordare, per onestà intellettuale e rispetto verso il lavoro svolto dal Gruppo Consiliare del Centrosinistra per San Gimignano (di cui fino ad inizio del 2015 faceva parte anche SEL) è che quando il 28 novembre 2014 c’era da votare la variazione di bilancio per consentire al Comune di partecipare ai bandi della Regione per intercettare le risorse, i voti a favore sono venuti soltanto dal nostro gruppo. Mentre hanno votato contro i gruppi M5S e Lista Civica. Con quel voto abbiamo di fatto rivoluzionato il bilancio comunale nella parte degli investimenti, fermando tantissime opere pubbliche, dichiarandoci disponibili a vendere anche una buona parte del patrimonio disponibile del nostro Comune pur di partecipare a quel bando per fare le scuole. Un voto pesantissimo, che cambiava le priorità di spesa dell’Amministrazione, che impegnava patrimonio pubblico e che cadeva in una fase politico-amministrativa in cui il Patto di Stabilità era pienamente vigente e non c’era nessuna certezza che gli eventuali contributi che avremmo ricevuto sarebbero stati fuori dal conteggio del Patto, o che il Patto di Stabilità sarebbe poi stato superato (come di fatto è avvenuto solo dal gennaio 2016). E sempre per onestà intellettuale va ricordato anche quanto successo a giugno 2015. Cioè quando c’è stato bisogno di finanziarie, una volta avuta la certezza dei 4,9 milioni della Regione/Governo, la quota parte a carico del Comune per completare il finanziamento dei tre nuovi interventi, per un totale di 1,7 milioni di euro, così da poter bandire la gara di appalto, oltre all’ipotesi di intervento sulla Scuola Elementare di Ulignano. Ebbene, anche in questo caso, i voti a favore per questa operazione sono arrivati ancora una volta e solamente dal Gruppo Consiliare Centrosinistra per San Gimignano. Mentre si sono astenuti M5S e Lista Civica. Ora tutte le forze politiche si dicono favorevoli al progetto delle nuove scuole. Bene, ci fa piacere che finalmente sia così. Ma almeno si raccontino le cose per come sono andate. Quel nostro voto è stato importantissimo: perché il rischio era di non fare in tempo a bandire le gare di appalto e perdere così le risorse assegnate.

Una volta completato il finanziamento non si poteva partire subito con i lavori della nuova Scuola Materna? E’ stata una domanda legittima che molti hanno fatto. Iniziare subito i lavori della nuova materna senza doverla liberare per abbatterla per creare lo spazio per la nuova Scuola Media e la nuova palestra. Ma purtroppo come abbiamo sempre detto la struttura del bando regionale non ci consentiva differenziazioni tra progetto e progetto e obbligava l’Amministrazione ad impiegare le risorse immediatamente e tutte insieme. Aggiungere altre risorse dal solo bilancio comunale per anticipare i tempi, avrebbe voluto dire non rispettare il disegno del nuovo villaggio e aggravare ancora di più il bilancio comunale, oltre a spendere due volte.

Ecco perché è stata scelta Ulignano per i bambini della scuola materna del capoluogo. Una volta ottenuti i finanziamenti e appaltati i lavori in questi primi mesi del 2016, si è posto il tema di come svolgere il prossimo anno scolastico 2016-2017 senza la materna del capoluogo. Su questo punto come consiglieri abbiamo suggerito che l’opzione di non fare l’anno scolastico per la materna non era una opzione all’altezza del nostro Comune e della nostra storia. Il servizio andava garantito. Anche se, a termini di legge, la scuola materna non è scuola dell’obbligo ed il Comune non sarebbe stato sanzionabile di nulla. Tuttavia la scelta politica è stata molto chiara. Un minuto dopo abbiamo caldeggiato, seppure a fronte di qualche evidente disagio, la soluzione che i bambini trovassero ospitalità in una struttura nata e progettata con la funzione di scuola, anziché pensare a soluzioni temporanee di pre-fabbricati o di altre strutture che non sono nate per ospitare delle scuole. Questo perché nel primo caso i costi sarebbe stati alla fine quasi come quelli di un’altra scuola nuova (e chi l’avrebbe pagata non si sa…), nel secondo caso perché siamo convinti che un edificio progettato per le funzioni scolastiche, seppure con spazi più ristretti, sia comunque ed in ogni caso più idoneo ad ospitare le attività didattiche di ogni giorno. E’ quello che alla fine è accaduto.  

Deciso il “se” fare le nuove scuole, ora va gestito il “come”: con il maggior dialogo possibile e con la massima trasparenza. Con le scelte che abbiamo descritto ora il progetto è entrato nella fase realizzativa. E per quanto ci riguarda, come consiglieri comunali di maggioranza, abbiamo chiesto e concordato con la Giunta, che già si era attivata in tal senso, che questa fase sia ora gestita con la più ampia disponibilità al dialogo e la massima trasparenza possibile. Noi siamo consapevoli che la fase esecutiva creerà alcuni disagi alle famiglie che hanno i figli nelle scuole coinvolte dal progetto. Inutile nascondersi. Al tempo stesso siamo consapevoli che non una massiccia, costante e chiara informazione alle famiglie tutti questi problemi non solo possono essere affrontati ma, soprattutto, gestiti.
In proposito pensiamo che: a) sia positivo il lavoro già avviato dal Sindaco e della Giunta con i genitori e col neo costituito Comitato dei genitori; b) sia positiva la costituzione del Comitato dei genitori, perché contribuisce a semplificare i canali di informazione, contribuisce a dare certezza alle informazioni che circolano, evita inutili e fastidiose distorsioni delle informazioni stesse, rappresenta un soggetto ed un luogo per un confronto costruttivo nel merito dei problemi; c) che le informazioni ufficiali al Comitato, alle famiglie ed alla cittadinanza non possono che venire dall’organo esecutivo dell’Amministrazione, cioè dal Sindaco e dalla Giunta Comunale, che tutti i giorni hanno rapporti con le imprese, le direzioni lavori, la direzione scolastica e con la struttura tecnica del Comune che soprintende ai lavori.
Noi consiglieri comunali siamo naturalmente a disposizione dei Sangimignanesi per tutto il tipo di segnalazioni, suggerimenti, considerazioni del caso ma non potranno essere confusi i ruoli. A noi spetta un ruolo di indirizzo e lo abbiamo già esercitato, dicendo sì al bilancio e al progetto per fare il nuovo villaggio scolastico.

Intanto: che cosa ha comportato la chiusura della Scuola Media? L’ordinanza di chiusura della Scuola Media ha comportato alcune conseguenze: dolorose ma necessarie. Vediamole, nell’ordine: 1) la chiusura della cucina e quindi della mensa in gestione diretta con conseguente appalto esterno della fornitura di pasti (non sono cambiati i requisiti quali-quantitativi richiesti dal Comune) ; 2) lo spostamento a Colle Val d’Elsa dell’Istituto Enogastronomico. Scelta molto sofferta ma obbligata, anche perché la Provincia di Siena si è dichiarata indisponibile a costruire un nuovo fabbricato a San Gimignano, preferendo la soluzione già pronta nel plesso dei Licei a Colle; 3) l’accorpamento dentro la Scuola Elementare di tutte le classi della Scuola Media; 4) il trasferimento per l’anno scolastico 2016/2017 di tutti bambini della Scuola Materna presso la Scuola di Ulignano; 5) l’acquisto di un capannone industriale a Fugnano per la delocalizzazione del magazzino comunale; 6) la prossima chiusura degli spogliatoi del Palazzetto dello sport con la costruzione di nuovi spogliatoi e altri volumi esterni di tipo prefabbricato.

E dopo che saranno realizzati i 3 nuovi edifici? Andranno necessariamente fatti alcuni interventi. Eccoli: A) il completamento della sistemazione degli spazi esterni con l’appalto del progetto di costruzione del parcheggio e della nuova viabilità (circa 200.000 euro); B) la sistemazione antisismica ed efficientamento energetico, oltre ad una ristrutturazione globale, della Scuola Elementare di Ulignano (800.000 euro); C) la realizzazione del Progetto per gli interventi da fare nella Scuola Elementare del Capoluogo (come abbiamo visto è stato finanziata la progettazione preliminare per 80.000 euro).

Una opportunità di riqualificazione urbanistica, non solo un nuovo villaggio scolastico. E’ quello che pensiamo sia, e abbiamo voluto che fosse assieme alla Giunta comunale, questo progetto: non solo un’operazione per le nuove scuole ma un’operazione urbanistica. Infatti l’abbattimento dell’attuale Scuola Materna e dell’attuale Palestra delle Elementari, la costruzione della nuova Scuola Media e della nuova Palestra e la costruzione della nuova Scuola Materna accanto all’attuale Asilo Nido, configurano la creazione di due nuovi poli, collegati dalle infrastrutture sportive del campo d’atletica e dell’attuale palazzetto dello sport. Ma tutte queste azioni sono anche l’occasione per sistemare e migliorare l’attuale viabilità e sosta di fronte e nelle vicinanze di questi due nuovi poli, con interventi per la circolazione veicolare, la sicurezza stradale, la gestione/separazione dei flussi di traffico e una nuova dotazione di parcheggi. Se poi i lavori della circonvallazione riprendessero presto (come speriamo), la realizzazione di questa fondamentale opera consentirebbe di attuare pienamente le previsioni del Piano Strutturale. Piano che già oggi prevede una viabilità che, costeggiando l’attuale campo di calcio di Belvedere per intenderci, si riconnette con il tracciato della circonvallazione. Questo consentirà di gestire meglio il traffico, di evitare imbottigliamenti e istituire sensi unici per fluidificare la circolazione.

Una operazione urbanistica ed un’idea per il dopo scuole medie. Nel mentre abbiamo affrontato l’emergenza della chiusura della Scuola Media, una volta trovate le soluzioni per la collocazione delle classi in altri edifici, abbiamo iniziato anche a ragionare su cosa vogliamo farne di questo edificio non più utilizzabile. La nostra volontà politica è chiara fin da adesso: non vogliamo che resti una “cattedrale nel deserto”. Abbiamo delle idee. Così come le abbiamo avute per la ricollocazione del cantiere comunale che da lì se ne andrà. Abbiamo infatti condiviso la proposta della Giunta e datole mandato di partecipare ad un’asta fallimentare per l’acquisto di un fabbricato in località Fugnano. Vediamo quali saranno gli esiti. Ma se saranno positivi questi consentiranno all’Amministrazione di collocare in un’unica sede tutti i vari magazzini comunali sparsi qua e là nel nostro territorio e avremo un luogo dove poter ricollocare anche alcuni servizi pubblici vicini alla circonvallazione (come, ad esempio, la Polizia Municipale o l’Urp) rivedendo così anche altre previsioni urbanistiche che ipotizzavano questi servizi in località Santa Chiara, quindi con la stessa funzionalità ma con minore consumo di suolo.
Per il futuro della Scuola Media (che andrà demolita) pensiamo anche di cogliere l’occasione della revisione degli strumenti urbanistici prevista dalla legge e che affronteremo già nei prossimi mesi (in particolare la redazione del POC – Piano Operativo Comunale, quello che si chiamava prima RU – Regolamento Urbanistico e l’adeguamento alle normative sopraggiunte del PS – Piano Strutturale). Ebbene, noi pensiamo che sia necessario fin da subito prevedere la destinazione futura del fabbricato. E pensiamo che queste possano essere due: o il mantenimento di una destinazione formativa (se ad esempio, ulteriori indagini sulle nostre scuole richiedessero ancora nuovi spazi, cosa che oggi non possiamo sapere), oppure una destinazione ad usi civici, in coerenza con quanto scritto nel nostro programma di legislatura. San Gimignano ha un tessuto ricchissimo di associazionismo, di impegno civico che noi pensiamo meriti una sua casa. Una “Casa per il nostro senso civico”, dove le nostre associazioni possano trovare una sede e spazi funzionali alle attività sociali, culturali, ricreative, con spazi idonei ed attrezzati, sale polivalenti. Insomma, un luogo per tutti i Sangimignanesi.


Febbraio 2016 - A cura del Gruppo Consiliare Centrosinistra per San Gimignano -

Unioni civili: perdiamo tutti, avanzano solo i diritti

Avrei votato senza problemi il ddl Cirinnà, frutto già di una buona mediazione. Alla fine di tutto, però, quello che mi interessa di più è che seppure dopo cronico ritardo e stucchevoli tatticismi, finalmente la legge che istituisce per la prima volta in Italia “l’unione civile tra persone dello stesso sesso” ci sarà. E ci sarà come “specifica formazione sociale” sulla base dell’art. 2 della Costituzione. Insomma: si allarga il campo dei diritti, fino ad oggi colpevolmente rinchiuso nel nostro Paese.

Non mi iscrivo né al partito dell’esaltazione della vittoria, né a quello del piagnisteo continuo che non va bene nulla. Penso che la legge passata al Senato sia la migliore possibile alle condizioni date nel Senato della Repubblica italiano oggi, nell’anno del Signore (è il caso di dirlo…) 2016.

Avrei voluto tutto e di più, il meglio e il bene, lo avrei voluto ben prima e non oggi, e in tal senso ho e abbiamo presentato negli anni scorsi assieme ai colleghi di Sel anche atti politici nel nostro piccolo Consiglio Comunale rivolti al Parlamento perchè intervenisse, di comunque colore esso fosse stato, prima di averne viste di tutti i colori in questi giorni.
Ma se è vero che per me che la politica si nutre di valori e di ideali (smetterei quando non ne trovassi più), ho ben imparato, frequentandola da molto vicino, come essa sia davvero l’arte del possibile. E come spesso il meglio sia nemico del bene.

Credo che dopo quello che si è visto al Senato perdano un po’ tutti gli attori in campo, senza scampo per nessuno. Compreso il mio partito.
Avanzano solo i diritti, almeno e per quanto in ritardo. Meno male.
Perché mi pare che si dimentichi che a breve, dopo il passaggio alla Camera, avremo finalmente l’estensione alle coppie omosessuali di tutti i diritti del matrimonio civile, dalla residenza comune alla reversibilità della pensione, dal diritto di subentrare al contratto di affitto alla possibilità di decidere la comunione dei beni, dalla decisioni da prendere in materia sanitaria all’accesso a congedi matrimoniali, assegni familiari e graduatorie pubbliche. E via così per le convivenze di fatto.
Prima non c’era nulla di tutto questo, tra breve ci sarà. Ho l'amaro in bocca per come ci siamo arrivati.

Certo è che il Parlamento, il Senato in particolare, aveva la possibilità di riappropriarsi di un ruolo e di una centralità, su di un tema che è vero che interessi una piccolissima percentuale della popolazione, così come è altrettanto vero che rappresenti una cartina di tornasole del grado di civiltà e di libertà di un Paese. In questo caso il nostro. Così non è stato. E la responsabilità di questo giro di giostra è principalmente del PD e del M5S. Se la cavano più o meno gli intramontabili democristiani, di opposizione e di governo: ma tanto si sa, loro se la cavano sempre.

Al PD rivendico due responsabilità. Una positiva: quella di aver posto comunque il tema al centro del dibattito, non scansandolo ma affrontandolo, quando invece una tattica molto spicciola suggeriva di tenersi molto più alla larga da questa tematica. Una negativa: ha sbagliato i conti, ha gestito male la costruzione del consenso sul ddl. Non ho capito poi la gestione del gruppo di Zanda, né il suo rapporto con Grasso: ma non si parlano? (curioso poi come Grasso sia passato per i 5S da unico magistrato amico di Berlusca a paladino della democrazia...). I 5S invece avevano per l’ennesima volta la possibilità di determinare qualcosa in questo Paese, ma hanno deciso di portare via il pallone anche stavolta. La democrazia sarà anche salva, ma loro continuano a non essere determinanti in nulla. E’ la differenza che corre tra fare testimonianza e governare le cose.

Resta comunque un senso di frustrazione e di amaro in bocca, per tutto quello che mille volte in Italia potrebbe essere e poi non è. Siamo un Paese che non conosce mezze misure: o vince la palude dell’immobilismo o per fare le cose abbiamo bisogno dello strappo, della forzatura, della prova di forza (ho trovato odiosa la fiducia su di un tema di questa natura, anche se l’ho compresa per come si sono messe le cose. L'unico contento sarà stato l'osceno Diba, che l'ha invocava strumentalmente apposta). Siamo questi ed il Parlamento ne è lo specchio fedelissimo. Purtroppo.

Considerazioni finali e telegrafiche.
Alfano è tristissimo e imbarazzante. Confonde il diritto canonico con la natura... Considera una vittoria da conservatori togliere la fedeltà per legge (io la penso come Vattimo: attiene alla sfera etica, non giuridica e per quanto mi riguarda la toglierei anche dal matrimonio civile in quanto retaggio, sono d’accordo con la Cirinnà, di un’Italia bigotta e oscurantista che su questo elemento basava il delitto d’onore).
L’unico innaturale rischia di essere lui.

Bene che il Parlamento, dopo questa mesta vicenda, discuta quanto prima una legge organica sulle adozioni, che riaffronti anche il tema dell’adozione del figliastro (così ci capisce anche Scilipoti). C’è una possibilità di giocare un ”secondo tempo” e di riabilitarsi parzialmente ai nostri occhi di cittadini. E sono ancora una volta d’accordo con la Cirinnà: si vedrà così chi bleffava e e chi faceva sul serio. Perché alla fine della fiera ci sono sempre le vite delle persone che si aspettano risposte e qualche certezza in più. Un’occasione per non lasciare che di queste vicende si occupino solo i tribunali in questo Paese, perché la politica non sa o non vuole decidere.

Non vedo l’ora di essere al 2018 per votare per un nuovo Parlamento. E a tutti gli schizzignosi dico, vista la situazione, ben venga l’Italicum, con tutti i suoi limiti di cui ho scritto mille volte. Che ci sia una maggioranza chiara, che governi dal “giorno dopo”, che se ne assuma la responsabilità senza portare via il pallone, che ne risponda alla fine del mandato davanti agli elettori. Una roba come quella del 2013 porta ai governi di larghe intese e a questi troiai.

Ribadisco quanto ho scritto più volte: il PD è e resti un partito di centrosinistra. No al partito della nazione, negazione ed esatto opposto della  vocazione maggioritaria di avere un progetto per governare l’Italia. Renzi ha ribadito che è un fantasma e che non insegue i fantasmi. Bene. Verdini si balocchi quanto gli pare, voti cosa gli pare, ma resta un'altra roba.

mercoledì 27 gennaio 2016

L'occidente, la tolleranza ed il laicismo

Montanari ci invita a riflettere su di un tema delicato e complesso al tempo stesso.
E si rivolge ai valori laici, tra cui quello della tolleranza.
E sulla base di questo considera tutto sommato un gesto di tolleranza la copertura delle statue capitoline in occasione della visita del presidente iraniano.
Poi però si interroga su fino a che punto debba spingersi questa tolleranza.
Ed è qui che si arriva secondo me, tramite gli esempi che fa, all’estremo e al laicismo.
Per me è stato semplicemente stupido questo gesto. 
E si applicasse la logica che mi sembra sottenda al suo ragionamento allora dovremo arrivare all’estremo di censurare la nostra identità, le radici stesse della nostra cultura che quelle statue, molte delle quali repliche di originali ellenistici, rappresentano. 
Proprio quell’ellenismo che, aprendosi e contaminandosi con l’oriente, con l’Asia e con l’Africa, contribuì ad un formidabile e sostanziale progresso della cultura, dell'economia, della società e delle istituzioni politiche greche. 
Di cui l’occidente di oggi è figlio.

martedì 10 novembre 2015

Serve il PD non il partito della nazione



In questi giorni se ne sentono di tutte i colori sul PD. Alcune cose con fondatezza, altre emerite bischerate. C’è un punto di fondo, però, che al di fuori della contingenza politica deve essere chiarito e poi riaffermato con forza: cosa vogliamo che sia il PD? Il processo è, a mio modesto parere, ancora incompiuto. E occorre aprire una discussione franca, mai fatta né con Bersani, né adesso con Renzi, mentre vedo che intende aprirla il PD toscano, su cosa deve essere il PD.

Chiarire una volta per tutte se il PD vuol essere come l'isola che non c'è o il luogo della partecipazione e della rappresentanza delle domande sociali, della promozione dei valori e della formazione (prima) e della selezione (poi) della classe politica. E da quale angolatura vuole farlo, da sinistra, e per quale prospettiva intende farlo, quella di centrosinistra. Insomma: un partito, come scritto nel nome, e non un suo lontano parente.

Personalmente lavoro per la seconda ipotesi e per non far prevalere il democristianume di ritorno ed anche chi ci vorrebbe rinchiudere nei recinti, tornando a rassicuranti micro partiti, per quanto auto-definitisi di sinistra. E sarebbe anche l'ora che dai 'mitici' territori si alzasse una voce in tal senso. Un 'temino' che ho provato a sollevare anche alla scorsa assemblea provinciale, naturalmente da riprendere in mano, dato che l’attenzione era rivolta ad altro… Anche per questo non me ne vado e non ho nessuna intenzione di lasciare il campo a questa prospettiva. Nè tantomeno il partito che ho fondato per creare finalmente quella sinistra di governo mai avuta in Italia. Libero di criticare, di condividere e di dissentire, ma fermo su questa impostazione e questa prospettiva. Non ho bisogno di cercare altro o militare altrove per sentirmi di sinistra. Vengo da quella storia lì. In quella mi sono formato. Ho sempre diffidato invece di chi dà patenti di sinistra, autodefinendosi tale o attribuendola o togliendola ad altri. Anche per questo non condivido, lo dico subito, anche se le comprendo, le uscite dal PD. Il Pd non finiva con Bersani e non finirà con Renzi. Al tempo stesso riconosco che il Segretario, che per definizione ha il compito di trovare sintesi e ricercare unità, sia per nulla avvezzo a questo compito. Ma lo stesso Renzi, con la sua faccia un po’ di bronzo, ha dimostrato che si può perdere una volta e avere il consenso necessario la volta dopo. L’importante è che la casa comune (il termine ‘ditta’ per un partito mi ha sempre fatto schifo) abbia fondamenta solide e un’architettura ben definita. E qui viene il bello.

Su quest’ultimo punto il lavoro da fare è ancora tantissimo. In questo ragionamento allora, che ci vuole essere e definirci partito, per me, va detto subito con forza che non vogliamo e non possiamo essere il partito della nazione! E’ l’ora di finirla con questa storia. Sarebbe la negazione del PD pensato al Lingotto.
Se così è, io credo che sia necessario riaffermare alcuni principi e alcune cose, queste sì fondative del nostro partito. Perché va bene il governo locale, il governo regionale e nazionale, ma questo non può e non deve significare un appiattimento alla pragmaticità e alla politica quotidiana, rinunciando a definire un profilo culturale, sociale, organizzativo del partito. Alrrimenti non saremo utili alla società che vogliamo costruire.

Dunque: cosa deve essere il PD?
Per chi come noi è stato protagonista della nascita del Partito Democratico, a San Gimignano come in Toscana, non si può non partire da qui. E dal chiarire cosa vogliamo “essere da grandi”. Crediamo che debba essere ribadito con forza che non vogliamo essere un movimento, un comitato elettorale, ma un grande partito, fatto di uomini e di donne, giovani, militanti, iscritti e simpatizzanti, che si organizza con strutture il più possibile aperte alla società, in grado di coinvolgere professionalità, competenze, impegni e merito. Insomma, come scrivemmo anche nella “Carta di San Gimignano per il PD”nell’ormai lontano 2007, un partito vero, radicato, diffuso sul territorio e federato, con regole di adesione rigorose, un codeice ettico da rispettare (se lo ricordano ancora a Roma? Noi si!), in grado di utilizzare le nuove opportunità offerte dal web e della tencolgia (per coinvolgere gli iscritti), in grado di autofinanziarsi in modo trasparente. Un partito non in mezzo al nulla ma parte integrante del socialismo europeo.

Per andare dove?
Il PD non può andare nella direzione di un soggetto che, piano piano, inglobando da una parte ed escludendo dall’altra, si sostituisce al centro mettendo ai margini la storia del miglior riformismo socialista-comunista e cattolico-democratico. Non serve un partito di centro, semmai un partito che parli anche al centro (la vocazione maggioritaria era anche questo). Non serve aggregare parti del centrodestra, con la scusa del governo delle larghe intese, mettendo all’angolo la storia della sinistra italiana e  rinunciando a quello che fu il PD disegnato al Lingotto: cioè quel soggetto politico che aggrega, organizza ed unisce le forze progressiste nel nostro Paese. Del resto questa era l’idea originaria dell’Ulivo: non solo una forza parlamentare (dagli esiti peraltro infelici come abbiamo poi visto…) ma la necessità di mettere insieme in un unico e grande partito il meglio delle forze riformiste e progressiste presenti in Italia (E qui l’elenco si fa lungo: il riformismo della sinistra, il pensiero cattolico democratico, il progressismo laico, l’ambientalismo moderno, il socialismo).

Per fare cosa?
Per innovare la politica (il PD ha già contribuito più di altri alla semplificazione del sistema dei partiti, per questo, anche qui pur comprendendo, non condivido il proliferare in questi giorni di nuove micro-formazioni alla sinistra del Pd) e per un rapporto nuovo con i cittadini (ma se non prendiamo a cuore la selezione della nostra classe dirigente in alcuni passaggi fondamentali - grandi città, regionali - questo rapporto si comprometterà per l'insipienza di pochi bischeri). Un partito che torni ad unire ed includere. Per essere protagonista non solo della riforma del sistema politico italiano ma anche di quello istituzionale, definendo davvero una  nuova stagione della democrazia italiana e contribuendo attivamente alla modernizzazione dell’Italia, a tutti i livelli. E senza dubbio il Governo Renzi e lo stesso Renzi Segretario ci pongono di fronte a questo compito, che ci piaccia o meno. Ciò che secondo me ancora manca è un livello di condivisione, di confronto, di creazione di consenso, anche dal basso, attorno al processo riformatore in corso che, unito ad una certa rozzezza nel trattare con gli altri corpi intermedi, spesso lascia disorientato il nostro popolo. Da questo punto di vista la distinzione tra la figura del Premier e quella del Segretario può riuscire in parte a recuperare questo divario, oltre a rendere, forse, più autonomo il partito dal Governo, le sue logiche, le sue tempistiche. Fin dalla costituzione del PD questo aspetto mi ha poco convinto (il Pd toscano ha su questo punto un’idea diametralmente opposta. Sarebbe bene che su questo punto fossero gli iscritti a pronunciarsi, come su altre questioni di fondo).
Soprattutto serve un PD che prenda atto che questa austerità ha fallito così come la finanza che si sostituisce al lavoro, e che per questo torni alla centralità del lavoro e degli investimenti pubblici, dell’economia reale e, dico con forza, ambientalmente sostenibile, rispetto al governo della finanza mondiale; un PD che si concentri sulla progettazione di nuovi modelli di sviluppo basati sulla piena coscienza della questione energetico-ambientale; un PD che faccia sentire la propria voce in Europa tramite il PSE (e nel PSE siamo la principale forza dall’anno scorso) anche sulla crisi che il processo di unificazione europea sta vivendo e che pone una questione democratica decisiva per il futuro della UE. Oltre a determinare risposte incerte e divergenti sul piano delle politiche dell’immigrazione e della sicurezza stessa dell’Europa.

Per me è difficile dire e sentire l’attuale Governo davvero come il “nostro” Governo. Quello che è l’obiettivo “numero 1” del PD è ancora lontano da venire: trionfare nelle urne, con un popolo, un leader e soprattutto un disegno per l’Italia e per l’Europa aprendo cicli progressisti come invece altrove sono già riusciti a fare: Inghilterra (Blair), Germania (Schroeder), Spagna (Zapatero) e negli Stati Uniti (Obama). Oppure, davvero, siamo in campo per fare della Sinistra soltanto una deontologia civica di onestà, rispetto dell’ambiente, del pagare le tasse e/o gestire bene un servizio comunale?

venerdì 25 settembre 2015

Diamo a Cesare quel che è di Cesare!

Oggi è nato Cesare e, tra tutti i viaggi, sarà quello più bello e complicato, mentre tra tutte le eperienze so già che, probabilmente, sarà quella che mi e ci metterà più a nudo.
Perchè credo che un figlio sia anche questo per un genitore, oltre che una emozione davvero indescrivibile.
 Mamma Elisa è stata bravissima, forte, sorprendente come tutte le volte.
Benvenuto Cesare, avanti insieme!